
Savoldi segna, la Juve rimonta: nel big match di Torino la differenza sta tra i pali, come raccontò Caminiti su Tuttosport
All’inizio del 1976 la corsa allo scudetto non aveva ancora preso la forma del classico duello. Juventus e Torino erano lì, ma il Napoli – rinforzato dall’arrivo di Giuseppe Savoldi – continuava a guardare in alto, convinto di poter restare agganciato al sogno. Il 4 gennaio, Tuttosport affidò a Vladimiro Caminiti il racconto dello scontro diretto di Torino, una partita che avrebbe detto molto più di quanto suggerisse il risultato.

Il Napoli partì meglio e passò in vantaggio con Savoldi, freddo dal dischetto. Per lunghi tratti gli azzurri diedero l’impressione di avere il controllo emotivo e tecnico dell’incontro, con una Juventus affaticata, meno brillante del solito, quasi sorpresa dall’ordine e dalla personalità degli uomini di Vinicio. Sembrava una serata favorevole agli ospiti.
Eppure, secondo Caminiti, l’ago della bilancia non stava nel centrocampo né negli attaccanti, ma nelle aree di rigore. Da una parte Dino Zoff, riferimento assoluto, dall’altra Pietro Carmignani, portiere elegante e anomalo, arrivato a Napoli proprio nello scambio che aveva portato Zoff a Torino. Un numero uno di stile e sensibilità, lontano dall’immagine ruvida del calciatore medio, capace di interventi raffinati ma meno a suo agio quando c’era da dominare lo spazio.

La Juventus crebbe alla distanza e trovò il pareggio su un’azione rapida: discesa sulla destra, cross teso, inserimento puntuale di Damiani. In quel frangente Carmignani esitò, combattuto tra l’uscita e l’attesa, e quell’attimo bastò a cambiare la storia della partita. Il colpo di testa fu preciso, l’esultanza bianconera immediata; il Napoli, fino a poco prima solido e fiducioso, perse certezze e slancio.
Caminiti non fece sconti nel suo giudizio: non una condanna personale, ma la constatazione di un limite decisivo a certi livelli. In una gara equilibrata, dove i dettagli pesano più delle trame, la differenza la fece chi in porta garantiva sicurezza assoluta. Il Napoli uscì sconfitto dal Comunale con la sensazione di aver lasciato qualcosa di grande sul campo, mentre la Juventus ritrovò convinzione e identità.
Quella sera di gennaio restò come un frammento significativo di quel campionato: non l’inizio di un testa a testa definitivo, ma la prova che, nella lotta al vertice, il confine tra ambizione e realtà può essere sottile quanto un’esitazione di troppo.
Mario Bocchio
