Petardi a “San Siro” e prodezza di Martini: il Milan perde due volte
Ago 30, 2025

30 aprile 1978, Milan-Lazio: decide un gol straordinario del terzino biancoceleste, poi il giudice sportivo assegna lo 0-2 a tavolino

San Siro, 30 aprile 1978. Doveva essere una domenica di calcio ordinario, e invece si trasformò in una delle giornate più amare della stagione rossonera. Milan e Lazio scendono in campo per la ventinovesima giornata del campionato, con i padroni di casa a caccia di punti per risalire la classifica e i biancocelesti concentrati soprattutto a non rischiare. Ne nasce una partita spenta, a ritmi bassi, con poche emozioni. Ma all’8’ della ripresa un episodio extra calcistico cambia tutto: dalla curva rossonera vengono lanciati alcuni petardi, uno dei quali esplode a pochi metri da Ghedin.

Garella in presa alta (a sinistra) e Wilson con Lovati (foto archivio Laziowiki)



Il difensore laziale crolla a terra, colpito da nausea e da un forte ronzio all’orecchio sinistro. Wilson chiama subito la barella, l’arbitro Michelotti interrompe il gioco e Ghedin viene trasportato fuori tra i fischi e, incredibilmente, tra il lancio di bottiglie di vetro dagli spalti. Subito dopo viene portato in ambulanza all’ospedale San Carlo. In un primo momento qualcuno pensa alla classica “sceneggiata”, ma i sintomi del giocatore e le dichiarazioni dei compagni di squadra non lasciano spazio ai dubbi: l’infortunio è reale, e l’episodio segna il destino dell’incontro.

Rivera in azione (foto archivio Laziowiki)


In campo il Milan perde concentrazione, si getta in avanti senza ordine, mentre la Lazio mantiene il suo atteggiamento guardingo, quasi attendista. Garella, spesso criticato dal suo stesso pubblico, salva due volte il risultato con interventi spettacolari, prima di lasciare spazio al colpo di scena finale.

Ghedin a terra colpito da un petardo (foto archivio Laziowiki)

Al 41’, Agostinelli inventa una giocata degna di un fuoriclasse: colpo di tacco a centrocampo per liberare Martini, che scatta sulla fascia, supera il diretto avversario e, entrato in area, batte Albertosi con un diagonale imparabile. Un gol da attaccante consumato, firmato invece da un terzino che resterà nella memoria di chi era presente, ma non negli annali del calcio, perché quella rete finirà cancellata dalla sentenza del giudice sportivo.

I giocatori richiamano l’attenzione dell’arbitro (foto archivio Laziowiki)



Al termine, il clima è di grande amarezza in casa rossonera. Liedholm commenta con rassegnazione: “Da quando ci siamo messi a giocare bene non facciamo più punti”. Rivera fotografa la situazione con un’amara ironia: “Più polli di così…”. E il presidente Colombo va giù duro contro i propri tifosi: “Una minoranza di pseudo sostenitori sta facendo solo danni al Milan. Non sono certo questi i comportamenti che aiutano la società, anzi ci portano verso sanzioni pesanti e situazioni che falsano la realtà sportiva”.

In effetti, la decisione del giudice sportivo è inevitabile: il 2-0 a tavolino per la Lazio e la quasi certa squalifica di San Siro, già sotto diffida per episodi simili. Non bastasse, il Milan conferma i propri limiti offensivi: senza Calloni, ceduto, i gol diventano una rarità. Maldera cerca invano la rete che lo avrebbe portato a eguagliare il record di Facchetti, Bigon ci prova di testa su assist di Rivera, ma Garella è sempre attento.

Così, in una domenica che poteva al massimo valere uno 0-0 scialbo, il Milan finisce per perdere due volte: prima sul campo, trafitto da una perla di Martini, e poi fuori, per colpa di un petardo che ribalta il risultato e aggiunge una macchia disciplinare alla stagione. Una giornata da dimenticare, in cui il destino rossonero non è stato scritto dal gioco, ma dalla follia di pochi tifosi trasformatisi nei peggiori nemici della loro stessa squadra.

Mario Bocchio

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