Bari negli Stati Uniti: tra George Best, tifosi emigrati e una tournée memorabile
Gen 7, 2026

Una sfida internazionale che unì calcio, orgoglio biancorosso e nostalgia degli emigrati pugliesi oltreoceano


Nel maggio del 1970, terminata la stagione di Serie A, il Bari intraprese un viaggio che resterà negli annali della storia del club: una tournée negli Stati Uniti e in Canada, fortemente voluta dalle comunità pugliesi all’estero. Gli emigrati, desiderosi di rivedere dal vivo i colori biancorossi e di riabbracciare i propri beniamini, raccolsero i fondi necessari per rendere possibile l’iniziativa, trasformando una semplice trasferta in un evento dal forte valore emotivo.

Manchester Uniterd-Bari 2-1 sui giornali italiani

La squadra si trovò così a confrontarsi con club di grande prestigio internazionale: dal Celtic di Glasgow all’Eintracht Francoforte, fino al Manchester United di George Best, allora considerato uno dei calciatori più spettacolari al mondo. E fu proprio contro i Red Devils che si consumò il momento più iconico della tournée.

Dino Spadetto, autore del gol barese

In quella partita, disputata a New York a Randalls Island davanti a circa 7.000 spettatori (di cui 5.823 paganti), il Bari si trovò di fronte l’immenso talento nordirlandese George Best. Il giovane difensore barese Pasquale Loseto, originario di Bari Vecchia, fu incaricato di marcare la stella dei Red Devils. Alla vigilia della sfida, durante una conferenza stampa che è rimasta nella memoria dei tifosi, Loseto rispose con sicurezza alle provocazioni di Best, mostrando carattere e personalità già sul piano mediatico.

La partita stessa si trasformò in uno spettacolo unico. Il Manchester United, privo di alcuni titolari impegnati con la nazionale inglese come Bobby Charlton, Alec Stepney e Nobby Stiles, impostò il gioco con passaggi rapidi e corti, soprattutto nel primo tempo, mentre il Bari cercava di contenere la squadra inglese con una difesa affollata e qualche ripartenza precisa ma spesso inefficace negli ultimi metri. Best aprì le marcature con un gol ravvicinato prima di lasciare il campo all’intervallo. Il Bari reagì quindici minuti dopo con il centravanti Dino Spadetto, che riportò il punteggio in equilibrio, accendendo l’entusiasmo degli emigrati italiani presenti sugli spalti.

Il secondo tempo fu decisivo. Carlo Sartori segnò il gol che avrebbe deciso l’incontro, scatenando l’ira di circa 200 tifosi, molti dei quali italiani, che invasero il campo per protestare con l’arbitro Gus Constantine. La partita subì così un’interruzione di venti minuti, ma l’esito finale rimase invariato: Manchester United 2, Bari 1.

Al di là del risultato, la tournée americana rappresentò un’esperienza più ampia e significativa per la squadra e per gli emigrati pugliesi. Per molti italiani d’America, quei momenti furono un ponte emotivo con la propria terra d’origine, un’occasione per sentirsi di nuovo vicini a Bari e alla Puglia dopo anni di lontananza. L’entusiasmo del pubblico, che accese fuochi sugli spalti per scaldarsi nelle fredde serate nordamericane, dimostrò quanto lo sport potesse trasformarsi in memoria collettiva e legame identitario.

Il programma della sfida contro i Celtic Glasgow

Pasquale Loseto, il giovane stopper barese, rappresentò al meglio la determinazione dei giocatori italiani. Nonostante la fama e la superiorità tecnica di Best, Loseto non si fece intimidire, incarnando lo spirito della squadra.

Il viaggio del Bari in Nord America fu dunque una combinazione di sfida sportiva, emozione collettiva e orgoglio identitario. Tra le grandi stelle del calcio, l’abbraccio degli emigrati italiani e l’energia dei giovani giocatori come Loseto, la squadra pugliese riuscì a scrivere un capitolo unico della propria storia, mostrando come il calcio possa andare ben oltre il semplice risultato sul campo: unire persone, radici e sogni a migliaia di chilometri di distanza.

Mario Bocchio

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