In questo bell’articolo di Francesco Corvino vogliamo parlarvi di un attaccante, tra i più prolifici della sua generazione, che ha giocato nel Napoli per diverso tempo e lasciato un segno indelebile nei cuori dei tifosi del Napoli: parliamo di Giuseppe Savoldi, che è stato ribattezzato “Mister 2 miliardi”, la cifra che l’allora presidente del Napoli, Corrado Ferlaino, sborsa nelle casse del Bologna pur di accaparrarsi il cartellino del centravanti bolognese e della nazionale italiana.

Un giovane Savoldi (in piedi, terzo da sinistra) agli esordi nell’Atalanta,
nella stagione 1965-’66.

Giuseppe Savoldi nasce a Gorlago, piccola cittadina in provincia di Bergamo, il 21 gennaio del 1947, da una famiglia di sportivi: la mamma, Gloria Guerini vince nel 1946 con la Amatori Bergamo il primo campionato italiano di pallavolo femminile, mentre il fratello minore Gianluigi (deceduto nel 2008) e il figlio Gianluca (quest’ultimo anche con una breve parentesi in B proprio nel Napoli) hanno entrambi giocato al calcio come lui.

Savoldi in rossoblù nella stagione 1974-1975, intento a salutare Giorgio Chinaglia della Lazio

Prima di dedicarsi al calcio, Giuseppe aveva una forte passione anche per il basket (giocando nell’A.L.P.E. Bergamo), poi accantonata per seguire il suo sogno di diventare un calciatore professionista.

Giuseppe assieme al fratello Gianluigi, prima di Bologna-Juventus del 14 novembre 1971

Sogno riuscito quando approda nell’Atalanta in prima squadra. L’esordio ufficiale (con gol) è in Coppa Italia il 29 agosto contro L.R. Vicenza, mentre l’esordio in massima serie risale al 5 settembre successivo, in Atalanta-Fiorentina 1-1, prima giornata del campionato di serie A 1965-’66, dove Giuseppe è impiegato ala sinistra, ruolo che all’inizio condivideva con quella della punta centrale. In quella stagione, in cui Savoldi è appena maggiorenne, raccoglie solo quattro gare, ma si fa le ossa, imparando dai calciatori dall’esperienza maggiore.

Nel Bologna, al suo ritorno

Nella stagione 1966-’67, giocando come centravanti con maggiore frequenza (raccogliendo 25 presenze) inizia ad essere un attaccante seguito dai grandi club vista anche la giovane età, mettendo a segno 5 gol nella sua prima stagione da titolare, alla quale ne segue una seconda, campionato di serie A 1967-’68, nella quale Savoldi diviene uno dei bomber più prolifici dell’intero campionato, mettendo a segno 12 gol. Quest’ultima stagione coi bergamaschi (condita anche da un gol in Mitropa Cup), richiamano dell’interesse dei grandi club dell’epoca, tra i quali il Bologna, che se ne assicura le prestazioni sportive per 175 milioni di lire più l’attaccante brasiliano Sergio Clerici (che poi successivamente va al Napoli). Con i bergamaschi sigla 18 gol in 75 partite.

Savoldi (in piedi, terzo da destra) nel Bologna della stagione 1969-’70,
vincitore della Coppa Italia


Savoldi con il Bologna scrive una delle pagine più belle della sua carriera e di quella del club felsineo, che fino a quel momento è una delle squadre più titolate in Italia, con 7 scudetti all’attivo. Con il Bologna il primo anno realizza 9 reti, l’anno successivo altre 6, riuscendo a vincere la Coppa Anglo-Italiana nel 1970. Ma sono gli anni successivi che vedono Giuseppe Savoldi sul tetto dei cannonieri di sempre nella storia del Bologna, andando praticamente sempre in doppia cifra, vincendo due Coppe Italia e il titolo di capocannoniere del campionato di serie A 1972-’73 con 17 reti, al pari di Gianni Rivera e Paolino Pulici.

Savoldi al Napoli nella stagione 1978-1979, mentre esce dal campo con Pietro Anastasi dell’Ascoli.

In maglia bolognese Savoldi mette a segno la bellezza di 96 reti, rimanendo costantemente nella classifica dei bomber più prolifici di quegli anni nella massima serie italiana. Durante la sua permanenza in rossoblù vi è un episodio alquanto incredibile che vede protagonista Giuseppe: un suo gol regolare è annullato poichè un raccattapalle dell’Ascoli, Domenico Citeroni, allontana la palla dalla porta, dopo che la stessa era entrata in rete senza che l’arbitro Barbaresco se ne accorgesse. Alla fine della stagione 1974-’75, Giuseppe Savoldi, ormai 28enne, capisce che la sua avventura bolognese è al termine e chiede di essere ceduto. Sono diversi i club pronti a fare follie pur di acquistarlo, tra i quali Roma, Juventus e Napoli. Addirittura l’allora presidente bolognese in un Bologna-Juventus confida a Giuseppe “Questa è la partita che giochi contro la tua prossima squadra”.

A San Siro, nel Napoli contro il Milan

Ma non erano stati fatti i conti con Corrado Ferlaino, che tramava nell’ombra per aggiudicarsi l’attaccante bolognese. Quello è un Napoli che lotta per lo scudetto da due stagioni, con un gioco funambolico, che richiama quello dell’Olanda di Johan Cruijff, quello del gioco totale che nel campionato italiano è una novità assoluta. Ed ecco che dopo aver perso lo scudetto per mano della Juventus per un gol dell’ex Josè Altafini, e per un attacco a volte non prolifico rispetto al gioco prodotto, il Presidente del Napoli decide di prendere il migliore attaccante su piazza e si concentra su Savoldi.

La trattativa per portare Savoldi al Napoli è tortuosa ma non impossibile. Ferlaino vuole a tutti i costi Savoldi e mette sul piatto 1 miliardo e 440 milioni più l’attaccante Clerici (che torna di nuovo in una trattativa che riguarda Savoldi) e la metà di Rampanti. Valutazione totale: 2 miliardi! Una cifra incredibile per l’epoca, poiché mai una squadra di calcio professionista aveva speso tanto per un calciatore.

Savoldi sigla il suo unico gol in nazionale maggiore, superando dal dischetto il portiere greco Kelessidis nell’amichevole di Firenze del 30 dicembre 1975

Un record che fa scandalizzare e infuriare tutti i giornali del Nord, che accusano Napoli di pensare più al calcio che al colera, che in quel periodo faceva molte vittime tra la popolazione cittadina, tanto da indagare, con un’interrogazione parlamentare, sui fondi utilizzati dalle squadra di calcio per acquistare i calciatori.

Stupendo l’intervento di Enzo Biagi, che sul Corriere della Sera approva l’affare e afferma: “L’ingegnere Ferlaino non è né un dissipatore né un Pulcinella: è un freddo manager che si adegua alla realtà. Fa il suo mestiere molto bene. Non tocca a lui risolvere le secolari questioni sociali, realizzare le riforme e la giustizia: spaghetti, casa, un moderato lavoro, ma il suo compito è organizzare la migliore formazione degli azzurri. Non ha offeso la miseria, caso mai l’ha consolata. E poi, siamo onesti: Napoli non va male perché hanno comperato Savoldi, ma perché non possono vendere i Gava“.

Il Napoli con Savoldi si prepara a vincere lo scudetto, tanto da provocare un entusiasmo irrefrenabile nei tifosi azzurri, che per lui sottoscrivono 75.000 abbonamenti, un record per le casse del Napoli: tre miliardi di lire, ripagando con gli interessi l’investimento fatto da Ferlaino. Ma le cose vanno diversamente per il Napoli: il gioco non è più quello brillante dell’anno precedente e Savoldi non riesce a garantire la prolificità utile al Napoli per vincere lo scudetto. Inizia benissimo direi il suo campionato con 7 gol in 7 partite e con i tifosi sicuri che questo possa essere l’anno buono. Ma sfortunatamente Savoldi si ferma e alla fine dell’anno arriva a quota 14 gol in campionato e la conquista della seconda Coppa Italia della storia del Napoli, dove Savoldi è il protagonista assoluto con 2 reti messe a segno nella finale vinta per 4-0 contro il Verona.

Nelle stagioni successive all’ombra del Vesuvio, Savoldi fa comunque bene il suo lavoro, andando quasi sempre in doppia cifra: 16 reti messe a segno nella stagione 1976-’77, altrettante in quella successiva 1977-’78, mentre solo nove sono realizzate nell’ultima stagione all’ombra del Vesuvio per il centravanti bergamasco, che lascia Napoli con un bottino di tutto rispetto: tra campionato e coppe sigla la bellezza di 77 reti in 165 partite, che lo consacrano come uno bomber più prolifici nella storia del Napoli.

Il ritorno a Bergamo e la chiusura della carriera

Peccato per lo scudetto mancato, a cui si aggiunge anche la sfortunata semifinale di Coppa delle Coppe contro l’Anderlecht, che poteva decretare la prima finale europea della storia della società azzurra, che però si chiude con un arbitraggio totalmente a sfavore e una gara persa per 2-0 dopo la vittoria al San Paolo per 1-0 nella gara d’andata. Savoldi è ceduto nuovamente al Bologna dove realizza comunque altri 11 reti nella stagione 1979-’80, per terminare la carriera di calciatore di nuovo all’Atalanta nella stagione 1980-’81 in serie B, dove mette a segno solo 1 gol in 16 gare disputate. Savoldi gioca in Nazionale solo in quattro occasioni, nonostante i 168 gol siglati in carriera (all’epoca il campionato italiano era davvero tra i più competitivi al mondo e non era semplice scegliere chi portare in Nazionale), siglando anche una rete nella gara disputata contro la Grecia. In Under 21 vince la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo a Tunisi.

Terminata la carriera da calciatore, Giuseppe Savoldi si è dedicato alla carriera da allenatore, dove ha allenato molte squadre, ma tutte di categoria inferiore. Nella sua vita incide anche un disco: infatti durante la sua permanenza a Napoli si cimenta come cantante e il singolo La favola dei calciatori ha anche un discreto riscontro commerciale.

Francesco Corvino

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