L’ultimo giro di soldi
Feb 4, 2026


Il campionato polacco del 1982, una valigia di złoty e il rigore che consegnò lo scudetto al Widzew

Quando Jan Tomaszewski parlava di corruzione come malattia cronica del calcio polacco, non si riferiva a un vizio astratto. Pensava a episodi concreti, a stagioni finite nel sospetto e a partite in cui il risultato non era mai soltanto una questione di campo. Il finale del campionato 1981-’82 ne è forse l’esempio più emblematico.

Alla vigilia dell’ultima giornata, il titolo era affare privato tra Śląsk Wrocław e Widzew Łódź. Gli slesiani erano davanti di un punto, ma con una certezza scomoda: in caso di arrivo a pari merito, sarebbero stati gli scontri diretti a premiare il Widzew. Tradotto: lo Śląsk doveva vincere. E doveva farlo in casa, contro il Wisła Cracovia. Una partita apparentemente semplice, che semplice non lo era affatto.

La tensione esplose dopo una sconfitta inattesa nel turno precedente. Alcuni dirigenti dello Śląsk decisero che affidarsi al caso era troppo rischioso. Quattro giocatori vennero incaricati di raccogliere il denaro necessario per “convincere” il Wisła. A guidarli c’era Tadeusz Pawłowski, leader tecnico e simbolo della squadra.

Tadeusz Pawłowski nello Śląsk Wrocław contro il Liverpool
Zdzisław Kapka

La cifra richiesta era di 500.000 złoty. Ne furono trovati 400.000, sufficienti per avviare la trattativa. Il resto sarebbe arrivato più tardi. Pawłowski e Zdzisław Kapka, centrocampista del Wisła e amico di vecchia data, discussero l’accordo nei dettagli, fino a prevedere ogni eventualità, rigore compreso. L’intesa fu suggellata con una stretta di mano.

Poche ore prima del calcio d’inizio, anche gli ultimi 100.000 złoty cambiarono proprietario, lontano dagli sguardi, in uno stadio che già odorava di sospetti. Lo Śląsk si sentiva al sicuro. Non sapeva che il Widzew aveva giocato la sua carta migliore: offrire di più. Molto di più. Il Wisła incassò anche da Łódź, trasformandosi da comparsa annunciata a protagonista inatteso.

Al 51’, il segnale fu chiarissimo. Cross di Andrzej Iwan e gol del Wisła. In quel momento, a Wrocław, divenne evidente che l’accordo non valeva più nulla. Forte del vantaggio, lo stesso Iwan provò persino a riaprire il tavolo: un milione di złoty per restituire lo scudetto allo Śląsk. Ma non c’era più margine. Né soldi, né tempo.

Lo Śląsk attaccò con furia, sbattendo contro un Adamczyk in giornata perfetta. Fino all’83’, quando l’arbitro Alojzy Jarguz assegnò un rigore generoso, giustificandolo con la necessità di “non falsare il risultato”. Un dettaglio non secondario: la sera prima era stato visto a cena con il vicepresidente del club di casa.

L’arbitro Alojzy Jarguz

Il paradosso fu totale. A protestare non furono i giocatori del Wisła, ma alcuni uomini dello Śląsk, come se quel rigore stesse rompendo un equilibrio già deciso altrove. Ryszard Tarasiewicz, sostituito senza spiegazioni nel finale, parlò anni dopo di una squadra spaccata, di volontà divergenti, di qualcuno che non voleva davvero vincere.

Andrzej Iwan

Sul dischetto andò Pawłowski. Il tiro fu debole, centrale, respinto senza difficoltà. Quell’errore consegnò lo scudetto al Widzew Łódź, che nel frattempo aveva soltanto pareggiato, ma quanto bastava grazie ai confronti diretti.

Ryszard Tarasiewicz

Da quel giorno, Pawłowski divenne il volto della sconfitta. Accuse, isolamento, un trasferimento all’estero sfumato, una famiglia travolta dal clima di sospetto. Ammetterà in seguito il tentativo di corruzione, ma negherà sempre di aver sbagliato apposta. Dirà di essere stato tradito. Kapka, invece, respingerà ogni accusa: nel calcio, sosterrà, non aiutare l’avversario non è un reato.

Forse la verità non è mai stata una sola. Resta però una certezza amara, riassunta dallo stesso Pawłowski anni dopo: “Abbiamo giocato pulito per un’intera stagione. L’unica volta che abbiamo provato a imbrogliare, abbiamo perso.”

A volte, il calcio non punisce l’errore tecnico. Punisce l’intenzione.

Mario Bocchio

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