Diego non è morto, non morirà mai!
Dic 22, 2020

Diego Armando Maradona era adorato come un dio da milioni di persone e ha reso il suo nome un simbolo di riconoscimento mondiale per qualsiasi argentino e napoletano al di fuori del suo paese e della sua città, anche dopo più di due decenni in cui ha concluso la sua carriera di calciatore. Se parliamo di Diego Maradona dobbiamo parlare di calcio. Per tutto quello che ha dato, per tutto quello che ha giocato, per tutto quello che ha fatto intorno a un pallone da calcio. Un giocatore fantastico, meraviglioso, che siede nella tribuna dei più grandi e che rimarrà lì per sempre, senza dubbio. Maradona è morto all’età di 60 anni a causa di un arresto cardiaco, lasciando l’Argentina e Napoli in preda a convulsioni e lutto, il paese e la città che tremavano di gioia e tristezza con ciascuno dei suoi successi e disavventure.

Maradiego è stato la star che ha recitato tra il calcio e gli scandali. La sua personalità complessa e gli eccessi lo hanno reso protagonista più e più volte per tutta la vita. Il quinto dei figli del muratore Diego Maradona e della casalinga Dalma Salvadora Franco, El Pelusa (il capellone), è nato il 30 ottobre 1960 a Villa Fiorito, un insediamento a basso reddito nel sud dell’area metropolitana di Buenos Aires.

“Nacque in una cittadina

fu un desiderio di Dio

crescere e sopravvivere

all’umile espressione

affrontare le difficoltà

con affanno di guadagnarsi

ad ogni passo la vita

in un campetto forgiò un immortale mancino

con sete di esperienza e ambizione di arrivare

da cebollita sogna di giocare un Mondiale

e di consacrarsi in prima squadra

talvolta giocando

poteva aiutare la sua famiglia…” (Rodrigo, La Mano de Dios).

All’età di 10 anni, mentre giocava a palla in un campetto polveroso nel suo quartiere, Maradona è stato scoperto dal reclutatore dell’Argentinos Juniors Francisco Cornejo. Cinque anni dopo, nel 1976, debuttò in prima squadra, il cui stadio ora porta il suo nome.

“Poco tempo e lui debuttò

‘Maradò, Maradò’

la 12 fu quella che intonò

Maradò, Maradò’

il suo sogno aveva una stella

piena di gol e dribbling

e tutto il pubblico cantò

‘Maradò, Maradò’

nacque la mano di Dio

‘Maradò, Maradò’

seminó allegria nel popolo

annaffió di gloria questa terra”. (Rodrigo, La Mano de Dios).

L’esplosione di Diego nelll’Argentinos Juniors lo portò dritto al Boca Juniors nel 1981. Da quel momento in poi, la carriera del giovane calciatore non fece che crescere fino a raggiungere la gloria. Un anno dopo esordisce nel calcio europeo al Barcellona, trasferendosi poi al Napoli in Italia nel 1984, squadra alla quale ha dedicato le pagine principali e più belle della sua storia.

Maradona ha portato in vetta anche la l’Argentina. È stato il capitano della seconda squadra dell’Albiceleste ad alzare un Mondiale, in Messico 1986. Per quel traguardo è diventato il  più grande sportivo della storia argentina. La qualità calcistica di Maradona durante quel torneo, dove ha realizzato 5 gol, lo ha fatto diventare il miglior giocatore del mondo, lasciando un segno storico nella partita contro l’Inghilterra nei quarti di finale, dove El Pelusa ha segnato due gol indimenticabili per la vittoria per 2-1 dell’Argentina. Dopo il conflitto armato del 1982 tra Argentina e Inghilterra per le Isole Malvinas – che continuano ad essere sotto il dominio britannico -, la partita tra i due paesi si caricò di simbolismi e tensioni che superarono l’evento sportivo. Al 5’ del secondo tempo, dopo un eroore di un difensore inglese, Maradona e il portiere inglese Peter Shilton si contesero il pallone in aria, il capitano argentino lo colpì  con il pugno sinistro e rotolò nella rete dell’Inghilterra .“Giuro su quello che vuoi, sono saltato accanto a Shilton ma l’ho colpito con la testa”, disse il 10 dopo la partita nell’imponente stadio Azteca in Messico. “L’ho fatto con la testa di Maradona, ma con la mano di Dio”, aggiunse, coniando l’espressione con cui sarebbe stato ricordato per sempre.

Anni dopo, Maradona ha riconosciuto che il gol era stato  realizzato con la mano. Il secondo gol argentino in quella partita fu un capolavoro. Maradona ricevette la palla nella propria metà campo e, dopo aver eluso quattro rivali, trafisse Shilton nell’area inglese per segnare quello che, secondo un voto organizzato dalla Fifa, divenne il gol del secolo.

“… la tocca per Diego, ecco, ce l’ha Maradona. Lo marcano in due, tocca la palla Maradona, avanza sulla destra il genio del calcio mondiale. Può toccarla per Burruchaga.. sempre Maradona.. genio, genio, genio.. c’è, c’è, c’è… goooooooooool… voglio piangere.. Dio Santo, viva il calcio.. golaaaaaazooo..Diegooooooool.. Maradona.. c’è da piangere, scusatemi.. Maradona in una corsa memorabile, la giocata migliore di tutti i tempi.. aquilone cosmico.. Da che pianeta sei venuto ?, per lasciare lungo la strada così tanti inglesi ? Perché il Paese sia un pugno chiuso che esulta per l’Argentina.. Argentina 2, Inghilterra 0.. Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona… Grazie, Dio, per il calcio, per Maradona, per queste lacrime, per questo Argentina 2, Inghilterra 0” (Víctor Hugo Morales)

Guidata ancora una volta da Maradona, l’Argentina raggiunse nuovamente la finale nel successivo Mondiale, in Italia nel 1990. Maradona giocò gran parte di quel torneo con un infortunio alla caviglia sinistra e la squadra sudamericana perse la partita decisiva con la Germania Ovest 1-0, grazie ad un rigore molto discutibile. Tuttavia, non furono tutti allori per Maradona, che ha avuto difficoltà a essere dio. Dopo aver toccato il cielo con le sue mani a Messico 1986, è scivolato gradatamente in un inferno dal quale, dicono alcuni, non sarebbe mai riuscito a uscire. Con la fama mondiale arrivarono i vizi che si trasformarono in eccessi, generando polemiche e litigi lungo la strada. La dipendenza dalla cocaina è stata la causa che ha portato rapidamente alla fine della sua carriera calcistica. Diego venne accusato in Italia di avere una convivenza amichevole con la mafia locale e nel 1991 fu sospeso per un anno per essere risultato positivo alla cocaina in un test antidoping. Una seconda sanzione per consumo di sostanze proibite avvenne nel 1994, quando Maradona fu espulso dalla Fifa dai Mondiali negli Stati Uniti dopo essere risultato positivo per cinque derivati dell’efedrina, fatto che colpì duramente la squadra dell’ Albiceleste e gli argentini. “Mi hanno tagliato le gambe”, disse Maradona in un’intervista sull’orlo delle lacrime, sostenendo che era stato manipolato il campione delle sue urine. “Non ho preso alcuna sostanza da far sì che la Fifa mi escludesse da questo Mondiale”, insistette. La sua ultima partita come calciatore, Maradona la giocò nell’ottobre del 1997, ancora nella squadra di cui era un tifoso e nella quale ha giocato di nuovo nel 1995, il Boca Juniors. Dopo aver battuto il suo storico rivale River Plate per 2-1, annunciò il suo ritiro dal professionismo: era lo stesso giorno in cui ha compiuto 37 anni. Lontano dal campo di gioco, Maradona è diventato l’ombra di quello che era una volta. Dopo aver pesato 126 chili e aver subito un bypass gastrico, ha avuto varie complicazioni di salute. Nel 2000 è quasi morto in Uruguay a causa di una crisi ipertensiva e di un’aritmia ventricolare, causata da un eccesso di cocaina nel sangue. “Finora ho vissuto 40 anni ma ne valgono 70. Mi è successo davvero di tutto. All’improvviso ho lasciato Fiorito e sono andato in cima all’universo e lì ho dovuto fare i conti con me stesso”, disse in un’intervista nel 2000.

Dopo aver toccato il fondo, ha attraversato lunghi processi di riabilitazione in Argentina e a Cuba, dove ha rafforzato la sua amicizia con il defunto leader Fidel Castro. Questo rapporto lo ha portato a cementare la sua ideologia di sinistra e ad avvicinarlo ai governi di Hugo Chávez e Nicolás Maduro in Venezuela, Evo Morales in Bolivia e Cristina Fernández in Argentina.

Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, ha avuto una lunga e diversificata carriera come allenatore di diverse squadre, diventando il cittì dell’Argentina ai Mondiali 2010 in Sud Africa, dove l’Albiceleste venne battuta 4-0 dalla Germania nei quarti di finale . Dopo la Selección girò diversi club in tutto il mondo, come Al Wasl e Fujairah negli Emirati Arabi Uniti e Dorados de Sinaloa, nella Seconda divisione del Messico. Dopo la sua esperienza all’estero, è tornato in Argentina nel settembre 2019 quando il Gimnasia y Esgrima La Plata lo ha assunto per guidare la squadra che era in fondo al torneo. Due mesi dopo si è dimesso dal club a sostegno dell’allora presidente Gabriel Pellegrino, che aveva annunciato che non si sarebbe candidato alla rielezione, ma subito dopo è tornato in carica dopo un accordo tra i vertici aziendali. È stato lì fino al momento della sua morte, allenando tramite videochiamata con l’aiuto dei suoi assistenti, dopo aver subìto complicazioni di salute all’inizio di questo mese. Due settimane fa, infatti, Maradona ha lasciato l’ospedale dove era stato ricoverato per continuare con le cure riabilitative a casa dopo un intervento alla testa. Pochi giorni prima era stato sottoposto ad un intervento chirurgico per un ematoma subdurale e poi, a causa di una decisione familiare e medica, era rimasto ricoverato per “malumore, anemia e disidratazione”, secondo i rapporti medici.

La vita personale di Maradona era mutevole e controversa quanto la sua vita professionale.  Oltre alle figlie maggiori Dalma e Gianinna – con le quali negli ultimi anni c’erano state delle frizioni -, la star ha avuto altri sei figli in diverse parti del mondo. “Se muoio, voglio rinascere e voglio essere un calciatore. E voglio essere di nuovo Diego Armando Maradona. Sono un giocatore che ha dato gioia alla gente e questo mi basta e ne ho in abbondanza”, aveva detto  il 10 in un’intervista a un media argentino nel 1992.  È il suo testamento.

“Porta una croce sulle spalle

per essere il migliore

per non vendersi mai

al potere che affrontò

curiosa debolezza, se Gesù inciampò

perché lui non avrebbe dovuto farlo

la fama gli presentò una donna bianca

di misterioso sapore e proibito piacere

che lo rese avvezzo

al desiderio di usarla ancora

compromettendo la sua vita

ed è una partita che un giorno

Diego ha intenzione di vincere

Poco tempo e lui debuttò

‘Maradò, Maradò’

la 12 fu quella che intonò

‘Maradò , Maradò’

il suo sogno aveva una stella

piena di gol e dribbling

e tutto il pubblico cantò

“Maradò, Maradò”

nacque la mano di Dio

‘Maradò, Maradò’

seminó allegria nel popolo

annaffió di gloria questa terra…”. (Rodrigo, La Mano de Dios).

Diego non è morto! Maradona non potrà mai morire, proprio perché i miti sono eterni. Non dobbiamo essere tristi, ma solo ringraziare il Dio supremo di averci dato in dono il dio terreno del calcio.

Mario Bocchio

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