
Quando la musica di Theodorakis scontrò il calcio con la dittatura
Candia, estate 1966. Lo stadio Martinengo è colmo di gente, luci e note che si librano nell’aria. Mikis Theodorakis, compositore destinato a diventare simbolo della resistenza contro il regime dei Colonnelli, sale sul palco. L’Ergotelis, squadra di Creta nata nel 1929 da rifugiati greci dell’Asia Minore, ha deciso di ospitare l’evento, senza sapere che quel concerto avrebbe cambiato per sempre il destino del club.

Pochi mesi dopo, a fine stagione, la squadra viene retrocessa d’ufficio e relegata ai campionati dilettantistici. La legge imponeva che solo una squadra professionistica potesse rappresentare ogni città: la scelta favorisce i rivali dell’Ofi, che possono così prendere i migliori giocatori dei giallo-neri. La dirigenza viene smantellata, gli appelli ignorati e l’Ergotelis, fino a quel momento simbolo di apertura e modernità, sembra destinata a sparire.

e Maria Farandour
Fondata da rifugiati con l’ambizione di costruire non solo una squadra vincente ma anche una comunità inclusiva, l’Ergotelis si era distinta per il libero accesso delle donne alle discipline sportive e alla gestione del club.


Ergotelis, mosaici della storia atletica e sociale di un’associazione progressista
Negli anni aveva ottenuto risultati importanti, arrivando vicina alla massima serie negli anni Sessanta, e aveva creato una rivalità storica con l’Ofi, che animava le strade e i campi di Creta.

La retrocessione imposta dai colonnelli segna un colpo profondo. Per decenni il club sopravvive solo a livello dilettantistico, tra sporadiche vittorie e tentativi di rinascita. Solo negli anni Novanta, grazie a nuovi sforzi e dirigenti appassionati, l’Ergotelis torna a calcare palcoscenici più importanti, senza però riuscire a recuperare il prestigio perduto.




Il tifo dell’Ergotelis
Oggi, a Eraclio, i tifosi dell’Ergotelis sono minoranza rispetto a quelli dell’Ofi. Ma il club rimane soprattutto un simbolo di memoria e resistenza culturale. Le generazioni si sono succedute, e con esse i ricordi di un tempo in cui musica e calcio si erano intrecciati in un gesto di libertà: il concerto di Theodorakis, che trasformò lo stadio Martinengo in teatro di storia e leggenda, rimane inciso nel cuore di chi non ha mai smesso di credere nel giallo-nero.
Mario Bocchio
