
5 dicembre 1995: tra aeroporti chiusi, campi ghiacciati e –14 gradi, la Juve di Lippi atterra in extremis a Bucarest e affronta la Steaua in una delle partite più fredde della sua storia
5 dicembre 1995. Fuori nevica in modo terribile e nella redazione del Sportul Românesc squillano senza sosta i telefoni fissi: i cellulari ancora non esistono. I reporter all’aeroporto informano che l’aereo della Juventus ha già tre ore di ritardo. Il giorno dopo c’è la partita, e una partita con la Juve è sempre un evento, anche se la Steaua non ha più alcuna possibilità di qualificarsi.

La redazione si muove. Manolo Terzian, che parla italiano, telefona a Torino e scopre che la Juve, impossibilitata ad atterrare in Romania, è finita a Sofia. Si valuta l’ipotesi di passare la notte lì. Nemmeno in pullman si può viaggiare, e per il treno la Juve “non è abituata”. Alla fine Lippi decide di tornare in Italia e ripartire il giorno seguente.

La bufera si calma solo il giorno dopo, verso mezzogiorno. Appena saputo che non nevicava più, gli italiani salgono sul charter e decollano verso Bucarest. Atterrano nel tardo pomeriggio; alle 21,30 si gioca. Pullman, corsa all’hotel di Viorel Păunescu, l’Intercontinental, dove li aspetta un tè caldo, un po’ di riposo, una piccola colazione e via direttamente allo stadio.

Acrobazie juventine nel gelo di Bucarest
“Sono arrivati già equipaggiati per la partita. Noi avevamo tolto la neve dal campo, ma non tutta, perché subito dopo la nevicata era arrivato un gelo terribile. Se fossimo riusciti a portare il terreno ‘al verde’ con i militari, l’avremmo anche asciugato con gli elicotteri… eravamo ancora il club dell’Esercito”, ricorda Tică Dănilescu, dirigente della Steaua in quegli anni.

“Faceva un freddo tremendo: per alcuni –12 gradi, per altri –14. All’intervallo mi riscaldavo facendo passaggi con Del Piero, che come me era in panchina. Scherzavamo sul gelo. Sono entrato nella ripresa al posto di Filipescu. Mi avevano spalmato il kelen, avevo i collant… quando giochi contro la Juve a 21 anni non puoi tremare. Ho avuto anche un’occasione: Ferrara si è scontrato con Rampulla, ma non sono riuscito a segnare”, racconta Narcis Răducan, arrivato quella stagione dal Bacău.

Anni dopo, quando Ravanelli è stato invitato in Romania per commentare lo storico derby europeo Steaua–Rapid, ha confessato – sempre a Manolo Terzian – che in tutta la sua carriera non aveva mai giocato con un freddo simile. In quella partita Ravanelli fu sostituito all’intervallo da Del Piero, il compagno di passaggi di Narcis.

Poiché la Steaua giocava in casa con il solito rosso-blu, la Juve avrebbe potuto indossare la divisa tradizionale bianconera. Ma l’arbitro austriaco Grabher obbliga gli italiani a vestirsi con il completo di riserva, tutto blu: sul campo innevato il bianco sarebbe stato quasi invisibile.
Lippi, con la qualificazione già in tasca, aveva lasciato a casa diversi titolari: Peruzzi, Vialli, Tacchinardi, Vierchowood, Di Livio e Paulo Sousa. Subito dopo la partita la Juve riparte per l’Italia. Quell’anno vincerà la Champions League battendo l’Ajax ai rigori.
Nel secondo tempo Jean Vlădoiu chiede un rigore, che avrebbe potuto essere concesso. Non ottenendolo, rivolge all’arbitro un chiaro “fuck you” e viene espulso.
Mario Bocchio
