Dall’oratorio alla serie B persa per un soffio
Gen 12, 2021

Comincia nell’immediato dopoguerra il “calcio vero” a Boccaleone, quartiere di Bergamo, con l’appassionato Don Mario Giavazzi (direttore dell’Oratorio) nella Stagione 1945′-’46 disputa il primo campionato a undici giocatori. Le partite casalinghe vengono disputate a Seriate, per mancanza del campo di gioco; nel 46′ l’inaugurazione del nuovo campo a undici con l’amichevole “di lusso” contro il Ponte San Pietro, militante nel campionato di serie B.

Sotto la presidenza di Lodovico Casari, la prima squadra, che già allora si chiamava Virescit, arriva fino alla prima Divisione e durerà fino alla fine degli anni 50.

Un’immagine degli Ultras

Poi arriva la Landini, il cui pesidente Nino Stefanelli, curerà principalmente il settore giovanile. Subentra poi l’Alborgomma di Alborghetti, che ottiene ottimi risultati nell’arco di sette-otto anni.

Stagione 1985-’86

Si cambiano diverse altre gestioni fino all’estate del 1975, quando i Fratelli Ghisleni partendo dalla Terza Categoria rinforzano la squadra e la conducono (attraverso una serie di spettacolari promozioni) fino allo storico spareggio di Perugia contro la Reggina che vale la serie B. Spareggio che purtroppo la vede uscire sconfitta.

Dalle sfide all’oratorio alle porte della B

La giornata dello spareggio per la serie B: domenica 12 giugno 1988. Domenica 12 giugno 1988 è il giorno in cui la Virescit Boccaleone è arrivata più in alto: si gioca allo stadio “Renato Curi” di Perugia contro la Reggina lo spareggio per salire in B. La squadra calabrese è allenata da Nevio Scala, che negli anni successivi approderà alla serie A. La squadra bergamasca si trova dal giorno prima in ritiro in un albergo nella parte alta della città umbra. Intanto il quartiere di Boccaleone da alcuni giorni è in festa ed in fermento: numerose bandiere biancoviola sono esposte, i giornalisti locali vengono ad osservare gli allenamenti della squadra ed a descrivere l’attesa. Anche Don Piero, parroco al quel tempo, sostiene la squadra che si allena sul campo del suo oratorio, dove nelle grandi occasioni (alcune partite di richiamo dei campionati precedenti, che hanno visto la scalata alla serie C) vengono perfino montate nel cortile alcune tribune in tubolari per accogliere il gran numero di spettatori.

Durante questo campionato le partite casalinghe vengono disputate allo stadio di Bergamo. Alle 15 la squadra parte in pullman dall’albergo per recarsi allo stadio, ma, arrivati a circa 800 metri dall’entrata, la comitiva bergamasca viene ostacolata da una marea di tifosi della Reggina, che non lasciano passare il mezzo. Solo alle 16,15 la squadra, con una certa agitazione, riesce ad arrivare negli spogliatoi per prepararsi alla partita.

Nel 1993 la Virescit attraverso una fusione societaria si trasferisce ad Alzano

Il colpo d’occhio sugli spalti è impressionante: lo stadio è strapieno, circa 20.000 spettatori. Di questi circa mille sono tifosi bergamaschi, arrivati in nove autobus ed un centinaio di auto: tutti gli altri sono tifosi della Reggina! L’arbitro dello spareggio è nientemeno che Trentalange di Torino, allora giovane emergente e successivamente approdato alla serie A: erano alcuni anni che le strade della Virescit e del giovane arbitro stavano scorrendo parallele, dai Dilettanti alla serie C1. Finalmente la partita inizia, sotto un caldo micidiale, ed un tifo a dir poco infuocato dei tifosi della Reggina, alcuni dei quali, proprio a ridosso della panchina della Virescit, mostravano intenzioni poco raccomandabili.

La Reggina, squadra più quotata ed esperta, in campo gioca con molta determinazione, sostenuta da un tifo assordante, e riesce ben presto a passare in vantaggio, dopo soli dieci minuti, grazie ad un’autorete dei bergamaschi. Per la Virescit è una partita tutta in salita, che finisce male: Virescit sconfitta 2 a 0 e Reggina promossa in serie B. Il presidente Ghisleni ha le lacrime agli occhi per la delusione: arrivare ad un passo da un traguardo sportivo storico e non raggiungerlo è davvero dura. In quei momenti si sente più la tristezza del successo mancato che la soddisfazione di essere arrivati fin lì, ma questo è lo sport.

Marco Milan

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