Il mandrillo venuto dal Brasile
Lug 20, 2021

Uno dei bidoni storici della Roma anni ’80, è stato Renato Portaluppi.  “A Roma mi ha rovinato Giannini, mi si è messo contro, lui e Massaro non mi passavano mai la palla” ricorda oggi.

La presentazione di Renato: arrivò con l’elicottero

Arrivato alla Roma nell’estate del 1988 per la cifra di 3 miliardi di lire, Renato Portaluppi doveva essere l’ala destra capace di scardinare le difese a suon di dribbling ubriacanti e di infilare le porte con il suo tiro al fulmicotone. In effetti in Brasile aveva vestito le maglie più prestigiose quelle di Gremio e Flamengo e soprattutto quella della nazionale verdeoro.

Renato in azione con la maglia della Roma

E aveva segnato sempre con regolarità. Normale per i tifosi giallorossi immaginarselo ottavo re di Roma. E invece nella capitale Renato si rivelò un disastro totale. Sicuramente più famoso per le sue avventure fuori campo e per le trasferte in discoteca ai Parioli. Una delle sue frasi di benvenuto è diventata leggenda: “Ho avuto 5 mila donne, più che i difensori, di me dovevano preoccuparsi soprattutto le loro mogli”. Le cronache dell’epoca raccontano di avventure a ciclo continuo, di bionde e more esibite quasi come trofei a Trigoria.

Di notte brave nelle discoteche romane e di avvistamenti con qualche litro di alcool di troppo in corpo. Le sue prestazioni in maglia giallorossa dopo un buon avvio estivo, furono sempre più imbarazzanti. Rarissimi i dribbling riusciti, quasi nessuna giocata degna della sua fama, nessun gol in campionato. Alla fine anche i tifosi più sfegatati dovettero arrendersi all’evidenza: Renato non era neanche lontano parente del bomber che tutti sognavano. O per meglio dire, si rivelò un bomber sì, ma soprattutto fuori dal campo. Tornato in madrepatria Renato ha però ripreso a giocare su buoni livelli e, nonostante una vita non proprio monastica, riuscì a calcare i terreni verdi fino a quasi 40 anni. Poi una bella carriera di allenatore con successi importanti tra cui la Libertadores alla guida del Gremio nel 2017 (unico brasiliano a vincerla prima come giocatore e poi come allenatore).

Vittorie prestigiose che nel momento di massima ebbrezza l’hanno portato a sparare bordate contro il sistema e contro i colleghi più in auge: “Per quello che ho fatto al Gremio meriterei una statua, un giorno allenerò il Brasile. Vorrei vedere un giorno Guardiola e Mourinho allenare le squadre che ho allenato io. C’è chi tra gli allenatori il calcio va a studiarlo in Europa, io non ne ho bisogno: chi sa, sa. Chi non sa, studia. Il pallone è come andare in bici: non si scorda mai”. Su Cristiano Ronaldo; “Ronaldo? Non ho dubbi, io ero più bravo di lui, avevo maggiore tecnica. Troppo facile nel Real Madrid: se Ronaldo avesse giocato nei miei club, senza prendere 4 mesi di stipendio, cosa avrebbe fatto?”.

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