Il talento sudamericano bocciato in Europa
Ago 17, 2021

Nel 1959 nasce ad Antigas, in Uruguay, Rubén Walter Paz Márquez. Riprende dopo alcuni decenni di blackout la linea di comunicazione tra il Sudamerica e il Genoa: Franco Scoglio nell’estate del 1989 fa arrivare alla corte di Spinelli (in occasione del ritorno in serie A) tre giocatori uruguagi: il ‘volante central’ José Battle Perdomo Texeira, l’attaccante Carlos Pato Aguilera e il centrocampista della Nazionale uruguayana Rubén Paz, già in forza al Racing di Parigi.

Nel Peñarol 

Nel 1977 venne ingaggiato dal Peñarol di Montevideo, dove vinse tre campionati, nel 1981 fu anche capoannoniere. Con la Celeste uruguagia trionfò nella Copa de Oro, torneo internazionale di calcio disputato a Montevideo dal 30 dicembre 1980 al 10 gennaio 1981 tra le nazionali vincitrici – a quella data – del Mondiale.

Con l’Uruguay nella Copa de Oro

Tale vetrina favorì il suo passaggio, nel 1982, all’Internacional di Porto Alegre, società in cui gioca sino al 1986, vincendo tre Gauchão, il campionato di calcio dello stato di Rio Grande do Sul, A quel punto “El Cabeza“, come era soprannominato, era ptonto per il gran salto in Europa, che avvenne con il passaggio ai francesi del Racing Parigi, dove c’era anche Enzo Francescoli. Due campionati, poi il ritorno in Sudamerica, questa volta in Argentina, nel Racing Avellaneda, dove ebbe il tempo di vincere la Supercoppa Sudamericana nel 1988, e sempre nello stesso anno la Supercopa Interamericana.Sul piano personale, nel 1988 si aggiudicòpure il titolo di Calciatore sudamericano dell’anno.

Al Racing Parigi insieme al connazionale Enzo Francescoli
Nel Genoa, sulle figurine

Quindi l’Italia, uno cei campionati più importanti al mondo, quindi il Genoa. Paz è un ottimo regista, dotato di un discreto talento ma ormai sul viale del tramonto, anche se a Marassi (e non solo), in più di un’occasione mette in mostra sprazzi di classe vera, Venticinque le sue presenze in quel campionato e una sola rete al suo attivo: a Napoli, il 4 marzo 1990 mette a segno il temporaneo pareggio (Zola segnerà il 2-1 a tempo scaduto). Suo anche il goal d’apertura nell’amichevole contro il Lugano, battuto per 4-0 il 30 marzo seguente allo stadio Carlini.

Pur venendo apprezzato per la capacità di tocco e l’intelligenza tattica, come ha fatto notare Giovanni Fasani, il calciatore uruguaiano mancava di quel dinamismo ormai diventato prerogativa del calcio proiettato verso il nuovo millennio. Al termine del campionato partecipò alla sfortunata avventura Mondiale di Italia ’90 con l’Uruguay, terminata agli ottavi per mano dell’Italia.
Questo risultato negativo si abbinò alla cocente delusione di quattro anni prima in Messico, dove la squadra di Omar Borras fece a dir poco una figuraccia. Alla luce di questi risultati decise di abbandonare la nazionale, dopo essere sceso in campo per 45 volte, senza però essere premiato come avrebbe meritato a livello di risultati. La seconda negativa esperienza in Europa e la mancata conferma da parte della squadra rossoblù lo convinsero a ritornare ad Avellaneda, dove la dirigenza del Racing fu ben contenta di riprenderlo.

In azione nel Genoa, contro la Roma
Nel Racing Avellaneda


Dopo tre positive stagioni trascorse in quella che ritienne essere la sua casa, fece ritorno in patria per giocare con il Rampla Juniors, denotando una condizione fisica sempre meno brillante. Il grande amore per il calcio lo portò a giocare fino a 47 anni, mettendo in gioco la sua classe nelle più basse serie calcistiche uruguaiane. Se il contesto europeo l’ha forse ingiustamente bocciato, quello sudamericano lo ricorda ancora come uno dei centrocampisti più forti e completi della sua epoca.

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