Una Samp “Regina di Coppe”
Mag 14, 2021

Gli anni Novanta non rappresentarono solamente il decennio dello storico scudetto della Sampdoria, ma anche della conquista della Coppa delle Coppe. Evento ricordato da Giovanni Manenti nel suo articolo “Le due finali europee della Samp nella Coppa delle Coppe. Fondata nell’agosto 1946 a seguito della fusione tra la Sampierdarenese e l’Andrea Doria, la Sampdoria partecipa nei suoi primi vent’ anni ad altrettanti campionati di Serie A dalla ripresa dell’attività agonistica dopo gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, ottenendo anche lusinghieri piazzamenti – quinta nel 1949, ’57 e ’59 e quarta nel ’61 – prima di conoscere un periodo di appannamento contraddistinto da una prima retrocessione in B nel 1966 (peraltro con immediata risalita nella massima divisione) e da successivi tornei quasi sempre contraddistinti da lotte per la salvezza, sino ad una seconda caduta tra i cadetti nel 1977. La svolta epocale, per il club blucerchiato, avviene due anni dopo, con l’acquisizione della società da parte del petroliere romano Paolo Mantovani, il quale, appena messo piede a Genova si lancia nell’ambizioso programma di riportare non solo la Sampdoria in A, ma di aspirare anche alla conquista dello scudetto.

Liam Brady e Trevor Francis

Uomo di poche parole e molti fatti, Mantovani tiene fede alla prima parte della promessa conquistando la promozione in Serie A nel giugno ’82 assieme a Verona e Pisa per poi dimostrare le sue intenzioni nella successiva campagna acquisti estiva, che oltre a giocatori di spessore quali Dario Bonetti e Francesco Casagrande, porta all’ombra della lanterna una coppia di stranieri di lusso quali l’irlandese Liam Brady, sacrificato dalla Juventus sull’altare di “le Roi” Platini e Trevor Francis, oltre ad una 18enne promessa di cui si dice un gran bene, tal Roberto Mancini dal Bologna.

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Il presidente Paolo Mantovani

Sotto la guida del tecnico Renzo Ulivieri, la Sampdoria non si fa impressionare dal calendario che, in veste di neopromossa, la porta ad affrontare nelle prime tre giornate Juventus e Roma a Marassi e l’Inter a San Siro, conquistando altrettanti successi che fanno capire al popolo blucerchiato come in società si voglia davvero far sul serio, per poi concludere il torneo in un’onorevole settima posizione, piazzamento confermato l’anno successivo, stagione al termine della quale Ulivieri è avvicendato da Bersellini, nel mentre Brady viene sostituito dallo scozzese Graeme Souness quale regista di centrocampo.

Graeme Souness

Nel frattempo, Mantovani sta cominciando a completare il puzzle di una formazione che di lì a poco darà spettacolo non solo in patria, ma anche su terreni di gioco di tutta Europa, inserendo nell’organico i difensori Mannini e Vierchowod, i centrocampisti Pari e Scanziani e, soprattutto, affiancando ad un Mancini che sta dimostrando come i soldi per il suo cartellino siano stati ben spesi, un altro giovane, Gianluca Vialli, rilevato dalla Cremonese in cambio di Alviero Chiorri.

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Vialli e Mancini

Ed ecco, allora, che dalla Gradinata Sud si rendono conto di come – considerato come Genova sia una città portuale – quelle di Mantovani non siano “promesse da marinaio”, con la squadra che, al termine della stagione ’85, eguaglia il suo miglior piazzamento di sempre, un quarto posto a soli due punti dalla piazza d’onore e, soprattutto, conquista il primo trofeo della sua Storia, vale a dire la Coppa Italia al termine di un percorso immune da sconfitte e che la vede superare nella doppia Finale di andata e ritorno il Milan allenato da Nils Liedholm, 1-0 a San Sirofirmato” Souness e 2-1 a Marassi con la coppia Mancini e Vialli ad andare a rete.

L’entusiasmo all’ombra della Lanterna è palpabile, anche se il ritorno in Europa viene pagato con un’uscita agli ottavi di finale contro il Benfica (0-2 in terra lusitana, solo parzialmente rimontato con l’1-0 interno) e la successiva stagione è ben al di sotto delle attese, coi doriani che concludono il campionato in un’anonima undicesima posizione, figlia di un finale di torneo sotto tono, basti pensare che nelle ultime cinque giornate non vanno mai a segno. Occorre una sterzata, e questa giunge con il secondo importante tassello nel mosaico blucerchiato, vale a dire l’approdo alla guida tecnica del serbo Vujadin Boskov – già alla Samp nel ’81 come giocatore – fresco di promozione in A con l’Ascoli e con nel proprio palmarès esperienze vincenti in Spagna, mientemeno che al Real Madrid. L’esperienza, l’astuzia e la bonarietà del tecnico slavo danno subito i loro frutti, con la Sampdoria – che nel frattempo ha virato riguardo agli stranieri, sostituendo la coppia britannica con l’arcigno tedesco Hans-Peter Briegel ed il brasiliano Toninho Cerezo – a concludere la stagione ’87 al quinto posto, solo per perdere 0-1 contro il Milan lo spareggio per l’accesso alla Coppa Uefa, ma che serve da rodaggio per il successivo “Quadriennio storico” del club blucerchiato.

Hans-Peter Briegel e Toninho Cerezo, e l’allenatore Vujadin Boškov, alla Sampdoria 

Con una formazione base ben delineata, che vede Boskov impiegare in pratica solo 12 elementi, la Sampdoria chiude il campionato ’88 al quarto posto, ma conquista la sua seconda Coppa Italia a spese del Torino in finale, rischiando di gettare alle ortiche il vantaggio di 2-0 maturato all’andata a Marassi (Briegel e Vialli a segno), con due autoreti che portano il match di ritorno al Comunale ai supplementari, prima che sia Salsano a siglare al 112’ la rete che scaccia i fantasmi.

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Si festeggia la Coppa Italia ’88

Sul fatto che vincere contribuisca a consolidare l’autostima di un gruppo non possono esservi dubbi, ed avere una “vecchie volpe” come Boskov in panchina è altresì utilissimo per affrontare una nuova stagione con il rinnovato triplo impegno tra Campionato, Coppa Italia e Coppa delle Coppe in campo europeo.

Con lo scudetto che prende ben presto la strada di Milano, sponda nerazzurra, con le “Sturmtruppen” di Trapattoni a conquistare il titolo a suon di record, la Sampdoria supera agevolmente i primi due gironi eliminatori di Coppa Italia, disputati tra agosto e settembre ’88, dando appuntamento alla ripresa del torneo a gennaio per potersi così concentrare sull’impegno europeo che la vede debuttare con gli svedesi del Norrkoeping, avversario ostico visto il calendario marzo-novembre del loro campionato. Sconfitti 1-2 in Scandinavia per una rete di Hellstroem a 4’ dal termine, i blucerchiati ribaltano la situazione al ritorno grazie ai centri di Salsano e Vialli, per poi avere meno problemi coi tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena, distrutti 3-1 al ritorno dopo il pari esterno dell’andata, archiviando per il momento il “capitolo europeo”, di cui si riparlerà a marzo ’89. Con i due tornei ben scaglionati durante la stagione, a gennaio e febbraio sono in programma i quarti e le semifinali di Coppa Italia e la “Banda Boskov” non fa sconti né alla Fiorentina (3-0 a Marassi siglato da Mancini, Cerezo e Vialli ed 1-1 in terra toscana) che, ancor meno, all’Atalanta, sommersa di reti con un 3-2 esterno ed un 3-1 casalingo che vede la coppia Vialli/Mancini in cattedra con tre e due reti, rispettivamente.

Acquisito il diritto alla seconda finale consecutiva di fine stagione, sotto con la rassegna continentale, che prevede un altro viaggio all’est, avversaria la coriacea Dinamo di Bucarest dei nazionali Lupescu, Sabau, Mateut e Camataru, impegno che si rivela quanto mai ostico e solo una rete nel finale di Vialli consente alla Sampdoria di strappare un pari in Romania, per poi disputare una gara di contenimento al ritorno, conclusa con un pari a reti bianche che consente comunque l’accesso alla semifinale, opposta ai belgi del Mechelen (o Malines che dir si voglia …), detentori del trofeo.

Il 19 aprile 1989 la Sampdoria travolse 3-0 il Malines nella semifinale di ritorno di Coppa delle Coppe, conquistando l’accesso alla finale di Berna

In una sfida a distanza tra il leader belga Preud’homme ed il suo omologo Gianluca Pagliuca, alla sua prima stagione da titolare a difesa della porta blucerchiata, tocca ancora a Vialli tenere accesa la fiamma della speranza con la rete che, ad un quarto d’ora dal termine, dimezza lo svantaggio derivante dai centri di Ohana e Deferm, per l’1-2 conclusivo che viene ribaltato al ritorno con un 3-0 molto più sofferto di quanto non indichi il punteggio, sbloccato solo a metà ripresa da Cerezo, prima che Dossena e Salsano nel finale ne arrotondino le dimensioni numeriche. E’ Finale, dunque, la prima europea nella storia del club, e l’avversaria è di quelle che fanno tremare i polsi, vale a dire il Barcellona guidato da Johan Cruijff in panchina, imperniato su di un’altra “leggenda” tra i pali, Andoni Zubizarreta, e che può altresì contare sull’esperienza del capitano Alexanco ed, in attacco, sulla coppia formata da Julio Salinas e dall’inglese Gary Lineker.

Teatro della sfida, che va in scena il 10 maggio ’89, è il “Wankdorfstadion” di Berna, passato alla storia per aver ospitato la celebre finale dei Mondiali ’54 tra Germania ed Ungheria, ed i doriani, che schierano a centrocampo lo spagnolo Victor Munoz, prelevato in estate proprio dal Barcellona, sono sin da subito chiamati a rincorrere per il vantaggio azulgrana firmato da Salinas dopo appena 4’ di gioco, il quale appoggia di testa in rete un cross da destra di Lineker, corretto, sempre di testa, da Roberto, per poi subire il punto del raddoppio a 10’ dal termine, frutto di un micidiale contropiede avviato da Soler e concluso da Lopez Rekarte per una conclusione che non lascia scampo a Pagliuca. La delusione della finale persa – e che comunque serva a maturare esperienza in campo internazionale – è compensata dalla conquista della seconda Coppa Italia consecutiva, al cui atto conclusivo la Sampdoria giunge imbattuta avendo di fronte il Napoli di Maradona, fresco reduce dal successo in Coppa Uefa a spese dello Stoccarda, e che si impone per 1-0 al San Paolo grazie ad una zuccata di Renica su assist del dieci argentino ad inizio ripresa.

Con lo Stadio “Luigi Ferraris” chiuso per lavori di ristrutturazione in vista dei Mondiali di Italia ’90, come sede per il ritorno viene scelta Cremona e chi, se non il “cremonese doc” Gianluca Vialli, poteva prendersi l’onere di sbloccare il risultato poco dopo la mezz’ora con un preciso colpo di testa, bissato 6’ dopo da Cerezo, e quando, in avvio di ripresa, Mancini con un colpo di tacco smarca Vierchowod per la rete del 3-0 è ormai chiaro che per Maradona & Co. non vi è scampo, con ancora Mancini ad arrotondare il punteggio sino al 4-0 definitivo trasformando un calcio di rigore per fallo da lui stesso subito.

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I festeggiamenti per la Coppa Italia ’89

Una Samp “Regina di Coppe”, verrebbe da dire, alla quale manca però la consacrazione europea che diviene l’obiettivo primario della stagione successiva, chiusa al quinto posto in campionato ad un sol punto di distanza dalla coppia formata da Inter ed Juventus, mentre lo scudetto è affare tra Milan e Napoli, coi partenopei a prendersi la rivincita sui rossoneri rispetto al titolo del 1988. Con Pagliuca ad aver dimostrato la propria affidabilità come estremo difensore ed avendo già inserito dalla precedente stagione l’esperienza di Dossena a centrocampo, la campagna estiva porta solo a due ritocchi nella figura dello sloveno Srecko Katanec come esterno difensivo e del tornante destro Attilio Lombardo, pure lui prelevato dalla Cremonese, per un “undici base” ben collaudato e che può vantare, quali utilissimi rincalzi, giocatori del calibro di Carboni, Lanna, Victor, Invernizzi e Salsano.

Srečko Katanec in azione con la Samp

Avendo altresì acquisito il dovuto rispetto a livello continentale con il cammino in coppa dell’anno precedente, la Sampdoria affronta la nuova sfida con maggiore consapevolezza nei propri mezzi, e, dopo il comodo successo sui norvegesi del Brann Bergen (2-0 esterno firmato da Vialli e Mancini, 1-0 al ritorno), supera il primo ostacolo di un certo rilievo eliminando agli ottavi il Borussia Dortmund, con Mancini a pareggiare a 2’ dal termine il vantaggio tedesco siglato dal “cobra” Wegmann nella gara di andata e Vialli a siglare la sua personale doppietta al ritorno per l’appuntamento con la manifestazione fissato alla prossima primavera. Coi detentori del Barcellona eliminati agli ottavi dall’Anderlecht, proprio il club belga appare come la più temibile avversaria nel cammino dei ragazzi di Boskov verso una seconda finale consecutiva, non potendo certo incutere più di tanto timore gli svizzeri del Grasshoppers, che vengono liquidati nei quarti di finale con un doppio successo (2-0 a Genova, 2-1 a Zurigo) in cui non occorre neppure la presenza dei “gemelli del goal” nel tabellino marcatori.

I tifosi della Sampdoria invadono il Principato di Monaco

Più ostico l’avversario della semifinale, vale a dire il Monaco dei nazionali francesi Ettori, Sonor e Petit e della coppia d’attacco formata dall’argentino Ramon Diaz ex Inter e dal liberiano George Weah, al suo secondo anno in Europa. Ma, fedele al proprio motto che, “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare”, Vialli non si smentisce e, nella gara d’andata al “Louis II” del Principato, mette a segno ancora una doppietta che si incastona tra il vantaggio di Weah ed il pareggio di Diaz per il 2-2 conclusivo che schiude le porte della finale, poi certificata al ritorno dalle reti di Vierchowod e Lombardo che chiudono il discorso qualificazione già nel primo quarto d’ora. La Sampdoria giunge all’appuntamento conclusivo, fissato a Goteborg il 9 maggio ’90, da imbattuta ed a contenderle il trofeo, come da pronostico, sono i biancomalva dell’Anderlecht, club che con la manifestazione ha una certa confidenza, avendone raggiunto la finale per tre anni consecutivi nella seconda metà degli anni ’70, facendo sua la Coppa nel 1976 e ’78 e venendo viceversa sconfitto nel ’77.

Oltretutto, sfida nella sfida, vi è anche la palma del capocannoniere della manifestazione, che vede in vetta Vialli con 5 reti, seguito ad una sola distanza dal trio belga formato da Van der Linden, Marc Degryse e Luc Nilis, questi ultimi due a formare una micidiale coppia in attacco. Con il reciproco rispetto, i due tecnici Boskov e l’olandese Aad De Mos optano per due schieramenti prudenti in avvio, con il tecnico doriano che lascia Lombardo inizialmente in panchina, così come Salsano, avanzando Katanec a centrocampo ed inserendo Invernizzi nel ruolo di ala tattica in assenza altresì di Cerezo, mentre De Mos manda tra le riserve il già citato Nilis ed un 21enne Luis Oliveira che avremo poi modo di apprezzare in seguito nella nostra massima divisione. Assenze a parte, la prima frazione di gioco si trasforma in un monologo dei blucerchiati che, dopo due iniziali tentativi di Carboni e Mancini, vanno per due volte vicinissimi al vantaggio, dapprima con un imperioso stacco di testa di Vierchowod su corner calciato dal “Mancio” respinto a fatica da De Wilde e quindi con lo stesso Mancini che, lanciato in area, supera il portiere con un delizioso tocco a seguire solo per vedere la sfera rinviata da un difensore proprio mentre stava per varcare la linea di porta. Nella ripresa, Boskov si gioca la “carta Lombardo”, inserendo il tornate in luogo di Invernizzi così da dare maggiore incisività all’attacco, ma oltre ad un’altra ghiotta opportunità per Pari, smarcato davanti a De Wilde da un’abile rifinitura di Mancini e ben contrato in uscita dall’estremo difensore belga, ed un colpo di testa alto dello stesso Mancini su cross del subentrato Lombardo, la seconda frazione non produce altro e la gara si prolunga pertanto ai tempi supplementari. Come avrete notato, dalla cronaca dell’incontro manca il protagonista più atteso, vale a dire il leader della classifica marcatori Gianluca Vialli, ma niente paura, i suoi colpi se li è tenuti in canna pronto per far fuoco quando “il nemico” non è più in grado di rialzarsi, ed ecco quindi mettere a segno l’uno-due che manda al tappeto l’Anderlecht a cavallo dei due tempi supplementari. Con Boskov che rischia anche la seconda sostituzione mandando in campo Salsano in luogo di Katanec ad inizio dei prolungamenti, è proprio il “furetto” di Cava de’ Tirreni a sfruttare una percussione dell’inarrestabile Lombardo sulla corsia di destra il cui tocco al centro non viene controllato da Mancini, ma consente a Salsano di sferrare un destro da appena dentro l’area che, sporcato da un tocco di De Wilde, va a colpire il palo alla destra dell’estremo difensore, il quale, da terra, si lascia sfuggire per un attimo la sfera che gli ritorna dalla respinta del montante, indecisione fatale che Vialli, da “rapace dell’area di rigore” non perdona per portare la Sampdoria in vantaggio allo scadere del primo tempo supplementare.

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La rete del vantaggio di Vialli

Ci sarebbero ancora 15’ di sofferenza per i tifosi blucerchiati accorsi allo Stadio “Ullevi”, ma che si tramutano in festa allorquando ancora Vialli, ad appena 3’ dall’inizio del secondo tempo supplementare, corona una stupenda azione tutta di prima degli avanti blucerchiati che vede Lombardo aprire per Salsano, il quale allarga di prima per Mancini, il cui calibrato cross dalla destra è un invito che il centravanti non può rifiutare, depositando di testa, da pochi passi, la palla in rete, così suggellando sia il trionfo della propria squadra che il suo personale di capocannoniere della manifestazione con 7 reti.

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Il raddoppio di Vialli

Missione compiuta, la Sampdoria è finalmente sul tetto d’Europa, con capitan Pellegrini ad alzare al cielo il prestigioso trofeo – oltretutto con una formazione per dieci undicesimi tutta italiana e, considerata la sostituzione di Katanec con Salsano in avvio supplementari, per certi versi può essere assimilata all’impresa della Juventus nella Coppa Uefa ’77 – al quale seguono l’anno seguente la conquista del primo, e sinora unico, “storico” scudetto, e la stagione successiva una nuova finale europea, stavolta nella massima competizione continentale, la Coppa dei Campioni, con i supplementari a divenire amari per effetto della punizione di Ronald Koeman che regala il successo ancora al Barcellona, club senza il quale oggi potremmo parlare di un “Quadriennio” senza uguali per la società genovese.

L’arrivo a Genova della Samp con la Coppa delle Coppe

E, comunque, coloro che avevano accolto con i soliti “risolini di circostanza” le ambiziose promesse del presidente Mantovani, sono stati proprio serviti a puntino!

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