Pino secolare gigliato
Giu 13, 2022

Se n’è andato ance lui, Giuseppe Brizi, detto Pino, il libero che contribuì alla conquista del secondo scudetto della Fiorentina, nella stagione 1968-‘69. Era anche il secondo giocatore per numero di presenze (374) nella storia del club.

Brizi alle prese con il bianconero Capello nel corso Fiorentina-Juventus 2-0, del 20 gennaio 1974

 Oltre allo scudetto, con la Viola vinse anche due Coppe Italia, fra il 1962 e il 1976. Nella stagione 1970-‘71 segnò un gol provvidenziale all’Inter, in extremis (la partita finì 2-2), evitando la retrocessione ai gigliati.

Brizi si è spento a 80 anni nell’ospedale di Macerata. Cresciuto nella Robur Macerata, era passato alla Maceratese dove, da giovanissimo, esordì in Serie C. In seguito venne ingaggiato dalla Fiorentina. Tuttavia, dopo avere giocato per anni in Serie A, scelse di chiudere la carriera ancora nella Maceratese (1976-‘77). In seguito ha allenato Maceratese, Sangiustese, Fermana e Lanciano.

Per quasi tutti i tifosi viola che lo videro giocare,  l’ex capitano Brizi, venne paragonato alla leggenda Franz Beckenbauer.

Pino Brizi – come scrive Sandro Bennucci – era un libero moderno, insuperabile nella Fiorentina del secondo scudetto, in coppia con Ugo Ferrante, stopper gigantesco e implacabile. Ma Brizi aveva anche lo stile del gran signore, in campo e fuori: mai un gesto violento, mai una parola fuori posto.

Con Artemio Franchi

Nel 2019 venne intervistato dal sito viola Il Brivido sportivo: “I ricordi sono molteplici, anche se il tempo talvolta li fa svanire. Qualcosa è rimasto nella memoria, tranquilli. Ricordo che a Firenze lo scudetto mancava da diversi anni, fu un avvenimento vincere il campionato”.

Qual è il ricordo più bello che si porta dietro?

“Disputammo 25 partite con risultati utili consecutivi, non perdevamo mai. Dopo la sconfitta in casa col Bologna scattò qualcosa di magico e nessuno ci ha più battuto. A livello personale, posso dirvi che quell’anno tutti mettemmo in campo ottime prestazioni. Sempre”.

Momenti topici di un’intera carriera

Qual è un’immagine di quella stagione che le fa venire il sorriso?

“Non posso dimenticare il cimitero di sigarette davanti alla panchina di Pesaola, tutte a causa dello stress”.


Lei è secondo per numero di presenze nella storia della Fiorentina. Un orgoglio.

“Dopo Antognoni ci sono io per presenze, è un bel traguardo. Per me è sempre stato uno stimolo, da ragazzino, anche prima di venire a Firenze, ero già tifoso della Fiorentina. Ho dato buone prestazioni, anche se qualche delusione rimane sempre”.

Brizi nella Maceratese 1976-’77

Il suo nome è legato indissolubilmente alla Fiorentina. Oggi, però, non è facile trovare le bandiere…

“Il calcio è cambiato, a quei tempi il cartellino era delle società, adesso uno può cambiare squadra da un anno a un altro. Ci sono grandi interessi. Facendo un paragone, non so se potrebbe esserci un confronto. Il fatto stesso che molti diventavano bandiere vuol dire che c’erano anche dei valori”.

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