Michail An: il talento koryo-saram stroncato dal destino
Gen 8, 2026


Il capitano del Pakhtakor Tashkent, amato per il calcio e per il cuore, scomparso prematuramente in uno dei peggiori disastri aerei della storia sovietica

Quando Michail An calpestava il prato del Pakhtakor Tashkent, il calcio non era solo uno sport: era una questione di cuore, talento e responsabilità. Capitano in campo, uomo generoso fuori dal campo, era rispettato da compagni e rivali.

La comunità koryo-saram in Uzbekistan

Ma Michail non era solo un giovane prodigio: era il più celebre rappresentante dei koryo-saram, i coreani della Russia e dell’Asia centrale. La loro storia comincia alla fine del XIX secolo, quando molti coreani lasciarono la Corea orientale in cerca di lavoro e sicurezza.

Michail An Pakhtakor Tashkent

L’arrivo in Russia portò inizialmente scuole e giornali in lingua coreana, ma la storia cambiò negli anni Trenta, quando furono accusati di collaborazionismo a causa dell’invasione giapponese della Manciuria.

Michail An durante una gara contro la Dinamo Kiev di Oleg Blokhin 

Migliaia di koryo-saram furono deportati in Uzbekistan e Kazakhstan, affrontando viaggi estenuanti, povertà, terre ostili e restrizioni rigorose: era vietato studiare materie scientifiche, usare la lingua coreana e allontanarsi dalle fattorie collettive. Solo dopo la morte di Stalin, la loro condizione migliorò, ma il ricordo di quelle privazioni rimase indelebile. Michail An nacque in questo contesto, figlio di una comunità che aveva imparato a lottare e sopravvivere.

Michail non era solo un giovane prodigio: era il più celebre rappresentante dei koryo-saram

Cresciuto nel kolchoz di Sverdlov, An muove i primi passi nel calcio locale. A sedici anni debutta nel Politotdel insieme al fratello Dmitrij, e a diciannove viene notato dal Pakhtakor Tashkent, la squadra più prestigiosa dell’Uzbekistan. I primi anni non sono facili: la squadra retrocede, ma in seconda divisione Michail trova spazio per crescere, affinare il gioco e diventare protagonista. Nel 1972 guida la promozione in prima divisione, orchestrando il gioco e fornendo assist decisivi agli attaccanti Vladimir Fedorov e Vasilis Hatzipanagis.

Venne convocato nella nazionale Under 23 dell’URSS e trascinò i compagni alla vittoria europea

Negli anni Settanta An diventa il fulcro del Pakhtakor: segna, crea gioco, riceve riconoscimenti e viene inserito tra i 33 migliori calciatori sovietici. Quando Hatzipanagis lascia per la Grecia, Michail si trova da solo a sostenere la squadra.

Nonostante le pressioni, continua a eccellere. Viene convocato nella nazionale Under 23 dell’URSS e trascina i compagni alla vittoria europea. Nel 1979 vola negli Stati Uniti con la nazionale olimpica, riceve un premio da Henry Kissinger e finisce in copertina su Soccer America.

Un koryo-saram con la maglia dell’Unione Sovietica

Il destino, però, è crudele. L’11 agosto 1979, durante una trasferta di campionato contro lo Zorja Luhans’k, l’aereo che trasporta il Pakhtakor si scontra con un Tupolev vicino a Dniprodzeržins’k. Tutta la squadra muore, compreso An, che aveva solo 26 anni. Sua moglie aspettava il secondo figlio.

Durante uno stage nella nazionale maggiore di Valerij Lobanovs’kyj

Michail aveva passato il giorno precedente con la madre e i nipoti, parlando del futuro e godendosi la serenità della fattoria collettiva.

Nel 1979 vola negli Stati Uniti con la nazionale olimpica, riceve un premio da Henry Kissinger e finisce in copertina su Soccer America

La comunità locale lo ricorda come un eroe. La madre sceglie che il figlio venga sepolto nella fattoria dove è cresciuto, e quando il fratello Dmitrij acquista la lapide, gli operai rifiutano il pagamento, commossi dal gesto: An era un idolo per tutti. Nel 2020, il documentario Misha racconta la sua storia, celebrando la carriera e la vita di un calciatore straordinario e di un uomo dal cuore enorme.

Il giorno dei funerali

Michail An resta un simbolo: talento puro, dedizione e umanità, un giovane koryo-saram che ha conquistato il calcio sovietico e il cuore di chi lo ha conosciuto, prima che il destino lo portasse via troppo presto.

Mario Bocchio

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