Il capitano che a Foggia ha scritto la storia
Giu 21, 2021

I lettori nostalgici che avranno modo di sfogliarlo ripercorreranno, pagina dopo pagina, le più belle istantanee della loro squadra del cuore, mentre i più giovani avranno modo di conoscere un Foggia molto diverso da quello degli ultimi anni, fatto di grandi campioni del calcio italiano e di trionfali vittorie, raccontate con garbo da Gianni Pirazzini, bandiera e capitano di tutti coloro i quali si identificano ancora nella maglia rossonera.

Il libro di Domenico Carella

Il libro che celebra la figura del campione Gianni Pirazzini, numero 4, capitano e bandiera del calcio foggiano si intitola  “GI4NNI PIR4AZZINI. Una vita da capitano” (Edizioni il Castello, Foggia, www.ilcastelloedizioni.it): è stato scritto dal giornalista del Corriere del Mezzogiono Domenico Carella ed è impreziosito dalla prefazione curata da Franco Ordine. Il libro racchiude al suo interno un’intervista di ben 325 pagine al grande Gianni Pirazzini, chiamato a raccontare in prima persona le tappe più belle e significative della sua vita, dai natali fortuiti sul letto della Curia del palazzo vescovile di Cotignola, fino ai trentuno anni spesi con la maglia del Foggia, dei quali 13 da calciatore, 5 da direttore sportivo, 7 da team manager e 6 da responsabile del settore giovanile.

Capitano dei Satanelli con Sandro Mazzola prima di un Foggia-Inter

Una storia affascinante che si snoda attraverso le tappe di una vita ai più sconosciuta, fatta di affetti familiari, di duro lavoro presso una fornace produttrice di laterizi e di un’incredibile storia calcistica diventata con gli anni leggenda. Un percorso che Pirazzini intende ripercorrere assieme ai lettori, che vedranno crescere e maturare, rigo dopo rigo, quel ragazzino biondo di Cotignola, in provincia di Ravenna, che passava le domeniche in piazza con gli amici ad ascoltare Tutto il calcio minuto per minuto, che sognava di conoscere José Altafini e infine riuscì a giocarci contro, sfiorando per ben tre volte la convocazione in Nazionale italiana. Proprio lui, che giurando fedeltà ai colori rossoneri ne è diventato l’indiscussa bandiera. Le 374 presenze hanno fatto di Gianni l’uomo immagine del Foggia e di Foggia a livello nazionale, una sorta di icona di lealtà sportiva, eleganza e doti atletiche. Il volume, arricchito da ben 425 foto, tratte dalla collezione privata della famiglia Pirazzini, dall’archivio di Ruggiero Alborea (nipote del giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno Giovanni Spinelli) e dai sapienti scatti di Giuseppe Panniello ed Ernesto Tufo di Casa della Fotografia, punta ad essere un inestimabile album dei ricordi, imperdibile per ogni tifoso rossonero. I lettori nostalgici che avranno modo di sfogliarlo ripercorreranno, pagina dopo pagina, le più belle istantanee della loro squadra del cuore, mentre i più giovani avranno modo di conoscere un Foggia molto diverso da quello degli ultimi anni, fatto di grandi campioni del calcio italiano e di trionfali vittorie, raccontate con garbo da Gianni Pirazzini, bandiera e capitano di tutti coloro i quali si identificano ancora nella maglia rossonera.

A San Siro contro il Milan di Gianni Rivera

Un anno fa, nel corso di un’intervista rilasciata a Andrea Solazzi per “SportPress24”, Pirazzini disse: “Senza dubbio mi è rimasto un calcio diverso, fatto di sacrifici. Specialmente all’inizio: quando debuttati con il Ravenna, in Serie C, i giovani non erano considerati molto. Ho dovuto rinunciare a molte cose per arrivare a realizzare il sogno che mi portavo fin da bambino”.

Pirazzini in azione

Aver vestito solo due maglie, in un’intera carriera, è senza dubbio una rarità. Soprattutto al giorno d’oggi, in cui le bandiere del calcio sembrano pian piano scomparire.

“Ad oggi ci sono troppi interessi, e (questo è un mio giudizio personale) il giocatore cerca sempre di andare dove c’è il maggior guadagno. Ai nostri tempi, invece, c’erano molti più giocatori che decidevano di sposare una determinata causa. Io, per esempio, ho deciso di rimanere a Foggia, facendo anche dei sacrifici. Mi sono sempre posto il dilemma di approdare in un grosso club, dove se sbagli un paio di partite sei morto. A Foggia, invece, nonostante qualche errore, le persone tenevano comunque a mente il tuo valore”.

Fonte: “Il Mattino di Foggia”

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