Piero Cucchi, l’uomo delle promozioni silenziose
Gen 22, 2026


Da centrocampista affidabile a tecnico delle squadre di provincia, ha costruito risultati concreti e storie destinate a durare, lasciando un segno profondo nel calcio italiano lontano dai riflettori


Piero Cucchi non ha mai avuto bisogno di slogan per spiegare il suo calcio. Le sue squadre parlavano con i risultati, con l’ordine tattico e con una solidità che nel tempo è diventata la sua firma. È morto a 86 anni a Tortona, la città dove aveva scelto di vivere dopo una carriera attraversata da nord a sud, sempre dentro il cuore del calcio italiano meno celebrato ma più resistente.

Da calciatore aveva imparato presto che il centrocampo non è il luogo degli effetti speciali, ma quello dell’equilibrio. Nato nel 1939 a Boffalora sopra Ticino e cresciuto nel vivaio del Torino, Cucchi si afferma come mediano di ritmo e intelligenza, uno che sa leggere la partita e tenere insieme i reparti. A Varese vive il primo momento che lo consegna alla storia: il 7 giugno 1964 segna contro il Cosenza il gol che vale ai biancorossi la prima promozione in Serie A. Non un episodio isolato, ma il segno di una carriera costruita sulla capacità di incidere nei momenti chiave.

Pierino Cucchi giocatore del Varese (a sinistra) e nella Lazio

Nel 1967 approda alla Lazio, allora impegnata nella risalita dalla Serie B. In due stagioni contribuisce in modo concreto al ritorno dei biancocelesti in Serie A, trovando spazio con continuità e mettendo a referto anche una rete nel campionato della promozione 1968-’69. È una tappa che rafforza la sua reputazione di centrocampista affidabile, capace di adattarsi ai contesti più diversi.

La svolta emotiva e sportiva arriva però a Terni. Dal 1969 al 1972 Cucchi diventa uno dei perni della Ternana che scrive una delle pagine più sorprendenti del calcio italiano, portando una squadra di provincia fino alla Serie A. Nella stagione 1971-’72 gioca 30 partite e segna 8 gol, contribuendo in maniera decisiva a un’impresa che resta irripetibile. Arezzo e Savona saranno le ultime fermate prima del ritiro, con un bilancio complessivo che supera le 400 presenze tra Serie A, B e C e quasi 40 reti, numeri che raccontano una carriera solida e mai banale.

Cucchi nella Ternana



Terminata l’attività da calciatore, Cucchi porta in panchina la stessa idea di calcio: pochi fronzoli, molta sostanza. Il suo nome comincia a circolare soprattutto negli ambienti della Serie C, dove diventa sinonimo di affidabilità. Non promette rivoluzioni, ma costruisce squadre organizzate, difficili da battere, capaci di reggere la pressione dei campionati più duri.

Il Derthona è una delle prime tappe significative: nella stagione 1977-’78 arriva la promozione in C2, in coincidenza con la riforma che ridisegna la Serie C. A Giarre il percorso è ancora più articolato, con una crescita graduale che porta alla promozione in C1 nel 1987-’88. Sull’isola d’Ischia, nel 1990-’91, firma un’altra salita di categoria, confermando la sua capacità di adattarsi a contesti complessi e a rose costruite con risorse limitate.

Cucchi (in piedi, primo da sinistra) nell’Arezzo del 1972-’73



Nel 1992-’93 guida la Juve Stabia dalla C2 alla C1, dando continuità a un progetto tecnico che trova nel suo metodo il punto di equilibrio. Ma il risultato più ricordato resta quello di Catania: stagione 1998-’99, primo posto nel girone di C2 e ritorno in C1 dopo sei anni. La promozione diventa matematica il 9 maggio 1999, al termine di un duello serrato con il Messina che accompagna i rossazzurri fino all’ultima fase del campionato.

Alla guida del Catania nella stagione 1998-’99



Dietro l’allenatore c’è sempre stato l’uomo, segnato da un dolore profondo. Nel 1996 perde il figlio Enrico, ex centrocampista di Inter, Empoli, Fiorentina e Bari, scomparso a soli trent’anni dopo una lunga malattia. Cucchi affronta quel lutto con estrema riservatezza, continuando a vivere il calcio come uno spazio di disciplina e normalità, senza mai trasformare il dolore in racconto pubblico.



Piero Cucchi se ne va lasciando un’impronta precisa: quella di un professionista che ha attraversato decenni di calcio italiano costruendo risultati credibili, senza scorciatoie. È stato un interprete autentico di un’epoca in cui le promozioni erano frutto di lavoro e coerenza, e in cui anche lontano dalla Serie A si poteva scrivere una storia destinata a durare.

Mario Bocchio


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