Capire il genio di Mario Corso
Ago 25, 2021


Mario Corso, un giocatore chiave nella “Grande Inter” di Angelo Moratti (che lo adorava) e di Helenio Herrera (che lo mal sopportava), è morto nel 2020 all’età di 78 anni. Era l’ala sinistra nella leggendaria squadra nerazzurra, vinse quattro scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

Ha collezionato solo 23 presenze nella nazionale italiana, non riuscendo a rappresentarla nelle competizioni più importanti, complice sicuramente uno sarso feeling con il selezionatore Edmondo Fabbri. Esordì in Azzurro nel 1961 contro l’Inghilterra, realizzando nello stesso anno le due reti contro l’Israele che valsero la qualificazione ai turbolenti Mondiali del Cile.

Fu candidato  per tre volte al Pallone d’Oro e venne inserito dalla Fifa nella formazione del Resto del Mondo n che affrontò in amichevole la Spagna in onore del mitico portiere Ricardo Zamora.

Con il Mago Helenio Herrera

Di lui Pelé ha detto: “Lo avrei voluto nel mio Brasile: questo per far capire ai giovani la portata della classe del mio amico”.

L’amicizia con Pelè

Venne soprannominato “Il sinistro di Dio” per le sue punizioni, “a foglia morta” e l’abilità nel cross. Insomma, un campione eterno di classe infinita. Che si presentava con i calzettoni abbassati e una postura che avrebbe potuto indurti a pensare che fosse un lavativo. Ma in fondo tutti i campioni dotati di immenso estro hanno sempre avuto un qualcosa del lavativo.

Con il piede sinistro, ha incantato il mondo in una squadra che ha segnato un’epoca, capace di riportare a livello umano un gruppo di calciatori che sembravano alieni, il Real Madrid di Di Stefano & C.. “Mariolino” ha trascorso la maggior parte della sua carriera da giocatore con l’Inter ndo 509 volte per il club tra il 1957 e il 1973.

In nazionale

Chiuse la carriera nel Genoa. E’ stato Mandrake (il primo soprannome che gli venne attribuito), ma anche il “participio passato del verbo correre”. “E’ stato un giocatore incedibile nonostante finisse ogni estate al primo posto nelle liste di cessione, è stato considerato un genio ed un lavativo, il tormento e l’estasi di una generazione di tifosi nerazzurri, il prototipo degli ‘atipici’. E’ stato forse il giocatore che più marcatamente di qualunque altro ha usato un solo piede, ma in maniera così meravigliosa che il commissario tecnico di Israele, dopo una partita delle qualificazioni ai Mondiali del Cile, arrivò a dire ‘siamo stati sconfitti dal piede sinistro di Dio’ “ [1].

Nel Genoa

Guidò l’ Inter anche da allenatore subentrando all’esonerato Ilario Castagner nella stagione 1985-’86 chiudendo al sesto posto in classifica.

Mario Bocchio

[1] Storie di Calcio, “Mario Corso: l’atipico del calcio italiano”

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