«Il Grande Blek», come l’eroe del famoso fumetto dell’epoca
Mag 15, 2023

Nella ricca e lunga storia del calcio brindisino, tanti sono stati i bravi calciatori che hanno fatto parte della squadra locale e che hanno scritto pagine incancellabili, ma nessuno ha lasciato il segno come Dino Cremaschi. A 16 anni dalla scomparsa, avvenuta nel giugno del 2007, un articolo di Sergio Pizzi lo ricorda e prova a spiegare perché abbia lasciato un ricordo indelebile nei cuori dei tifosi brindisini. Bernardino (questo era il suo nome per esteso) Cremaschi, attaccante classe 1945, arrivò a Brindisi proveniente dal Pescara, insieme a Boccolini e Cantarelli, nell’estate del 1969, fortemente voluto dal presidente Franco Fanuzzi, per rinforzare la squadra allenata da Pasquale Morisco (successivamente sostituito da Luis Vinicio). Grazie a quegli innesti, il Brindisi sfiorò la promozione in serie B, classificandosi al secondo posto, con 50 punti, a soli due punti dalla Casertana.

In un undici del Brindisi. Stupenda la maglia e intriganti i colori

Cremaschi, nei quattro anni giocati a Brindisi, tra campionato e Coppa Italia, totalizzò 130 presenze, mettendo a segno 30 reti. A leggere i freddi numeri, si direbbe che non abbia fatto niente di straordinario, per meritare tutto questo affetto da parte dei tifosi. Nel suo primo anno, spesso partendo dalla panchina, realizzò sei reti, stesso bottino l’anno successivo, con il Brindisi questa volta arrivato terzo alle spalle del Sorrento promosso in serie B e della Salernitana.

Un gol di Cremaschi


Cremaschi, con il passare degli anni, si lasciò crescere dei baffi alla messicana, molto imitati dai brindisini. Quando giocava, amava farlo con i calzettoni abbassati (all’epoca era consentito). Partita dopo partita, i tifosi cominciarono ad apprezzarlo sempre più. Pronto a sacrificarsi per i compagni, per i quali spesso giocava di sponda, aveva un gran dribbling, buon colpo di testa, un forte tiro e, nonostante fosse alto 1,85, era fisicamente possente ed era veloce. Nella sua terza stagione ebbe la definitiva consacrazione, divenendo il migliore realizzatore della propria squadra con 13 reti (sarebbero stati molti di più se avesse «convertito» i 13 legni colpiti). Con i suoi goal contribuì alla promozione del Brindisi in serie B, campionato vinto con 55 punti, con 5 di vantaggio sulla seconda, ossia il Lecce. Sempre più nei cuori dei tifosi, che ne apprezzavano il sacrificio, l’impegno, il lasciare il campo sempre con la maglia sudata, ma anche la sempre grande disponibilità al contatto umano, venne definito dapprima «il gigante buono», in seguito soprannominato affettuosamente «il Grande Blek», come l’eroe del famoso fumetto dell’epoca. L’anno successivo, in serie B, fu il suo ultimo campionato col Brindisi, realizzò altri 5 goal, compreso quello contro il capolista Genoa, sconfitto (3-0) la vigilia di Natale del 1972, per i tifosi brindisini la «partita del secolo».

Esultanza

Finito il campionato, Cremaschi si trasferì in altri «lidi», lasciando a Brindisi tanti bei ricordi. Il suo attaccamento ai colori brindisini è dimostrato da questo episodio. In uno degli ultimi momenti di lucidità, pochi giorni prima di morire, chiese al figlio Daniele di prendere da un armadio della stanza d’ospedale, in cui era ricoverato, un oggetto: era la sciarpa del Brindisi con su scritto «Vecchia Guardia».

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