Le decisioni si prendevano davanti ad una trippa fumante e ad un bicchiere di vino rosso
Ago 23, 2022

Dopo 26 anni la Cremonese è ritornata a giocare in Serie A. Era il 12 maggio del 1996 quando i grigiorossi allora allenati da Gigi Simoni, si congedarono dal palcoscenico della massima categoria con la pesante sconfitta (7-1) a San Siro contro il Milan.

Era la fine di un ciclo straordinario per la piccola società di provincia che per 13 anni, fra serie A (7 volte) e B, aveva portato i colori grigiorossi a competere contro le big del calcio italiano.

La prima promozione nella massima categoria – racconta Giorgio Barbieri su La Gazzetta dello Sport – fu un vero e proprio miracolo targato Emiliano Mondonico. L’allenatore cremonese, cresciuto nel vivaio e per molti anni il beniamino del popolo grigiorosso in campo, riuscì a conquistare il terzo posto dietro ad Atalanta e Como. In quella squadra giocò per l’ultima volta “Topolino” (per i capelli lunghi e ricci) Vialli, autore di dieci gol in campionato.

L’anno dopo il presidente Domenico Luzzara cedette l’attaccante all’amico Mantovani alla Sampdoria in cambio del fantastista Alviero Chiorri, che diventerà (e lo è ancora) l’idolo della tifoseria. Sarà un affare per la Cremonese e per lo stesso giocatore. Una stagione tribolata (arrivarono i primi stranieri, il polacco Zmuda e il brasiliano Juary) che si concluderà con la retrocessione.

Alviero Chiorri a Cremona

Altri cinque campionati di serie B e poi di nuovo promozione nel 1989 con Bruno Mazzia in panchina. Decisivo lo spareggio di Pescara contro la Reggina vinto ai calci di rigore.

L’ultimo fu segnato da Attilio Lombardo, un altro giocatore che poi spiccherà il volo verso la Sampdoria. Ma fu ancora retrocessione.

Ugo Tognazzi e il “presidentissimo” Domenico Luzzara

Nel 1990 in serie B la società chiamò Tarcisio Burgnich alla guida della squadra ma a metà campionato, con una classifica non soddisfacente all’allora direttore sportivo Erminio Favalli venne in mente di andare a trovare a casa a Mantova Gustavo Giagnoni, fermo ormai da parecchi anni, offrendogli solo un rimborso spese. Il tecnico con il colbacco riportò la squadra in serie A, anche stavolta però solo per un anno.

Gustavo Giagnoni portato in trionfo allo “Zini” di Cremona

Nel 1992 ha inizio la leggenda grigiorossa con Gigi Simoni in panchina. Il tecnico bolognese quell’anno vincerà il campionato di serie B (con record di 8 vittorie consecutive) e porterà a casa il Trofeo Anglo-Italiano con una incredibile vittoria sul vecchio campo londinese di Wembley (3-1) contro il Derby County. Simoni riuscirà a tenere la squadra in serie A per tre stagioni consecutive, permettendosi il lusso di battere formazioni big come Milan, Napoli e Lazio. In quella squadra giocarono Chiesa, Rampulla, l’argentino Dezotti e molti altri che poi diventarono importanti.

La società cremonese allora era una famiglia, a livello nazionale veniva definita “pane e salame” perché le decisioni si prendevano con i piedi sotto il tavolo davanti ad una trippa fumante e ad un bicchiere di vino rosso frizzante.

Gigi Simoni: fece sognare la Cremonese

A Cremona si festeggiavano allo stesso modo promozioni e retrocessioni. Alle feste era sempre presente Ugo Tognazzi, cremonese e amico del presidente Luzzara. La crisi economica arrivò nel 2002, quando Luzzara fu costretto a cedere all’allora vicepresidente Triboldi. La squadra riuscì a fare due promozioni consecutive dalla C2 alla B, ma poi ricominciarono le sofferenze. Nel 2007, dopo una lunga trattativa, il cavaliere Giovanni Arvedi, cremonese, una potenza nel mondo dell’acciaio internazionale, acquistò la società e rilanciò il calcio a Cremona. Mise a posto lo stadio Zini, realizzò un centro sportivo che ha pochi eguali anche in serie A, mise denaro fresco nelle casse. Ci vollero tanti anni, sino al 2017, per tornare in serie B.

L’attuale presidente Giovanni Arvedi, festeggia il ritorno della “Cremo” in A

Adesso, dopo cinque stagioni fra i cadetti, il sogno si è di nuovo realizzato per la società nata nel 1903, mai fallita nella sua lunga storia. Chissà che la leggenda non possa ripetersi.

Fonte La Gazzetta dello Sport

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