
Dall’aeroporto di Milano ai campi di Spagna, tra risate, scherzi e piccoli grandi gesti, Willy fu molto più di un semplice accompagnatore: un vero simbolo di allegria e complicità tra i giocatori
Quel mezzogiorno del 5 aprile 1982 la nazionale guidata da Elba de Paula Lima, “Tim”, atterrava all’aeroporto di Malpensa, a Milano, proveniente da New York dopo aver perso il giorno prima 1-5 contro il Cosmos, aver sopportato un freddo con venti da paura e una lite iniziata dall’olandese Johan Neeskens contro Jaime Duarte. Nel terminal milanese li attendeva l’imprenditore spagnolo che aveva reso possibili le due partite disputate a Firenze e Milano (vittoria 1-0 contro la Fiorentina e 2-0 contro un combinato Inter-Milan, con due gol complessivi di Germán Leguía e uno di Eduardo Malásquez), tappe di preparazione in vista del Mondiale di Spagna ’82.

Dopo aver espletato i controlli, con l’enorme quantità di bagagli – borsoni pieni di palloni e divise partiti da Lima via Iquitos – e pronti a salire sul pullman per l’hotel, lo spagnolo disse a uno dei suoi assistenti, piuttosto infastidito:
“Io ho ingaggiato una squadra di calcio, non un circo”.

E infatti quella numerosa delegazione era composta da ben 35 persone: 29 tra giocatori, staff tecnico e personale ausiliario, e sei dirigenti. Due rappresentavano la Federazione (Germán Orbezo e Juan Castro), due la commissione selezionatrice (José Aramburú e Rafael Hanza), e uno era il capodelegazione (Julio Natters). A questa lunga lista si aggiungeva il personaggio di cui tratta questa cronaca della memoria: Willy Hurtado, scomparso nel 2019. A Parigi si unirono poi altri due giocatori provenienti dal Belgio: Juan Carlos Oblitas e Percy Rojas, che militavano nel Seresien.
Chi era davvero Willy Hurtado? Un peruviano nato a Breña, peruviano fino al midollo, molto legato ai giocatori dell’Alianza Lima, ma tifoso dell’Universitario de Deportes, al punto da finire persino nella lista dei convocati per il Mondiale spagnolo. Il suo compito era dunque continuare a raccontare barzellette e creare allegria tra i giocatori. In quel mondo infinito di aneddoti che circondò la sua vita, faceva ridere chiunque lo ascoltasse raccontare le sue battute, “che gli sgorgavano come la cosa più naturale che si possa immaginare, tanto che persino Miguelito Barraza imparò a copiarle”. Così commentarono Jaime Duarte e Germán Leguía quando venne riportato alla loro memoria il nome del buon Willy. Per non parlare di Jorge Alva, Ramón Quiroga, Julio César Uribe ed Eusebio Acasuzo:“Ah! Quello che raccontava barzellette”, dissero tutti e quattro.

Ebbene, Willy, per quanto possa sembrare incredibile, fu un membro in più della delegazione partita da Lima. Duarte spiegò che faceva un po’ di tutto: eseguiva immediatamente gli incarichi di Natters, aiutava José “Chino” Carrión con il materiale e faceva il “massaggiatore” quando al titolare Víctor Hugo Quispe “mancavano le mani”, oppure portava la borsa medica al dottor Jorge Alva per assistere un giocatore infortunato. “Naturalmente, soprattutto ci faceva ridere quasi sempre, proprio come lo senti dire”, aggiunge Jaime.
Germán racconta che, durante quella tournée, Willy cercava di rendersi utile perché Pepe Aramburú, a Parigi, si era già accorto della situazione e non riusciva a spiegarsi cosa facesse Willy con loro, ed era molto tentato di rimandarlo a Lima. Così Willy gli chiese di massaggiarlo per “fare punti” e Germán, per aiutarlo, accettò.

“Il fatto è che cominciò senza alcuna tecnica con la gamba destra e, quando lo vidi tutto sudato e gli chiesi di continuare con la sinistra, mi rispose: ‘Quella no, perché la sinistra non la usi; scendi pure dal lettino senza problemi’”.
Il dottor Jorge Alva racconta che, mentre la nazionale si trovava a Parigi – dove sconfisse la Francia 1-0 con gol di Juan Carlos Oblitas – tutto lo staff tecnico era riunito, con Tim in testa, Hanza, Aramburú e Natters, quando Willy bussò alla porta, entrò e disse: “Dottore, Ramón Quiroga non riesce a dormire: posso portargli il pigiama?” Naturalmente tutti scoppiarono a ridere.
La nazionale arrivò poi in Algeria, dove vinse1-0 con un golazo di César Cueto, e Willy, sempre con quella scintilla che non lo abbandonò mai, raccontò durante un pranzo alla vigilia della partita: “Ragazzi, non sapete che il dittatore ugandese Idi Amin Dada volle fare l’allenatore e che due giocatori andati da lui per essere provati se li mangiò?”

A Firenze, durante un allenamento serale prima della partita contro la Fiorentina, Quiroga era in una porta e nell’altra “Caíco” Gonzales Ganoza, che facendo un grande sforzo finì per infortunarsi. Willy, da fuori campo e insieme a Víctor Hugo Quispe, gli disse: “Vai a finirlo di spostare da un lato e fai giocare il ‘Chevo’ Acasuzo”.
Non mancarono i regali per quella delegazione itinerante da parte di marchi sportivi, tra cui Penalty e Adidas. In un’occasione i giocatori ricevettero dei chimpunes (scarpini) e Willy cercò di procurarsene un paio, ma vedendo che alcuni lo prendevano in giro per la misura del piede, con i successivi si anticipava dicendo: “Per la cronaca, io calzo dal 38 in su”.
Era prima della tournée. La squadra di Tim veniva dalla vittoria contro l’Uruguay al Centenario, 1-2, quel pomeriggio di domenica 6 settembre 1981, nella partita di ritorno (che poi il Perù pareggiò 0-0, qualificandosi per Spagna ’82). Sul pullman che dal Country Club portava allo Stadio Nazionale, i giocatori stavano in silenzio o ascoltavano musica. A un certo punto il portiere José Gonzales Ganoza si alzò a metà strada e chiese a Willy di raccontare una barzelletta. Insistette tanto che Willy finì per dirgli: “Già che rompi tanto, oggi parti titolare tu al posto di Quiroga”.
Persino Tim scoppiò a ridere. Gonzales Ganoza era il terzo portiere dietro Eusebio Acasuzo. Poiché Willy passava sempre la sua vita tra lo stadio dell’Alianza e il Lolo Fernández, una volta si trovava nel primo quando l’allenatore Mario “La Foca” González ricevette due fratelli gemelli, calciatori. Chiedendo al primo: “In che ruolo giochi?”. Sentì rispondere: “Da interno”. Willy si anticipò sulla risposta del secondo dicendo: “Tu sicuramente dirai che giochi da porta di strada”.
Nemmeno Miguel Pellny, presidente della “U”, si salvò. A Odriozola, incontrandosi entrambi e sapendo Miguel che Willy era molto amico di César Cueto e che il suo contratto con l’Alianza Lima stava per scadere, gli chiese di convincerlo a venire a giocare da loro. Due giorni dopo Willy tornò con la “risposta”: “Pronto, don Miguel, César vuole un appartamento”. Al presidente crema si illuminarono gli occhi: “Perfetto, dove? A Miraflores, a San Isidro?” Willy, ridendo, rispose:
“Tutto il dipartimento di Lima con le sue province”. Cueto non avrebbe mai lasciato la sua Alianza per andare alla “U”. Indimenticabili le trovate di Willy Hurtado.
Mario Bocchio
