
Il campionato 1976 tra violenza, polemiche e lettere incendiarie
Il calcio italiano del 1976 sembra sul punto di esplodere. La domenica precedente è stata segnata da episodi di violenza in tutta la penisola: a Genova l’arbitro Ciacci rischia il linciaggio, a Roma la partita con la Juventus è interrotta da scontri con la polizia, e a Milano otto pullman vengono assaltati da teppisti. Anche Torino e Cesena hanno vissuto momenti di tensione, mentre la Gazzetta titola: “Al campionato saltano le valvole”.

Gigi Radice, allenatore del Torino destinato a vincere lo scudetto, invita a insegnare ai giocatori che perdere non è una vergogna. Solo giorni dopo si scopre che Ciacci non è stato colpito da un invasore, ma involontariamente da Tuttino, nel tentativo di fermarlo.

Sull’onda della polemica, Gian Paolo Ormezzano sul Tuttosport difende l’arbitro come figura di fiducia e sacrificio, criticando chi pretende di giudicarlo e chi sfoga violenza dagli spalti. Alberto Rognoni sul Guerin Sportivo punta il dito contro giocatori, dirigenti e arbitri, accusando tutti di alimentare sospetti e tensioni negli stadi.
A far discutere ulteriormente, la lettera aperta di Manlio Cancogni al Corriere della Sera, diretta a Gianni Agnelli: “Perché da cinquant’anni odio la sua Juventus”, un attacco personale che alimenta un dibattito già infuocato.
Mario Bocchio
