Domenech per noi italiani incarna appieno lo stereotipo del francese “stronzo”
Mar 9, 2021

Sono le 19 del 23 giugno del 1994 al Foxboro Stadium di Foxborough, Massachussets. Nel piazzale antistante lo stadio un signore agita 2 biglietti. Quel giorno si gioca Corea del Sud-Bolivia seconda giornata del gruppo C. Il Mondiale, ovviamente, è quello americano. La Corea è reduce da un buon pareggio contro la Spagna per 2 reti a 2, la Bolivia ha perso di misura la prima gara contro la Germania, Campione del Mondo in carica, complice un espulsione (appena 3 minuti dopo il suo ingresso) della sua stella Marco El Diablo Etcheverry.


Nell’Olympique Lyonnais

Olympique Lyonnais, album figurine

Allo stadio che appartiene ai New England Patriots ed ai New England Revolution (ex squadra di Zenga) ci sono 54.541 spettatori, potrebbero essere 54.543 se solo quell’uomo che sventola i biglietti riuscisse nel suo intento.

Si avvicinano due loschi figuri, l’uomo fa la sua proposta, loro però, non solo non accettano ma mostrano il distintivo e arrestano l’uomo. Il presunto bagarino si chiama Raymond Domenech, ha 42 anni e da una stagione circa, allena la nazionale under 21 francese. La Federazione francese che aveva accreditato Domenech per quella partita, aveva in seguito comunicato al suo tesserato che non c’era nessuna ragione per andare a vedere il match. Il furbo Raymond pensò allora di recuperare qualcosina. Risultato? 500 dollari di multa e, si narra, una notte al fresco.

Nello Strasburgo
Strasburgo, album figurine

Domenech – come ci ricorda un bell’articolo di “Lacrime di Borghetti” – per noi italiani incarna appieno lo stereotipo del francese “stronzo” e con la puzza sotto al naso. La realtà è che Raymond è un personaggio molto più complesso di quello che sembra. Da giocatore fa una buonissima carriera nel Lione (che non era certo il Lione di oggi), dove gioca come terzino destro. Passa poi per Strasburgo, Parigi (sponda Saint Germain), Bordeaux e Mulhouse dove svolge il ruolo di allenatore-giocatore. In campo era chiamato le Boucher (il macellaio) titolo conseguito dopo aver stroncato la carriera all’austriaco Metzler con un entrata assassina. E qui troviamo la prima stranezza, ovvero a commettere quel fallo, che al povero Metzler ha distrutto tibia e sogni di gloria, non fu Domenech ma tale Jean Baeza. I giornalisti in tribuna si confusero per via della stessa capigliatura. Raymond era ai suoi esordi con il Lione e in zona mista cavalcò l’onda e si attribuì il fallo. Meglio essere un macellaio che non essere nessuno (va detto che in campo non era un agnellino).

Nel 1987 Jean Micheal Aulas compra il Lione e nel 1988 affida la panchina proprio a Domenech, il quale nel 1989 centra la promozione in Ligue 1. Rimarrà alla Gerland fino al 1993, anno in cui la Federazione francese lo nomina Ct dell’Under 21. In 10 anni di Under lancia le generazioni che diventeranno campioni del mondo e d’Europa, raccogliendo un quarto, un terzo e un secondo posto agli europei di categoria. Nel 2004 al campionato europeo portoghese, la nazionale transalpina allenata da Jacques Santini viene eliminata ai quarti da un perfido colpo di testa di Angelos Charisteas. Finisce un ciclo e con esso finisce l’avventura di Santinì. Sembra ufficiale l’arrivo di Tiganà o Blanc, con Domenech e Bruno Metsu alla finestra ad attendere sviluppi. Si autocandida anche l’ex Ct inglese Glen Hoddle (colui che affermò che gli handicappati pagavano colpe della vita precedente), ma ovviamente viene subito scartato. A sorpresa la Federazione affida la panchina a Raymond che, pronti-via, si ritrova subito a gestire l’addio ai Blues di Thuram e Zidane. Parte male, colleziona pareggi e litiga con Pires.

 Robert Pires viene spesso ignorato nonostante sia uno dei giocatori di maggior talento nella rosa. Ciò in ragione, a quanto pare, del suo segno zodiacale: lo scorpione, segno non particolarmente amato dal Ct francese, grande appassionato di astrologia (“gli ariete sono dinamici, gli scorpione non fanno gruppo”). Pires lascia la nazionale, la Francia colleziona pareggi su pareggi durante le qualificazioni, il Ct convince Zidane, Makelele e Thuram a tornare in nazionale nell’estate 2005. La Francia alla fine riesce a qualificarsi avendo la meglio su Svizzera, Israele e Irlanda.

Tutte le figurine di Domenech

 Arriva il Mondiale di Germania, Coupet poco prima delle convocazioni lascia il ritiro dopo una furibonda lite con Domenech, il caso rientrerà, ma Coupet sarà il dodicesimo alle spalle dell’immortale Barthez. Spiccano le mancate convocazioni di Govou (poi convocato per sostituire l’infortunato Cissè), Mexes, Anelka, (lo scorpione) Pires e il neo campione d’Europa Giuly, protagonista di un’ottima stagione a Barcellona. In realtà quella contro Giuly è una vendetta, l’ex Monaco non veniva convocato dal 12 Ottobre 2005,periodo nel quale la Francia era in piena emergenza. A quanto emerge dalla biografia di Giuly, nella primavera del 2004 dopo un intervista sul canale M6, il giocatore inviò un messaggio alla giornalista Estelle Denis, al tempo compagna di Domenech. Da quel messaggio, Giuly fece qualche sporadica apparizione con Domenech, per poi essere definitivamente accantonato.

 Al Mondiale la Francia parte malissimo con due pareggi contro Svizzera e Corea. Circolano le prime voci, la squadra è messa in campo da Zidane ed Henry. Quello che è certo è che l’esclusione dai titolari di Trezeguet è dovuta unicamente agli astri, come Pires, Trezeguet si porta dietro la “maledizione dello scorpione” (è bilancia ma ha avuto la sfortuna di nascere in zona scorpione) e nelle prime 3 partite viene utilizzato poco o niente. In virtù del 2 a 0 contro il Togo, la Francia approda agli ottavi come seconda classificata, da quel momento in poi sarà un’altra squadra. Asfalta 3 a 1 la Spagna, si ripete meravigliosamente contro il Brasile (1 a 0) e vola in semifinale. Trezeguet è sempre in panchina. In semifinale un rigore di Zidane elimina il Portogallo. In finale Domenech cede e, al minuto 100, in pieno supplementare, inserisce Trezeguet per Ribery, 10 minuti dopo sarà espulso Zidane. Trezeguet sbaglierà il rigore che condannerà la Francia. A tradirlo ad un passo dal traguardo proprio quel giocatore venuto al mondo in zona scorpione. Accuserà Materazzi di aver progettato tutto, se la prenderà per l’espulsione avvenuta secondo lui con la moviola in campo. Da quel giorno incrocerà l’Italia per ben 3 volte, sarà un occasione per mettere in scena da ex attore, la sua teatralità. Prima di Francia-Italia del settembre 2007,risponderà a Materazzi “Dice che non abbasserà lo sguardo davanti a me? Beh.. si sbaglia, visto che è quasi 2 metri ed io sono alto 1 e 75” “Non ho paura dell’Italia ma dell’arbitro, con gli italiani è un abitudine: nel ‘96 quando allenavo l’under truccarono una partita per qualificarsi alle Olimpiadi”.  Durante la partita citata da Raymond ,si sfiorò una rissa con Cesare Maldini che in sala stampa annuncio di non voler parlare di “bagarini”.

Gilbert Gress e Raymond Domenech

Il vero capolavoro di Raymond arrivò però il 17 giugno del 2008, ultima decisiva partita del girone dell’Europeo austro-elvetico. A Zurigo si gioca Francia-Italia, chi perde è fuori. Pirlo e De Rossi abbattono una spenta Francia facendo guadagnare agli Azzurri i quarti di finale. Nel post-partita 60 milioni di telespettatori aspettano le dichiarazioni di Raymond, vogliono sapere il perché di quella bruciante eliminazione contro i tanto odiati rivali. Domenech si supererà.  Si aspettano le dimissioni in diretta, le scuse per il pessimo spettacolo offerto dai vice-campioni del mondo, quello che arriverà è una decisamente proposta di matrimonio ad Estelle Denis.

Ai Mondiali 2006, Ct della Francia, con Zidane nella finalissima contro l’Italia

 La Francia spalanca la bocca in un mix di stupore e rabbia, Platini già scongela Tiganà ma il presidente della federazione Escalletes conferma il tecnico fino al 2010.

Tutto questo è Raymond Domenech, un personaggio tanto assurdo quanto geniale. Le sue scaramanzie, i suoi modi strafottenti, le sue accuse pesanti, rilasciate con un incredibile naturalezza. Uno capace di dire la parola sbagliata nel momento giusto, un paradosso vivente, un Mourinho al cubo per quanto riguarda le provocazioni e l’essere tronfio di se stesso, ma che tecnicamente non vale più di un Donadoni qualunque. Un attore teatrale. E da attore, ogni volta che lo vedevo provocare o rispondere in maniera totalmente insensata, mi ricordava l’alter-ego morettiano Michele Apicella, straordinariamente surreale incredibilmente attuale. Uno che non passerà mai di moda.

Era giugno 2010 quando la nazionale francese suggellava la pessima avventura ai Mondiali del Sudafrica con un ammutinamento dei calciatori contro il Ct Raymond Domenech

Dopo l’eliminazione al girone nel Mondiale africano, la Federazione francese opterà per il licenziamento. Il caso Anelka, lo spogliatoio spaccato, una squadra a pezzi. Pagherà in fondo solo lui, forse in questo caso il meno colpevole. In Italia si esulta, via l’antipatico Domenech, a la maison. Ed è così che Raymond esce di scena, uno che per un semplice rigore o per una testata di troppo non si ritrova nell’olimpo dei 18 tecnici campioni del mondo,viene messo alla porta dopo 16 anni di devoto servizio alla F.F.F, neanche fosse il garzone del lattaio. Un ultima splendida performance la regala a fine settembre, chiedendo il sussidio di disoccupazione, non una semplice provocazione ma una vera e propria vendetta contro l’onta dell’allontanamento forzato dalla Federazione.

Sono quasi le 18 del 22 giugno del 2010 al Free State Stadium di Bloemfontein, la Francia è stata appena sconfitta per 2 a 1 dai padroni di casa del Sudafrica, un uomo vaga per il campo salutando, pochi minuti prima aveva rifiutato di stringere la mano al Ct sudafricano Parreira, un ultima grande prova d’attore prima di uscire dalle scene. Ritornerà. Quelli come lui ritornano sempre,l a prossima sfida tra Italia e Francia non sarà la stessa però, perderà un ingrediente fondamentale, sgradevole ma fondamentale. Au revoir Boucher, non mancherai a nessuno ma in fondo mancherai a tutti.

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