Una celebre trattativa che coinvolse la Juve e l’Inter
Lug 24, 2021

Il primo, seppur piccolo, passo verso la concezione moderna e senzazionalistica di calciomercato fu percorso da Tardelli e dal suo passaggio alla Juventus. Siamo nell’estate del 1975. Marco Tardelli è un ragazzo toscano che ha fatto più che bene nella stagione precedente, dove nel Como di Pippo Marchioro ha collezionato 36 presenze e 2 gol nella serie cadetta. Ha 21 anni, è un centrocampista che usa egregiamente entrambi i piedi e comincia ad attirare l’attenzione di diversi club. Ivanoe Fraizzoli, l’allora patron dell’Inter, lo vuole a tutti i costi e, credendo di sbaragliare la concorrenza, trova un accordo con i comaschi, disposti a cedere le prestazioni sportive del giovane per 700 milioni di lire.

Tardelli esulta con la maglia del Como nel campionato 1974-’75

Si tratta – come racconta Alessio Abbruzzese sul “Guerin Sportivo” – di una cifra monstre per i canoni degli anni ’70, in un calcio senza pay tv ed ingaggi a 6 cifre, e il presidente nerazzurro si sente sicuro del colpo. Marco Tardelli ha però stregato anche Giampiero Boniperti, che lo vuole in bianconero a qualunque costo. Detto, fatto. La Juventus sborsa 950 milioni, l’accordo tra il Como e l’Inter viene accantonato e Tardelli approda a Torino. Per i giornali dell’epoca si può tranquillamente soprassedere a quel gap di appena 50 milioni: il giovane centrocampista di Careggine diventa “Mister un miliardo”.

Tardelli nel primo anno alla Juve
Con Paolo Rossi, Giampiero Boniperti e l’Avvocato Gianni Agnelli

Marco Tardelli farà le fortune della Juventus, ripagando ampiamente la fiducia concessagli nelle successive 10 stagioni in cui contribuirà alla vittoria di 5 Scudetti,  2 Coppe Italia, una Coppa Uefa, una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni.

Quell’estate del 1975 rappresenterà per sempre uno spartiacque per la storia del calciomercato. Di lì a poco il trasferimento di Tardelli viene superato dai due miliardi che Ferlaino sborsa per Savoldi, spianando la strada a spese sempre più esose, che con il passare dei decenni sono giunte alle cifre folli dei giorni nostri, cifre che rischiano di non essere più gestibili neanche per i top club europei.

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