Il suo nome era Washington Cacciavillani
Lug 18, 2021

Il suo nome era Washington Cacciavillani ed oggi, avrebbe compiuto 87 anni. Detto El Chico, uruguaiano, ha vissuto una parabola sportiva parallela, in grado di sovvertire i momenti di gloria (pochi), rispetto a quelli di profonda delusione e distacco da una vita sportiva perfetta. Acquistato dall’Inter di Angelo Moratti, giocò pochissimo e trovò maggiore dedizione in provincia, specie in Sicilia. Talento sudamericano con i piedi e grande propositore di calcio offensivo, da allenatore. Una figura pragmatica, in grado di ricostruirsi una seconda giovinezza in panca, ritrovando una verve perduta nel tempo. Come giocatore ha militato nel Club Atlético River Plate di Montevideo nella stagione 1954-‘55, disputando 30 gare. Venne poi ingaggiato in Italia dalla Pro Patria di Busto Arsizio, con la quale collezionò sei presenze nella Serie A 1955-‘56, andando a segno in occasione del pareggio esterno a Vicenza, ed altre 25 partite segnando 2 reti nel successivo torneo di Serie B.

Nella Pro Patria 1956-’57

In seguito si trasferì all’Inter, scendendo in campo in campionato in una sola occasione. Venne acquistato poi da Ravenna, Casertana e Siracusa, disputando sei campionati in Serie C, più altre tre stagioni in Quarta Serie con la maglia del Floridia. In carriera ha collezionato complessivamente 7 presenze ed una rete in Serie A e 25 presenze e 2 reti in Serie B.

Nella mente dei tifosi di Castelvetrano, specie in coloro che hanno vissuto gli indimenticabili anni 80, non può esser dimenticata la figura emblematica di questo allenatore uruguagio. Giunse nel 1987-‘88, nel campionato di Promozione girone B. Un torneo particolarmente duro, difficile, reso complicato dalla presenza di notevoli compagini dall’alto profilo storico-sportivo (Marsala, Pro Marsala, Niscemi, Caltagirone, Terranova, Ragusa ed ambienti caldi come quelli di Ravanusa, Palma di Montechiaro e Ribera). Cacciavillani portò un’idea innovativa e decisamente intensa, proponendo un pressing asfissiante e la ricerca continua della vittoria.

I tifosi folgorini, dopo l’amara retrocessione dall’Interregionale dell’anno precedente, iniziarono a sognare un pronto riscatto ed una risalita veloce. Gli esordi, un cammino esaltante e la crescita di alcuni giocatori (l’indimenticato bomber Minniti), crearono un entusiasmo di difficile gestione. Eppure, noto per i suoi modi bizzarri e poco fluidi, ebbe i suoi ostacoli e cedette alle solite tentazioni. Quali? L’amore per il vino e quella consuetudine mai doma di, perdersi nell’autogestione morale ed umana del personaggio. Le leggende correvano velocemente ed attorno a Cacciavillani, prevalsero incoscientemente alcune storie poco convincenti.

Cacciavillani (con i baffi) in panchina durante la sua esperienza come allenatore

Un carattere definito pesante – come ha scritto Salvatore Di Chiara su “CastelvetranoNews” – scontrandosi con l’ambiente, un rapporto diretto e spesso litigioso con i giocatori e quei modi scorbutici che, portarono ai primi risultati negativi e successivamente al tracollo della compagine rossonera, sino all’amaro esonero. La sua avventura castelvetranese durò alcuni mesi, nonostante attorno a lui prevalesse un incessante entusiasmo. La Folgore giunse sesta in quel torneo, vinto dal Niscemi e venne ripescata ugualmente nel torneo Interregionale grazie al lavoro mediatico svolto dal presidente D’Arienzo. Cacciavillani rimase fermo un anno e chiuse la sua avventura calcistica, con un quarto posto raggiunto con il Terranova Gela. Rimarranno impresse nell’ambiente folgorino, le gestualità d’un uomo vibrante, carismatico, noncurante del mestiere e delle sue grandi capacità tecnico-tattiche.

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