Il Bologna di Ulivieri, le parole di Enzo Biagi
Feb 2, 2021

Pronto, dottor Enzo Biagi…

«Come minimo un pareggio».

Prego?

«Sì, lei mi stava cercando per Juventus-Bologna, no? Ecco, questo è il mio pronostico da vecchio tifoso rossoblù: un pareggio glielo lasciamo».

Enzo Biagi

Che effetto fa questa partita a Torino guardando la Juve dall’alto e, addirittura, volendo esagerare, con la possibilità teorica di arrivare al primo posto della classifica?

«Senza perdere la dimensione della realtà mi sembra un bel premio per la serietà di questo nuovo Bologna, del presidente Gazzoni e dell’allenatore Ulivieri che hanno restituito dignità alla mia cara squadra».

Ora è più facile essere bolognesi a Milano, quando si parla di calcio.

«Si è bolognesi tutto l’anno, però adesso anche a noi è stato restituito diritto di parola nei bar dello sport. Ma, stando all’estero, io non mi sono mai vergognato della mia passione rossoblù: è successo anche alla Roma di cadere in disgrazia ed è pur sempre la squadra della capitale».

Renzo Uliveri sulla panchina del Bologna

Cosa le piace del Bologna di Ulivieri?

«Non mi addentro in questioni tecniche perché non voglio fare l’ora del dilettante. Ho visto qualche spezzone in tv e la partita dell’altra sera con la Cremonese in Coppa Italia, che sinceramente non m’è parsa granché. In generale, mi piace l’immagine seria che ha la squadra in campo e che rispecchia quella del suo allenatore. L’ho conosciuto e mi ha fatto una bella impressione: un uomo che non fa folclore, non fa smargiassate o proclami, non parla di miracoli ma lavora bene. E parla anche bene l’italiano: non sembra nemmeno un allenatore di calcio, quanto a questo».

Una formazione del Bologna nella stagione 1997-’98, in posa all’interno dello stadio Renato Dall’Ara. Da sinistra, in piedi: M. Paganin, K. Andersson, D. Carnasciali, A. Mangone, G. Sterchele; accosciati: S. Torrisi, P. Cristallini, G. Marocchi, R. Baggio, O. Magoni, C. Nervo

Vicenza e Bologna davanti alle grandi squadre cosa le dicono?

«Che anche la serie A è lo specchio dell’Italia: senza la provincia non si andrebbe da nessuna parte».

Però a Bologna si offendono a essere chiamati provinciali.

«Beh, non sarà mica diventata Chicago adesso».

(intervista di Emilio Marrese, La Repubblica, 1 dicembre 1996)

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