Un’Armata in tuta
Gen 17, 2026


Lo sport sovietico nella Germania Est tra caserme, villaggi olimpici e campi di calcio proibiti

Mezzo milione di soldati, sparsi in centinaia di installazioni militari, con aeroporti, poligoni, infrastrutture autonome. Il cuore pulsante era nel Brandeburgo, a Wünsdorf, dove dal 1952 aveva sede il comando supremo. Così si presentava il Gruppe der Sowjetischen Streitkräfte in Deutschland (GSSD), la forza armata dell’Unione Sovietica nella Repubblica Democratica Tedesca: una presenza permanente nata dalla vittoria dell’Armata Rossa su Berlino e regolata ufficialmente solo nel 1957.

Alti ufficiali sovietici e tedesco orientali assistono, insieme a Erich Honecker alle manovre del 1983 a Magdeburgo

Non era soltanto un esercito di occupazione. Il GSSD funzionava come una comunità chiusa, autosufficiente, con scuole, ospedali, negozi e una vita sociale che includeva anche lo sport. Molto sport.

Momenti di fraternizzazione dei soldati sovietici

Per ogni cittadino sovietico la leva militare era obbligatoria. Due anni almeno, da trascorrere in patria o all’estero. Tra il secondo dopoguerra e la Riunificazione tedesca, circa 8,5 milioni di soldati transitarono dalla Germania Est. Tra questi, un numero sorprendente di atleti di altissimo livello, autorizzati a proseguire l’attività agonistica anche durante il servizio.

Da sinistra: Yuri Adzhem, Dieter Schönig e Rolf Weber

C’erano campioni olimpici come Sergej Makarenko, oro nella canoa a Roma 1960, primatiste mondiali come Galina Čistjakova nel salto in lungo, stelle della pallavolo come Konstantin Burjakin e della pallacanestro come Olga Burjakina. E poi i calciatori: tra loro Vjačeslav Čanov, portiere.

Famiglie di militari sovietici

Gli atleti-soldati vennero inizialmente concentrati nel Sask Wünsdorf, la squadra della località che ospitava il comando generale sovietico. All’inizio degli anni Settanta nacque però una nuova casa: il Sask Elstal, destinato a diventare il principale punto di riferimento sportivo del contingente.

Elstal si trovava poco a ovest di Berlino, accanto al villaggio olimpico costruito per i Giochi del 1936. Qui prese forma una polisportiva completa: calcio, pallavolo, pallamano, basket, boxe, lotta, judo, nuoto. Le strutture erano moderne, l’organizzazione efficiente. Gli atleti vivevano prima negli edifici storici del villaggio e poi, dalla seconda metà degli anni Settanta, nei Plattenbauten, prefabbricati confortevoli e ben attrezzati.

Il portiere Vjačeslav Čanov
Dieter Fietz

I vantaggi erano evidenti: stipendi superiori a quelli percepiti in Urss, accesso a beni di consumo difficili da ottenere in patria e una gestione più flessibile degli obblighi militari. Una sorta di enclave privilegiata.

Nonostante il livello tecnico altissimo, al Sask Elstal era vietato competere nei campionati ufficiali della Ddr. La squadra di calcio, composta esclusivamente da giocatori del Cska Mosca, disputava solo amichevoli. Spesso contro le migliori formazioni dell’Oberliga: Dinamo Berlino, Union Berlino, Magdeburgo. Il regolamento consentiva però di “prestare” i giocatori ad altri club della Germania Est. Prima in seconda divisione, poi – dopo il divieto federale del 1983 – esclusivamente in terza serie.

Uno dei club che seppe sfruttare meglio questa possibilità fu il KWO Berlin. Retrocesso nel 1983, cercava una risalita rapida. In panchina arrivò Dieter Fietz, allenatore esperto, ex tecnico dell’Union Berlino e scopritore di Andreas Thom quando era selezionatore distrettuale.

Fietz era ben introdotto negli ambienti sovietici e portò fino a quattro giocatori del Sask Elstal alla KWO-Sportanlage an der Wuhlheide. Tra il 1985 e il 1988 arrivarono quattro titoli di campioni di Berlino Est e una promozione in Ddr-Liga. Un successo costruito parlando, spesso, anche russo.

Il trattato Due più Quattro, firmato nel settembre 1990, segnò l’inizio dello smantellamento della presenza sovietica nella Germania orientale. Il ritiro durò quattro anni. Nel 1992 il Sask Elstal venne sciolto e quell’esperimento sportivo-militare si dissolse. Alcuni atleti rimasero in Germania ancora per un po’: Čanov giocò nell’Optik Rathenow prima di tornare a Mosca come allenatore dei portieri del Cska; Burjakin vestì la maglia dello SC Charlottenburg. Altri cambiarono completamente vita.

Dieter Fietz, invece, mantenne uno stretto legame con la Russia: dirigente del Cska Mosca, team manager della nazionale ai Mondiali del 1994 e imprenditore, divenne il primo straniero a costruire un hotel a Mosca dopo la Rivoluzione d’Ottobre. Un percorso che racconta meglio di ogni altro cosa sia stato il Sask Elstal: un frammento di Unione Sovietica trapiantato, per decenni, nel cuore della Germania Est.

Mario Bocchio

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