
Dall’AEK al fronte antifascista: la storia di un atleta diventato simbolo di dignità e lotta

Una targa commemorativa in onore di Spýros Kontoulīs all’esterno del nuovo stadio dell’AEK, offre l’occasione per ricordare una figura leggendaria della storia giallonera.
Kontoulīs fu un esempio di correttezza, impegno e valore umano dentro e fuori dal campo. Il suo nome è indissolubilmente legato alla grande AEK della fine degli anni Trenta, una squadra dominante nel calcio greco la cui parabola venne brutalmente interrotta dalla guerra italo-greca. Pagò con la vita la scelta di schierarsi in prima linea nella Resistenza, militando nelle file dell’EAM, il Fronte di liberazione nazionale.
Nato nel 1915 a Vourla, in Asia Minore, dopo la disfatta greca del 1922 si rifugiò con la famiglia nei quartieri popolari di Nikaia, al Pireo. Come migliaia di profughi, visse condizioni durissime: povertà estrema, malattie, sfruttamento e discriminazione, marchiati come “semi turchi” da uno Stato incapace di accoglierli.
Da quella rabbia e da quel dolore nacque anche lo sport come riscatto. L’AEK, fondata dai profughi, incarnava memoria, identità e speranza. Kontoulīs ne divenne una delle espressioni più pure.
Cresciuto calcisticamente nell’Ámyna Pireo, nel 1935, a soli vent’anni, approdò all’AEK. Fu protagonista dei grandi successi del club: campionati nel 1939 e 1940 e Coppa di Grecia nel 1939. Allenata da Kostas Negrepontis, quella squadra era composta quasi interamente da giocatori di origine microasiatica e rappresentava un unicum sportivo e culturale.

Centrocampista elegante e combattivo, Kontoulīs univa tecnica raffinata, forza fisica, capacità nell’uno contro uno e un tiro potente. Era uno dei pilastri di una formazione leggendaria.
Con lo scoppio della guerra, il calcio passò in secondo piano. Il 28 ottobre 1940 Kontoulīs partì volontario per il fronte albanese, dove combatté con coraggio e riportò una grave ferita a una gamba.
Durante l’occupazione nazifascista della Grecia, segnata da fame, terrore e repressione, scelse di non restare a guardare. Entrò nell’EAM, partecipando attivamente alla lotta armata contro gli occupanti.
Arrestato il 24 aprile 1944 mentre si recava a Nikaia per visitare la madre, fu internato nel campo di Chaidari. Assistette alla partenza dei 200 comunisti fucilati a Kaisarianì il Primo Maggio, consapevole che il suo destino sarebbe stato lo stesso.
Il 12 giugno 1944, nel tentativo di fuggire dal camion che lo trasportava verso il luogo dell’esecuzione, venne ucciso a colpi d’arma da fuoco alle spalle.
Spýros Kontoulīs non fu soltanto un grande calciatore dell’AEK: fu un uomo che incarnò fino in fondo i valori del club e della sua storia. La sua vita resta un esempio di coraggio, coerenza e umanità, ben oltre le quattro linee di un campo da gioco.
Mario Bocchio
