La rivalità tra Milan e Juve e quella partita del 1975
Set 17, 2021

Milan-Juve è una delle cosiddette “classiche” del calcio italiano, contrapponendo due tra le società di maggior blasone. Storica, pertanto, anche la rivalità che da sempre ha diviso le tifoserie, tanto maggiore se si pensa che la stessa Lombardia rappresenta uno dei principali bacini di presenza di supporters bianconeri (ultras e non) e che dunque le sfide al Meazza di Milano hanno sempre visto una vasta presenza di juventini.

Alcuni “portoghesi” tentano di entrare a San Siro (foto Magliarossonera.it)

Ancor prima di trasferirsi sul terreno della mera “competizione” ultras, grandissimo fu il rilievo che ebbero che i fatti accaduti prima, durante e dopo la partita Milan-Juventus del  9 febbraio 1975. Fu una domenica di gravi violenze: gli incidenti si svolsero dentro e fuori lo stadio, culminando con il ferimento del giocatore della Juventus Anastasi, colpito da un razzo lanciato dagli spalti e costretto a lasciare il campo. Tutto avveniva in conseguenza di un rigore assegnato alla Juve, contestato dai giocatori e dai tifosi rossoneri: “Le proteste in campo sono a questo punto facilmente immaginabili, e gli spalti che in certi punti si infiammavano pure. Uno di questi punti sta proprio dietro la porta di Zoff, e come la palla […] arriva da quelle parti la gazzarra, ed è un gentile eufemismo, si scatena: bengala, razzi, petardi, con agrumi, cartacce e altri proiettili vari, piovono in campo” (Corriere della Sera, 10 febbraio 1975).

Capello si dispera dopo un’occasione fallita (foto Magliarossonera.it)

Il settore in questione era la curva nord primo anello (gli allora “distinti”) di San Siro, dove avevaposto il “Commandos Tigre”. L’incidente costò al Milan la sconfitta 0-2 a tavolino e 2 giornate di squalifica del campo, ma i giornali raccontarono nel dettaglio anche altri episodi, a cominciare dagli incidenti fuori lo stadio causati dai tifosi senza biglietto che tentarono di entrare e dai conseguenti scontri con la polizia. Numerose (venticinque) anche le persone ferite nel tentativo di scavalcare le cancellate intorno allo stadio. Focolai di incidenti tra tifosi venivano segnalati inoltre sugli spalti, ma la notizia forse più grave era un’altra: “Agli ingressi dello stadio, prima dell’inizio della partita erano stati sequestrati circa 200 tra catene, mazze, chiavi inglesi, lanciarazzi, un fatto che lascia evidentemente sospettare forme di provocazione organizzata […]. Durante gli incidenti due persone sono state fermate. Una di esse è stata in seguito tratta in arresto perché trovata in possesso di un coltello e di una catena” (Corriere della Sera, 10 febbraio 1975).

I Commandos Tigre protestano dopo il rigore concesso alla Juve (foto Magliarossonera.it)
La Fossa dei Leoni (fioto Magliarossonera.it)
Gianni Rivera sotto il settore dei Commandos Tigre, da cui iniziò un lancio di petardi in campo (foto Magliarossonera.it)

Durante il campionato successivo (1975-‘76), in occasione di Juventus-Milan, scattò la rappresaglia dei tifosi bianconeri: “Violenze a Torino dopo Juve-Milan” (Corriere della Sera, 15 marzo 1976) e…“Gravi scontri fra tifosi a Torino” (Il Giorno, 15 marzo 1976). Le cronache riportavano di scontri nel dopo partita, durante i quali un ventenne tifoso rossonero veniva colpito alla testa “da una biglia di ferro scagliata da una fionda” (Corriere della Sera, 15 marzo 1976) e di due pullman di tifosi milanisti fatti oggetto di lancio di sassi. Evidentemente questi ultimi sospettavano di trovare a Torino un’accoglienza “calda”: “Su un altro pullman di tifosi milanisti […] le forze dell’ordine rinvenivano pistole lanciarazzi con relative cartucce, catene, bastoni di ferro e manganelli di legno” (Corriere della Sera, 15 marzo 1976). È il segno che la rivalità si è già strutturata ed accompagnerà le vicende degli anni successivi.

Damiani trasforma il contestatissimo rigore (foto Magliarossonera.it)
Anastasi viene colpito da un petardo (foto Magliarossonera.it)

Nuovi incidenti piuttosto clamorosi furono quelli del campionato 1984-‘85, gli scontri avvengono proprio in curva nord del secondo anello, dove allora erano collocati gli ospiti, e sono resi possibili, oltre che dalla scarsa presenza di Forze dell’ordine, dal fatto che in quegli anni non esistevano divisori tra rettilineo e curve. Seguono anni di relativa calma, in cui le gesta dei tifosi attirano l’attenzione più per l’impegno coreografico, fino al 1987-‘88, anno in cui di nuovo si verificano scontri piuttosto cruenti, stavolta fuori da San Siro. Su sponda bianconera sono gli anni dell’esperienza di “Arancia Meccanica” e quelli immediatamente precedenti alla nascita dei Viking (ultras juventini di Milano e provincia), anni in cui la gente tosta insomma non manca. Di nuovo anni più calmi (in cui si segnala la bella coreografia milanista nel 1991-‘92) durante i quali di una certa rilevanza avvengono nel 1993-‘94 e nel 2000-‘01.

Gustavo Giagnoni parla con Damiani, appena sfiorato da un petardo (foto Magliarossonera.it)

Nel primo caso succede che gli ospiti (protagonisti i Viking) riescono ad uscire piuttosto indisturbati dallo stadio e senza dare troppo nell’occhio riescono a raggrupparsi ad una cinquantina di metri dal celebre baretto sotto la nord: dopo non molto vengono riconosciuti dagli avversari e gli scontri sono rapidi ma piuttosto cruenti. Nel 2000-‘01, invece, capita che per sbaglio o per provocazione un gruppo di juventini entra al secondo anello blu (curva nord) anziché aggregarsi agli altri nel settore ospite. Qualche spintone con i milanisti lì presenti, poi la situazione degenera all’arrivo degli ultras rossoneri dalla curva sud.

Le Forze dell’ordine evitano il peggio e riportano al primo anello gli juventini: gli incidenti si ripetono anche qui, con il tentativo dei rossoneri di caricare gli ospiti che, nel parapiglia, nel frattempo erano riusciti ad impossessarsi dello striscione di un Milan Club. Si arriva quindi al 2017, con la rivalità improvvisamente riesplosa dopo il noto incontro-scontro all’autogrill che ha fatto perdere ai milanisti alcuni striscioni e stendardi. Il gruppo principale arriva all’uscita del metrò di piazzale Lotto verso le 18 e si avvia in corteo verso lo stadio: cordone di aste, qualche faccia poco “raccomandabile”, molta gente piuttosto su di età.

1976, Juventus-Milan 1-1. Tato Sabadini colpisce di testa a seguito di un calcio d’angolo battuto da Chiarugi: colpisce la traversa e insacca

Si prosegue senza problemi di sorta lungo tutta via Caprilli e nulla accade fino all’altezza dell’ippodromo. Poi, mentre il corteo sta quasi svoltando per una strada “protetta”, lo scenario si infiamma improvvisamente. L’assalto degli ultras milanisti è di quelli “senza se e senza ma”, rapido, violentissimo e di massa: un gruppo parte dalla direzione del baretto e carica frontalmente lanciando torce, razzi, sassi e mettendo subito in crisi il cordone di carabinieri davanti. Stesso armamentario viene usato da un secondo gruppone che, materializzatosi quasi dal nulla, attacca invece il corteo sul fianco destro. Sono istanti particolarmente concitati, il fumo delle torce e dei razzi rende tutto molto confuso ma saranno in molti poi a dire che i milanisti avevano quasi raggiunto il corteo.

Degli juventini solo un piccolo gruppo non indietreggia, ma la gran parte va in panico. Solo l’arrivo di rinforzi consente alle Forze dell’ordine di tamponare una seconda decisa carica e poi a portare il corteo in un zona riparata, dove resterà fermo quasi un quarto d’ora prima di guadagnare l’ingresso del settore ospite. Nel frattempo gli scontri tra rossoneri e Forze dell’ordine si sono spostati nella zona intorno al baretto: lacrimogeni, torce, aste, caroselli di cellulari, perfino un plotone di carabinieri che arriva a passo di battaglia picchiando sugli scudi. Alla fine la carica della Celere sospinge quasi tutti nella via tra stadio ed ippodromo, liberando la zona e consentendo al corteo di ripartire: un mezzo tentativo di carica nel momento di sbucare sul piazzale e poi tutti di corsa verso i cancelli. Altri scontri fuori lo stadio dietro la tribuna d’onore chiudono il prepartita. Dentro, invece, fila tutto più o meno liscio e non manca il classico rituale dell’esposizione degli stendardi rubati da parte juventina. Nel dopo partita di nuovo clima rovente, ma la situazione tutto sommato non sfugge dal controllo.

Fonte: “Sport People”

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