Gazza possedeva intelligenza calcistica a palate
Lug 10, 2021

Paul Gascoigne è uno di quei calciatori, anzi uno di quegli uomini, che non hanno mai smesso di far parlare di sè. Oggi, però, Gascoigne è conosciuto dal grande pubblico più per le sue disavventure fuori dal campo: l’alcolismo, la depressione, le continue ricadute. Il Gascoigne di oggi è un uomo che sembra irrimediabilmente avviato verso il baratro, un baratro senza fine, triste e buio. Un destino che sta facendo dimenticare un po’ a tutti quel che Paul Gascoigne è stato da calciatore. Perchè Gazza è stato prima di tutto un grande, grandissimo calciatore. Ed è proprio del favoloso giocatore che Gascoigne ci parla “Libero Pallone”: perchè troppo spesso le sue disavventure di uomo hanno oscurato le sue meraviglie di calciatore.Paul nasce a Gateshead, nella contea del Tyne and Wear, nel profondo nord inglese, il 27 maggio del 1967. Il suo nome completo è Paul John Gascoigne: la madre, che lavora in fabbrica, e il padre, un manovale, sono grandi fan dei Beatles, e scelgono questi due nomi in omaggio a Paul McCartney e John Lennon, due vere e proprie icone britanniche. Anche il piccolo Gascoigne, una volta cresciuto, lo diventerà. 

Gazza nel Newcastle


La famiglia di Paul, di certo, non naviga nell’oro: fin da piccolo, Gascoigne intravede nel pallone la strada che porta ad un futuro migliore, sia per lui che per i suoi genitori. Ci sa fare col pallone, Paul, che viene presto notato da diversi scout. Ha anche qualche problema di peso, però: i provini con Ipswich Town, Middlesbrough e Southampton, infatti, non vanno per il verso giusto. L’occasione giusta arriva grazie al Newcastle, che lo inserisce nelle sue giovanili nel 1980. Mentre fuori dal campo tutti i problemi caratteriali di Paul vengono prepotentemente a galla, sul rettangolo verde il talento del ragazzo venuto da Gateshead si sprigiona in tutta la sua grandezza. Paul è quello che oggi verrebbe definito un giocatore moderno: ha tecnica sopraffina, ma la accompagna ad un fisico possente e ad una grinta leonina. Paul è nato per giocare a calcio: è dotato di un dribbling pazzesco, sa rifinire l’azione per i compagni, sa concludere a rete personalmente, è un centrocampista completo, è il talento più fulgido della sua generazione, in Gran Bretagna. 

Nel Tottenham

Nel 1984-’85 Paul è il capitano del Newcastle che si aggiudica la FA Youth Cup, e si toglie anche la soddisfazione di segnare una doppietta nella finale di Vicarage Road contro il Watford. Il 13 aprile dell’85, a Saint James Park, Paul fa il suo debutto in prima squadra nella vittoria per 1-0 sul Queens Park Rangers. La stagione successiva è quella dell’esplosione: Willie McFaul, manager subentrato a Jack Charlton, inserisce Paul in pianta stabile nella prima squadra dei Magpies. I risultati sono strabilianti: tra First Division, Fa Cup e League Cup Gascoigne mette insieme 35 presenze e 9 reti, niente male per un centrocampista. A nemmeno vent’anni, Paul Gascoigne si rivela al mondo come l’astro nascente del calcio inglese. Il Newcastle finisce undicesimo, Paul è una delle sorprese del torneo: a fine stagione finisce sulla copertina del Rothmans Football Yearbook, l’almanacco annuale del calcio inglese. Nella stagione successiva il Newcastle si salva a fatica, ma l’apporto di Paul è sempre decisivo: 26 presenze, 5 reti. E’ la stagione ’87-’88, però, quella della definitiva consacrazione di Gascoigne, quella della definitiva maturazione (calcistica, s’intende): 41 presenze totali, 11 reti, score premiato con l’elezione a PFA Young Player of the Year e con l’inserimento nel PFA Team of the Year. E’ tempo di spiccare il volo per Gazza: su di lui ci sono gli occhi di tutti i migliori club inglesi. Il Manchester United di Alex Ferguson, che nell’88 non è ancora “Sir”, sembra vicino a spuntarla, ma alla fine Gascoigne firma per il Tottenham: al Newcastle va la cifra record, per l’epoca, di 2,2 milioni di sterline.

Nella nazionale inglese

Durante la prima stagione a White Hart Lane Gazza mette insieme 37 presenze e 7 reti: gli Spurs si piazzano sesti in First Division. Nel 1989-’90, la stagione che conduce al Mondiale italiano, il Tottenham migliora e conclude al terzo posto: Gascoigne, una colonna della squadra allenata da Terry Venables, totalizza 38 presenze e 7 reti. Per i tifosi degli Spurs Paul è il giocatore dell’anno: Gazza, insieme a Lineker, è la grande speranza dell’Inghilterra che si presenta ai Mondiali nel Bel Paese. La rassegna iridata, per la nazionale dei tre leoni, si concluderà in semifinale, ai rigori, contro la Germania Ovest che poi salirà sul tetto del mondo. Durante la gara giocata al Delle Alpi, dopo un fallo su Thomas Berthold, Gascoigne si vede sventolare un cartellino giallo. Un cartellino che significa squalifica per un’eventuale finale: Paul scoppia in lacrime, è inconsolabile, disperato. In finale l’Inghilterra non ci arriverà, ma quell’immagine farà di Paul Gascoigne un’autentica icona popolare per i sudditi della Regina.
Reduce dalla delusione italiana, Paul, nel 1990-’91, sfodera quella che senza dubbio è la sua miglior stagione in carriera: 37 presenze totali, 19 reti messe a segno. In First Division il Tottenham chiude decimo, ma in FA Cup il cammino è esaltante: gli Spurs arrivano a Wembley e si prendono la coppa battendo per 2-1 il Nottingham Forest. Gazza è il grande trascinatore di questa cavalcata: segna cinque reti, prima che un infortunio al ginocchio lo blocchi proprio sul più bello, durante la finale di Wembley. Il referto dirà “rottura del legamento crociato”. Gazza salterà a piè pari la stagione ’91-’92, complice anche una ricaduta, nel vero senso della parola: sul finire del 1991, in una discoteca del Tyneside, Paul, probabilmente ubriaco fradicio, cade e si procura un ulteriore infortunio al ginocchio. I tempi di recupero si allungano, la sua avventura con il Tottenham può dirsi conclusa. 

Alla Lazio durante un derby

Nell’estate del ’92 a credere ancora in Gazza, nonostante il serio infortunio patito, nonostante i problemi extracalcistici che si fanno sempre più evidenti, è la Lazio di Cragnotti, che versa nelle casse degli Spurs 5 milioni e mezzo di sterline e si assicura le prestazioni (e le bizze) di Paul Gascoigne. Il rendimento in biancoceleste, però, è sotto le aspettative: in tre stagioni nella capitale, tra problemi di peso, problemi con l’alcool e intemperanze disciplinari Paul totalizza 47 presenze e 6 reti. Nonostante tutto, però, Gazza diventa un idolo per i tifosi laziali, innamorati delle sue stranezze, delle sue gag dentro e fuori dal campo. E poi uno di quei sette gol Gazza lo segna in un derby contro la Roma, all’89’, tanto basta per entrare nei cuori biancocelesti. La parentesi italiana di Gascoigne si chiude sostanzialmente nell’aprile del ’94: in allenamento un contrasto con il giovanissimo Alessandro Nesta gli causa la frattura scomposta di tibia e perone. Al suo rientro, dopo una lunga riabilitazione, sulla panchina della Lazio c’è Zdenek Zeman: i metodi del boemo non vanno esattamente a genio a Gazza, che nell’estate del del ’95 saluta Roma e l’Italia.
Gascoigne viene da stagioni difficili, ma ha solo 28 anni e una gran voglia di rilanciarsi. Per tornare grande sceglie i Rangers di Glasgow. Vuole tornare grande, Gazza, ed effettivamente lo fa: si mette alle spalle gli infortuni, perde addirittura 14 chili, diventa il trascinatore dei protestanti scozzesi. Nel ’95-’96 i Rangers vincono il titolo, Paul è decisivo: memorabile e fondamentale la sua tripletta contro l’Aberdeen alla penultima giornata, quella che regala il titolo ai Rangers. Con 42 presenze e 19 reti totali Paul viene eletto SFWA Footballer of the Year, per lui si riaprono le porte della nazionale. Proprio l’Inghilterra si appresta ad ospitare gli Europei del 1996.

La gioia di Gascoigne dopo un gol con i Tre Leoni

Gazza sembra rinato, parte titolare in tutte e tre le partite del girone, e contro la Scozia mette a segno uno dei gol più belli del torneo: palla in entrata in area da sinistra, finta di tiro col mancino, pallonetto al difensore e conclusione vincente sul primo palo col destro, Wembley in delirio per la sua stella che ha ripreso a splendere. Il sogno inglese prosegue ai quarti, dove la Spagna viene eliminata ai rigori: Gazza è ancora titolare, e dal dischetto non fallisce. Finisce ai rigori anche la semifinale con la Germania: Gascoigne segna ancora quando è il suo turno, ma l’errore di Southgate condanna l’Inghilterra. Un Inghilterra che vede svanire la possibilità di alzare il trofeo in casa, ma che riabbraccia il suo Gascoigne, il suo campione, tornato a grandissimi livelli dopo anni travagliati. 

Nei Rangers Glasgow

Nel 1996-’97 i Rangers vincono ancora il titolo scozzese, il nono consecutivo, e anche su questo trofeo c’è la firma di Gazza: per lui 17 reti in 34 partite totali. Poi, però, i fantasmi dell’alcool tornano a bussare alla porta di Paul. La stagione ’97-’98 è fallimentare, Gascoigne segna appena 3 reti in 28 presenze, le squalifiche, le intemperanze caratteriali, gli eccessi e i problemi fuori dal campo oscurano le belle giocate. Paul finisce addirittura per ricevere minacce di morte da parte dell’IRA, dopo un gesto irriverente nei confronti dei tifosi del Celtic durante un Old Firm. Paul se la cava con 20 mila sterline di multa, ma il suo tempo, in Scozia, si è ormai esaurito. Paul chiude la parentesi con 114 presenze e 39 reti con i Rangers. 


A marzo del ’98 Paul firma col Middlesbrough, seconda divisione inglese: l’allenatore è Bryan Robson, suo ex compagno con la nazionale inglese. Paul fa in tempo a festeggiare la promozione in Premier con il “Boro”, ma a 32 anni è ormai l’ombra di sè stesso. Nelle successive due stagioni mette insieme 40 presenze e 4 reti, ma del giocatore estroso e incontenibile degli anni ruggenti ormai non c’è più traccia. Paul rimane al Middlesbrough fino al 2000: è in questi anni che l’alcool diventa una vera e propria dipendenza, che Paul inizia il suo peregrinare da una clinica riabilitativa all’altra. E’ qui, probabilmente, che si può porre il punto d’inizio del declino di Gazza.
Per la verità, per Gascoigne c’è ancora un’ultima chance nel grande calcio: a porgergli una mano, nel luglio 2000, è l’Everton. In due stagioni con i Toffees Paul scende in campo per 38 volte segnando un solo gol.

E’ il 3 novembre del 2001, l’avversario è il Bolton: Paul Gascoigne manda in rete l’ultimo pallone della sua carriera ad alti livelli. Anche i due anni di Gazza all’Everton sono costellati di problemi, di fantasmi che lo trascinano verso il baratro: la depressione, l’alcool, le cliniche di riabilitazione, gli infortuni. A marzo del 2002 Paul prova a ripartire dal Burnley, in First Division: un’avventura durata sei presenze, senza mai trovare la rete. Nel 2003 Gazza va in Cina: il Gansu Tiamna gli offre un ruolo dal giocatore-allenatore. Quattro presenze, due gol, poi l’alcool si reimpossessa di lui e lo costringe a mollare tutto e recarsi in America per curare la depressione e la dipendenza. Nel 2004-’05 l’ultimo atto di Paul Gascoigne calciatore: otto presenze, senza gol, con il Boston United, Division Two inglese. 
Poi il sipario. I fantasmi, un baratro senza fine, un baratro che ha inghiottito tutto, anche i ricordi di una carriera prestigiosa, quella del talento inglese più scintillante della sua generazione, un talento che al calcio ha dato tanto, ma che avrebbe potuto dare ancor di più, non fosse stato per quei maledetti fantasmi che hanno tentato in tutti i modi di fagocitarlo.


I problemi di Gazza sono sotto gli occhi di tutti, così come le numerose tragedie personali che ne hanno punteggiato l’esistenza e hanno probabilmente contribuito ad aprire le porte della sua anima a quei maledetti fantasmi. Noi abbiamo voluto focalizzare l’attenzione sul campo, su quello che Paul Gascoigne, prima di ogni altra cosa, è stato: un grande, grandissimo calciatore.


“Paul Gascoigne possiede intelligenza calcistica a palate (ed è un’intelligenza abbagliante, che comporta tra le altre doti una sorprendente coordinazione e la capacità di sfruttare all’istante una situazione che nel giro di due secondi non sarà più la stessa), tuttavia è evidente e leggendaria la sua assoluta mancanza del benchè minimo buon senso” ha detto lo scrittore Nick Hornby. In bocca al lupo, Gazza !

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