“Caporalbauer”
Apr 3, 2021

Vittorio Caporale crebbe nelle giovanili dell’Udinese, dalle quali venne poi promosso in prima squadra nella stagione 1967-’68. Giocò con i friulani per quattro anni in Serie C, gli ultimi tre campionati da titolare. Più volte arrivò ad un passo dal salutare Udine per passare a squadre che gli avrebbero fatto spiccare il volo, ma nessuna delle trattative andò mai in porto. Proprio per questo motivo, il difensore, si affacciò sul palcoscenico della Serie A solo a ventiquattro anni, quando il Bologna decise di comprarlo.

Nel Torino che vinse il campionato nel 1976

Caporale arrivò all’ombra delle Due Torri nel campionato 1971-’72, come racconta Giorgio Dini, sulle orme del suo ex compagno di squadra e di difesa in bianconero Adriano Fedele.  A differenza sua, Vittorio non si impose subito come titolare nella massima serie, non avrebbe mai pensato che Franco Battisodo potesse strappargli il posto.  Per quella prima stagione in rossoblù venne definito “riserva di lusso” , ma per lui non era nient’altro che una riserva qualunque. Non gli andava proprio giù l’idea di dover aspettare qualche infortunio o squalifica di un compagno per poter giocare. Ma anche l’ipotesi di ottenere un posto da titolare in serie B gli stava stretta. Veniva spesso accusato di mancanza di temperamento, secondo il giocatore la meccanica e l’esperienza erano i suoi punti deboli, ma per migliorare sensibilmente bisognava giocare con continuità.

Caporale nel Napoli

La pazienza ripaga sempre e il suo momento arrivò la stagione successiva; 24 presenze in campionato e 9 in Coppa Italia. Il suo senso della posizione e la sua capacità di fare il punto di raccordo tra difesa e centrocampo  facevano di lui il classico Libero, ma nel Bologna fu impiegato in diversi ruoli di difesa. In realtà non riuscì mai ad affermarsi definitivamente. Soprattutto perché l’allenatore dell’epoca, Bruno Pesaola, non riusciva a trovargli una fissa sistemazione. Tuttavia, Caporale diede un ottimo contributo alla causa dei felsinei: per lui diverse presenze nella vittoria in Coppa Italia nel 1973-’74, nel Torneo Anglo-Italiano del 1973, e in Coppa Mitropa (a quei tempi ancora competizioni di un certo spessore, nelle quali partecipavano squadre di ottimo livello: quell’anno il Newcastle – che affrontò il Bologna – e il Manchester United di Bobby Charlton nell’Anglo Italiano; la Dinamo Zagabria in Mitropa). Ma il rapporto con Pesaola peggiorò e le sue presenze in campo andarono sempre in calando, fino ad arrivare alla cessione dell’estate 1975.

Era il 10 luglio 1975 quando arrivò a Torino, insieme al compagno Eraldo Pecci, in cambio di Angelo Cereser. Partì subito bene, come jolly difensivo pronto a subentrare ai titolari; esordì alla seconda giornata di campionato da titolare in Torino-Perugia (3-0). Disputò una gara esemplare sia in fase difensiva che offensiva e da allora fu sempre titolare tranne in occasione della ventiduesima giornata quando fu costretto a fermarsi per via di una distorsione al ginocchio. A fine stagione il Torino divenne Campione d’Italia 1975-’76 e lui fu uno dei protagonisti. Per tre stagioni fu il simbolo di una difesa concreta e vincente con un compagno perfetto come Mozzini. In tutto 95 presenze, 81 delle quali in campionato, per tre stagioni memorabili partite con quello scudetto che tutti rimpiangono. All’inizio sostituì Santin, nessuno più gli tolse il posto fino a quando nell’estate del ’78 venne ceduto al Napoli. Ma per tutti è rimasto il vero kaiser di Torino. Sempre al suo posto, in campo come fuori.

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