La Fiumana che divenne Rijeka
Feb 10, 2022

La Dalmazia ci ricorda sempre il dramma dell’esodo italiano.

Fiumana
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Fiumana (2)

Quando quelle terre erano italiane, il calcio si identificò soprattutto nell’ Unione Sportiva Fiumana di Fiume (città che da capitale dello Stato Libero di Fiume passò sotto la Reggenza Italiana del Carnaro ed infine divenne un capoluogo di provincia italiano dal 1924), che nacque il 2 settembre 1926 in seguito alla fusione di due squadre già esistenti: il Club Sportivo Olympia Fiume, classificatosi al terzo posto nel girone D del campionato di Seconda divisione 1925-’26, e il Club Sportivo Gloria Fiume, giunto quarto nello stesso torneo (pur avendo le due squadre conquistato lo stesso numero di punti nel campionato). Va ricordato che la città (nella quale nel 1938 risultavano risiedere 53.896 abitanti) produsse in quegli anni alcuni giocatori di livello nazionale come Rodolfo Volk, Marcello Mihalich (il primo ad approdarvi), Ezio Loik (la mezzala destra del Grande Torino scomparso a Superga), Andrea Kregar, Mario Varglien (il mediano della Juventus dello storico quinquennio) e il fratello Giovanni Varglien.
I prodromi di questa fusione vanno ricercati nella grave crisi che colpì la Federcalcio italiana nella primavera del 1926 e che fornì l’occasione per l’intervento del regime fascista nel mondo del pallone con la riorganizzazione imposta dopo la stesura della Carta di Viareggio del 2 agosto 1926 che portò, con l’istituzione della Divisione nazionale (una sorta di massima serie divisa in due gironi), alla nascita di una sorta antesignana serie A. La ristrutturazione su scala nazionale dei campionati non poteva avvenire in molte realtà locali sulla base delle società esistenti, motivo per cui il regime favorì (laddove non impose) l’accorpamento e le fusioni societarie su base cittadina anche perché vedeva di cattivo occhio rivalità all’interno delle città che contrastassero con le sue finalità di pace sociale. In città di confine e per di più contese come Fiume, questa visione fu subito prevalente. Non va esclusa tuttavia l’esigenza cittadina di rinforzare la propria forza in campo calcistico riunendo le forze delle due maggiori compagini cittadine in modo da poter meglio figurare nei tornei nazionali (specie dopo la costruzione del nuovo stadio).

La Fiumana sulle cartioline edizioni Magià


I colori sociali del nuovo club (rosso cardinale, blu e giallo), seppur simili a quelli del C.S. Gloria, vennero ereditati dal tricolore della bandiera del cessato Stato Libero di Fiume (colori che ufficialmente erano cremisi, oro e indaco) e il campo di gioco fu sempre quello costruito sbancando un intero costone di montagna in frazione Borgomarina nel 1925 e denominato durante il periodo italiano “Stadio Comunale del Littorio” come era chiaramente visibile dalla grande scritta posta all’inizio della strada che conduceva all’impianto e che ne costituiva l’entrata (attualmente si chiama invece stadio Cantrida o Kantrida in croato). Il club in maglia amaranto (ma sarebbe più preciso definirla rosso cardinale) o in alcune occasioni, specialmente nei suoi primi anni di vita, arancione con stella bianca, calzoncini blu e calzettoni blu con risvolto amaranto e giallo (sempre a ricordare la bandiera dello Stato Libero di Fiume) prese parte inizialmente al campionato interregionale di Prima divisione, secondo livello dell’epoca.
Nella stagione 1926-‘27 la Fiumana terminò il torneo classificandosi al quinto posto nel girone B lasciando dietro di se altre 5 squadre. Nel successivo campionato di Prima divisione 1927-‘28 la squadra quarnerina si classificò al terzo posto (su 10 squadre) e, inoltre, partecipò alla Coppa Federale 1927-‘28 vincendola. Anche grazie a questo risultato (ma non va dimenticata la politica del regime relativa alle terre di confine) nell’estate del 1928, per decreto del presidente della Figc, fu promossa insieme a Venezia e Triestina nel Campionato di Divisione nazionale (massima serie del calcio italiano del tempo) dove prese parte, con altre 16 squadre, al girone B.


La Fiumana si classificò al 14º posto nel torneo 1928-‘29 e, con la riforma dei campionati dell’estate successiva, fu destinata alla neonata serie B. La successiva stagione di seconda serie fu però deludente per il team fiumano, che concluse all’ultimo posto il campionato di b 1929-‘30, retrocedendo nuovamente nei tornei interregionali.
Successivamente partecipò, dal 1930 al 1941, al campionato di terza serie denominato inizialmente come Prima divisione, per poi mutare nome nel 1935 in serie C. La Fiumana in quegli anni ebbe giocatori della taglia di Andrea Kregar ed altri di livello anche internazionale.

Rijeka
Lo stadio Cantrida


Vincendo la C 1940-‘41 la Fiumana fu nuovamente promossa tra i cadetti. Anche in questo caso però, la stagione 1941-‘42 dei fiumani si concluse amaramente, dato che per due soli due punti di distacco dal Savona retrocessero in serie C.
Il campionato di C 1942-‘43 fu l’anno dell’ultimo campionato italiano della Fiumana che si concluse con un onorevole terzo posto nel girone A. In quel torneo giocava anche un altro team della città, la squadra dei Magazzini Generali. La Fiumana si dissolse nella primavera del 1943: l’ultima partita fu disputata il 14 marzo sconfiggendo per 4-1 il Vittorio Veneto. I suoi giocatori partirono per il fronte, i suoi tifosi di lì a poco si sarebbero trovati profughi nei 109 campi sparsi per tutta l’Italia. La fine della Seconda guerra mondiale sancì il passaggio di Fiume, nonché dell’Istria e di Zara, alla Jugoslavia.

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Una rosa del Rijeka
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Il Rijeka contro la Juve nella Coppa delle Coppe 1979-’80

Nel 1945, su ordine militare jugoslavo, l’Unione Sportiva Fiumana si sciolse e l’anno seguente venne fondata l’odierna squadra cittadina, il Rijeka.
Il club attuale nacque nel 1946 come N.K. Kvarner (Quarnaro) allorquando fu subito inserito per motivi politici nella Prima divisione del campionato jugoslavo, ma la debolezza del suo organico relegarono il club negli anni successivi in campionati minori. Il 3 giugno 1954 la squadra assunse la denominazione di Rijeka, dal nome della città, venendo promosso nel massimo campionato jugoslavo nella stagione 1957-‘58, dove rimase, con l’eccezione di un breve periodo tra le stagioni 1969-‘70 e il 1973-‘74, fino alla dissoluzione della Jugoslavia. In quegli anni il Rijeka vinse due Coppe di Jugoslavia (1978 e 1979), e una Coppa dei Balcani per club (1978), disputando più volte la Coppa Uefa e la Coppa delle Coppe, e affrontando club blasonati come il Real Madrid e la Juventus.


Memorabile rimane la vittoria per 3-1 proprio contro il Real nella Coppa Uefa 1984-’85, ma la clamorosa qualificazione svanì per la sconfitta 3-0 subita al ritorno a Madrid.


L’ italianità residua della città di Fiume è rimasta anche nell’incitamento dei tifosi (gli ultras della “Armada Rijeka”), i quali incitano la loro squadra col grido (usato anche in numerosi cori) “Forza Fiume”.

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La sfida con il Real Madrid

Sul finire degli anni Quaranta a Torino, città in cui fu forte l’immigrazione dei giuliano-dalmati nel dopoguerra, sorse una squadra che rievocò il nome Fiumana, che militò nei campionati regionali del Piemonte per alcuni decenni fino allo scioglimento risalente al 1985.
Nel settembre 2011 si è tenuta a Roma, allo stadio Flaminio, una rievocazione dell’U.S. Fiumana. Si sono incontrate le tre più importanti squadre istriane e dalmate dell’epoca italiana ossia la Fiumana, il Grion Pola e la Dalmazia di Zara. Le squadre erano composte da nipoti, figli e parenti degli esuli italiani provenienti da Fiume, Pola, Zara e in generale da tutti quei territori un tempo italiani. L’evento, denominato “Triangolare del Ricordo” è stato organizzato dall’Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), i giocatori erano ragazzi provenienti da tutte le regioni d’Italia, ma anche da Argentina, Australia, Stati Uniti, Sudafrica e Canada. La vittoria, per la cronaca, è andata proprio alla Fiumana.


A partire dal 2008, su iniziativa dei fratelli zaratini Antonio e Sergio Vatta (il mago del settore giovanile del Torino ), era stato prospettato un progetto di rifondazione della Fiumana, ancora a Torino, con richiesta di ammissione della squadra al campionato di Lega Pro Prima divisione e l’utilizzo dello Stadio Primo Nebiolo, al Parco Ruffini.
A Fiume infine, comparve per la prima volta lo scudetto tricolore sulle maglie azzurre: fu per la partita tra una selezione degli italiani della città contro la squadra dei Legionari di D’Annunzio.

Mario Bocchio

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