
Un rigore fallito, la delusione sportiva e la morte di un tifoso trasformarono una partita storica in un incubo indelebile per il calcio gallese
Nel novembre del 1993, il Galles si trovava a un passo da un’impresa storica: qualificarsi per i Mondiali del 1994 negli Stati Uniti, trentasei anni dopo l’ultima apparizione a un torneo importante. La nazionale, guidata dall’allenatore Terry Yorath e animata da campioni come Ryan Giggs, Ian Rush, Dean Saunders e Neville Southall, era al culmine di una campagna di qualificazione entusiasmante, costruita su talento, determinazione e un senso di unità tra squadra e tifosi.

L’ultima partita del girone, giocata al vecchio National Stadium di Cardiff, avrebbe dovuto essere una celebrazione del calcio gallese. La Romania, avversario di prestigio, schierava alcuni tra i migliori giocatori d’Europa, tra cui Gheorghe Hagi e Gheorghe Popescu. L’attesa per la partita era palpabile: il pubblico era in fermento, con i tifosi che campeggiavano per assicurarsi un biglietto, cantando la canzone Can’t Take My Eyes Off You per creare un’atmosfera carica di energia e passione.

In campo, il Galles iniziò con energia, ma la Romania si impose presto. Il vantaggio romeno arrivò su un tiro di Hagi, che scivolò sotto Neville Southall, il portiere gallese considerato tra i migliori al mondo. Nonostante la rete, il Galles non si perse d’animo. Dean Saunders pareggiò con un gol su calcio piazzato, e il Galles ottenne un rigore che avrebbe potuto cambiare il destino della partita e della qualificazione. Il tiro di Paul Bodin però finì sulla traversa, trasformando l’entusiasmo dei tifosi in un silenzio carico di tensione. Poco dopo, Florin Răducioiu siglò il gol decisivo per la Romania, condannando il Galles a una sconfitta per 2‑1 e alla mancata qualificazione.

Quella notte, però, la tragedia sportiva fu presto oscurata da un evento ben più drammatico. Un razzo pirotecnico lanciato da alcuni sostenitori romeni attraversò lo stadio e colpì mortalmente John Hill, un tifoso gallese di 67 anni che stava guardando la partita con suo figlio. La morte di Hill, e le successive condanne per omicidio colposo di due uomini di Wrexham, trasformarono una serata di calcio in un trauma collettivo per il paese. Per i giocatori, la consapevolezza di una vita persa cancellò immediatamente la delusione sportiva: “Quando abbiamo saputo che qualcuno era morto, non importava il risultato”, ha sempre raccontato Neville Southall.

Per i tifosi, la serata rimane una ferita indelebile. La frenesia iniziale, la speranza e la gioia di un calcio spettacolare furono spazzate via da un mix di destino crudele e tragedia.
Anche i protagonisti della partita, dai veterani come Barry Horne e Kit Symons ai giovani talenti come Ryan Giggs, ricordano con dolore la notte in cui il Galles vide sfumare il sogno mondiale e si trovò di fronte alla realtà della perdita e del lutto.

Oggi, a oltre trent’anni di distanza, quella partita è ancora un monito: il calcio può regalare emozioni straordinarie, ma in un istante può mescolare gloria e tragedia, creando ricordi indelebili che restano impressi nella memoria collettiva del paese. La mancata qualificazione, il rigore fallito e la morte di John Hill continuano a essere raccontati come simbolo di una generazione che ha sfiorato la storia, ma ha pagato un prezzo altissimo.
Mario Bocchio
