Rimangano soprattutto impressi i baffoni che lo rendono particolare
Nov 20, 2022

Paolo Dal Fiume nasce a Giacciano con Baruchella il 26 gennaio del 1955. Nel mondo del calcio muove i primi passi nelle compagini del rodigino, arrivando alle giovanili della Lendinarese. Il febbraio del 1970 costituisce il momento decisivo della sua vita. La segreteria della Lendinarese dirama il seguente comunicato:

“Le trattative in corso tra la Lendinarese e il Torino si sono concluse felicemente con la firma del contratto da parte dell’Avv. Cozzolino per l’A.C. Torino e del Presidente Antonio Zoppellari per l’U.S. Lendinarese. Pertanto a partire dal prossimo agosto il giocatore Paolo Dal Fiume, classe 1955, presterà la sua attività agonistica nelle gloriose file dei granata”.

L’uomo Dal Fiume porterà per sempre nel cuore le figure del suo allenatore: Pasquale Biscuola e del suo Presidente “Toni” Zopellari. Longilineo e atleticamente dotato, il giocatore rimane per tre anni al Torino, nelle giovanili allenate da Ercole Rabitti, vincendo il campionato italiano ’71-‘72 Allievi.

Di quegli anni racconta: “Un ragazzino distante da casa … Ma devo dire che la mia famiglia mi è stata sempre vicino anche nei momenti difficili che capitano sempre”.

Con il Conegliano

Uno di questi è proprio quando il Torino lo cede al Conegliano nella stagione ’73-‘74 in Serie D. Paolo, però, ha carattere e rialza la testa rientrando presto nel giro che conta. Prima si guadagna un posto nella rappresentativa del Triveneto con Costante Tivelli, poi una maglia nella Nazionale di serie D ed infine completa la sua veloce risalita personale conquistandosi la fiducia del giovane Varese allenato da Maroso, che nella stagione 1974-‘75 si trova ad affrontare per la settima volta nella sua storia il campionato di serie A.

Dal Fiume nel Varese

Contrariamente a quanto avvenuto a Torino, questa volta per lui c’è anche l’esordio sul massimo palcoscenico calcistico nazionale. Il campo è uno di quelli che fa tremare le gambe: è il 27’ della ripresa di un Milan-Varese del 12 gennaio 1975 e il ventenne Walter De Vecchi lascia il suo posto sul campo e in marcatura sul “golden boy” Gianni Rivera al coetaneo Paolo Dal Fiume, quando il risultato è ormai di 4 a 0 per i rossoneri.

Ai Mondiali militari in Siria

La grinta, unita a doti tecniche non comuni per un mediano, sono le sue qualità principali, sebbene del giocatore rimangano soprattutto impressi i baffoni che lo rendono particolare.

A Varese rimane per tre stagioni, prima d’essere ceduto al Pergocrema in serie C. Per lui, comunque, c’è la soddisfazione di partecipare ai mondiali militari di Damasco nel 1977. Disputa un ottimo campionato in serie C, tanto da non passare inosservato agli operatori di mercato di alcune delle principali squadre di serie A.

Nel luglio del 1978 il Perugia lo acquista. Storico il miracolo dell’imbattibilità coi “grifoni” ’78-‘79, anche vincenti in casa della Juventus. Il giovane Dal Fiume riesce ad imporsi, prima togliendo la maglia da titolare all’ex nazionale Luciano Zecchini, poi trovando spazio al momento dell’infortunio subito dal regista della squadra umbra Franco Vannini. Per lui c’è anche la soddisfazione di realizzare tre gol in quella stagione, contro l’Ascoli, il Napoli e contro il Lanerossi. Dal Fiume spiega quel Perugia:

“Eravamo un vero gruppo, in campo e fuori. Si andava assieme anche in discoteca, ma a mezzanotte tutti a casa, c’era autocontrollo. È una piazza calda Perugia, non al pari di Napoli, ma i grifoni rappresentano tanto per la tifoseria perugina. E poi – prosegue Paolo – c’era un grande presidente, Franco D’Attoma, un precursore delle sponsorizzazioni nel calcio, con la Ellesse. Sempre presente, ma senza invadenza, aveva simpatia e comunicativa, un grande avanti di  tre anni, un fenomeno”.

Dopo quattro anni trascorsi in Umbria, l’ultimo dei quali giocando in serie B, per lui arriva una nuova chiamata per la massima divisione. Il Napoli, reduce da due stagioni di vertice, vuole tentare l’assalto allo scudetto. Nell’anno dell’approdo nel nostro campionato di Ramón Diaz, i campani ingaggiano Dal Fiume per sostituire nel ruolo di mediano Mario Guidetti partito per Verona.

Le cose per la società campana non vanno come previsto; i partenopei si trovano a lottare per non retrocedere, il tecnico Giacomini non riesce a dare un gioco alla squadra e la dirigenza chiama al suo posto Bruno Pesaola. Il giocatore è una delle poche note liete di una campagna acquisti rivelatasi fallimentare, togliendosi la soddisfazione di risultare decisivo per la salvezza dei partenopei.

”Segnai di tacco, un gol che le cineteche ripropongono assieme al gol di Bettega”.

L’anno successivo la musica in Campania non cambia, nonostante una campagna acquisti da molti reputata buona che porta sotto al Vesuvio, tra gli altri Josè Dirceu. Assieme al brasiliano Dal Fiume è l’anima di quella formazione, diventando, sempre in coabitazione con l’uomo di Curitiba, il capocannoniere con 5 reti.

Nella “rosa” del Napoli con Maradona. Dal Fiume è il secondo, in alto in terza fila, partendo da destra
Nell’Udinese

Rimane anche l’anno successivo, quello dell’arrivo in squadra del suo vecchio amico Salvatore Bagni, di Daniel Bertoni, dell’affermazione in prima squadra del giovane Ciro Ferrara, e soprattutto della venuta del divino Diego Armando Maradona. Racconta Dal Fiume:

“Al mio terzo anno al Napoli arrivò anche Maradona, operazione portata a termine da Totonno Juliano. Fu in quei tempi che il presidente Ferlaino gettò le basi del Napoli dello scudetto, con Maradona trascinatore”.

Sul più bello il mediano è costretto a prendere congedo da Napoli, in quanto ceduto all’Udinese. In Friuli trova poco spazio, ma rimane altre tre stagioni, fino al campionato di serie B 1987-‘88.

“Quando mancano le motivazioni forti, ad un certo punto è più fatica fare sacrifici. Accettai la richiesta della Pistoiese in Interregionale, ma ormai come giocatore avevo già dato il massimo”.

Si ferma quindi in Toscana il viaggio di Paolo Dal Fiume, calciatore polesano su palcoscenici importanti.

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