Spinosi ricorda: “Era un calcio diverso, io dovevo seguire il mio avversario in ogni zona del campo”
Mag 20, 2021

“Caro Spinosi, sei tornato alla corte del Barone Liedholm eh?, ma mi hai riconosciuto?”. “Sì la famosa pelata, sei Pascutti, l’ex attaccante del Bologna…”. È  il botta e risposta tra Lino Banfi e Luciano Spinosi ne “L’allenatore nel pallone”, uno dei due “cameo” cinematografici (l’altro è “Don Camillo” con Terence Hill sempre negli anni 80) di Spinosi che però la sua fama se l’è creata col calcio. Battendo anche la sfortuna, visto che a dieci anni, è investito da una macchina, che gli causa la frattura di una gamba (“Da mancino diventai destro”, amava ricordare).

Spinosi a Enschede nel febbraio 1971, in occasione della gara di ritorno dei quarti di Coppa delle Fiere tra la Juventus e gli olandesi del Twente

Ha giocato e vinto con grandi club: dopo essersi affermato nella Roma, raggiunge la Juventus e in bianconero si ferma otto anni. Negli otto anni torinesi gioca complessivamente 241 partite (138 in campionato, 54 in Coppa Italia e 49 nelle Coppe europee), realizza 4 gol. (1 in campionato e 3 in Coppa Italia) e contribuisce agli scudetti 1972, 1973, 1975, 1977 e 1978 ed alla Coppa Uefa 1977. Nell’estate del 1978 rientra a Roma dove torna a vestire la maglia giallorossa (con la quale lega il suo nome alla Coppa Italia nel 1980 e nel 1981), nel 1982 approda al Verona, nel 1983 al Milan e nel 1984 al Cesena.

Spinosi alla Roma nella stagione 1969-’70

A Il pallone racconta ricorda: “Sono sempre passato per un picchiatore, ma non era così. Certo, le mie entrate le facevo, ma non ho mai fatto male a nessuno e, soprattutto, non sono mai stato espulso per un fallaccio”. Singolare il racconto di come scoprì di essere un giocatore bianconero: “Ricordo che girava voce che dovessi andare alla Juve, ma dalla società non trapelava niente. Una delle ultime partite di campionato la giocammo proprio a Torino contro i bianconeri. Mentre facevo riscaldamento, si avvicinò Boniperti. Ci salutammo e lui mi fece notare che avevo i capelli troppo lunghi e che li avrei dovuto tagliare. Lì ho capito che sarei andato alla Juve! Mi sono ambientato senza problemi, perché stavo facendo il militare a Roma e, praticamente, ero a Torino solamente pochi giorni. In questo modo, non ho sentito la nostalgia di casa e mi sono abituato alla città piemontese per gradi. Poi sono stati anni fantastici, basti pensare che qui mi sono sposato e qui sono nati i miei figli”.

Spinosi alla Juventus nel 1971

Spinosi ricorda: “Era un calcio diverso, io dovevo seguire il mio avversario in ogni zona del campo. Mi ricordo un episodio curioso: giocavamo al Comunale, era inverno e faceva un freddo cane. Il campo era metà al sole e metà all’ombra. A un certo punto il mio avversario (non ricordo chi era) mi dice. ‘Senti Luciano, io vado a giocare al sole che qui all’ombra fa freddo. Tu mi segui?’ Io gli risposi: ‘Certo’. “Bene, allora andiamo’, disse lui. E così facemmo”. Era un altro calcio, come si evince da un altro ricordo affidato al Guerin Sportivo: “Boniperti non era ancora il presidente, ma la società la dirigeva lui. Grande carisma, l’essere stato calciatore gli serviva per capire le situazioni. Arrivai in sede e lui, sorridendo: ‘Ciao romano’: Ed io, ‘Ma veramente avrei anche un nome, sono Luciano’. ‘Poche storie, firma qui’. Era il primo contratto, siglato in bianco”. Il rammarico più grande è non avere più l’amicizia con Fabio Capello. “Litigammo di brutto dopo un derby, e da lì non ci parliamo più. Vorrei poterci mettere una pietra sopra. Per me Fabio è stato come un fratello, è stato anche il mio testimone di nozze”.

Spinosi (in piedi, terzo da sinistra) in nazionale nel 1974

Dopo aver smesso di giocare Spinosi ha intrapreso la carriera di allenatore. Iniziò nella stagione 1984-‘85, subentrando a Santarini alla guida della formazione Primavera della Roma ed è stato sulla panchina della squadra giovanile giallorossa per dieci anni, allenando anche un giovane Totti.

Durante la stagione 1988-‘89 sostituì Liedholm in prima squadra per quattro gare, in cui ottenne 2 pareggi e 2 sconfitte. Nel 1994 passò al Lecce in Serie B, poi alla Ternana in C2. Nella stagione 1996-‘97 affianca Eriksson alla Samp. L’annata successiva andò alla Lazio dove fu dapprima vice con Eriksson, diventando poi collaboratore tecnico. Da marzo a ottobre 2007 fu infine vice di Orsi al Livorno lasciando poi la squadra in seguito all’esonero di Orsi.

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