Tre decenni esatti dalla mitica sfida fra Argentina e Camerun, decisa dal colpo di testa di Omam-Biyik. Un campionato del mondo che fece innamorare l’Italia.

8 giugno 1990. Tradizione voleva che la prima partita vedesse in campo i campioni in carica. Maradona punta alla riconquista dopo essersi travestito da “Dios” nel 1986. Ma a salire in cielo è François Omam-Biyik. Con l’incornata che deciderà il match inaugurale. Trent’anni esatti fa

Sarebbe stato bello vincere in casa. Ma quella volta la lotteria dei rigori non fu troppo fortunata per l’Italia. In finale c’andò l’Argentina di Maradona, campione del mondo in carica, che il titolo non riuscì a confermarlo.

Agli Azzurri resterà la nostalgia delle Notti magiche, che Italia 90 regalò ai milioni di tifosi italiani, il cui entusiasmo fu fermato a un passo dal sogno.

Gli hooligans fanno paura. Giocano le tre partite in Sardegna a Cagliari. Passano e si lanciano verso la semifinale.

Giusto trent’anni fa iniziarono quei Mondiali, i secondi e (finora) ultimi disputati nel nostro Paese. Sì, fare il bis sarebbe stato bello: campioni del mondo in casa, come fu per gli uomini di Pozzo nel ’34, in azzurro Savoia e infarciti di vere e proprie leggende del calcio.

Peccato non sia andata così, ma quelle serate di calcio, sulle note di Un’estate italiana, qualcosa di magico lo ebbero davvero.

Totò Schillaci! L’8 giugno è il giorno della cerimonia e di Argentina-Camerun. Ma quello dopo è quello azzurro. All’Olimpico tremano tutti fino al suo ingresso in campo: minuto 75. Al 79 è già gol. Austria battuta 1-0. Qualche giorno dopo l’uomo accanto si farà conoscere al mondo del calcio con una rete da antologia contro la Cecoslovacchia.

All’epoca la sfida inaugurale era ancora appannaggio dei campioni del mondo. L’Albiceleste, però, fu protagonista di uno scivolone che, nelle edizioni successive, sarebbe diventato abbastanza comune per gli esordi mondiali degli iridati. Sconfitta clamorosa contro il Camerun, con partita decisa dall’elevazione di François Omam-Biyik e dall’incertezza del portiere argentino Pumpido, che quel pallone se lo fece scappare decretando un successo storico per i Leoni indomabili.

E in mezzo al girone ci pensa Giannini a sfangare la partita contro gli Usa

Che non solo quella partita la vinsero in nove uomini ma, di lì a poco la storia l’avrebbero fatta davvero, arrivando fino ai quarti di finale del torneo, record (all’epoca) per una nazionale africana. Un bell’inizio, inaspettato forse ma indicativo su un torneo che più di qualche sorpresa l’avrebbe riservata. Come quella della Costa Rica, capace di andare agli ottavi regolando sia la Scozia che la Svezia. O l’Irlanda, arrivata ai quarti senza vincere una partita nei 90′.

Ai quarti ci pensa ancora Schillaci (contro gli irlandesi). Matthäus per la Germania. Lineker per l’Inghilterra. L’Argentina passa ai rigori contro la Jugoslavia del miglior giovane del torneo, Prosinecki

Ai rigori sbaglia Donadoni, uno dei migliori in campo. Poi anche Serena. La voce di Bruno Pizzul scandisce otto parole entrate nella storia: “Sono immagini che non avremmo mai voluto commentare”. Si spengono le Notti Magiche. Il sogno finisce in semifinale

L’Italia, partita così così contro l’Austria, riuscì a entrare nel cuore dei tifosi come forse non riuscirà più a fare, se si esclude naturalmente il vittorioso Mondiale del 2006. I gol di Schillaci, i colpi di Baggio e la regia di Azeglio Vicini regalarono al pubblico italiano un percorso netto di sole vittorie.

Segna Breheme. Deciderà lui. Un rigore a sei minuti dalla fine guadagnato da Völler

Matthäus porta la coppa in trionfo insieme a Pierre Littbarski. Una delle tante foto cult di un Mondiale che compie trent’anni in cui l’Italia non celebrò un trionfo, ma per sempre un ricordo indelebile

Con l’unico gol preso, quello ormai storico di Caniggia, che di fatto costò l’eliminazione, portando la semifinale contro l’Argentina ai rigori e a una sconfitta che, ancora oggi, viene annoverata tra i più grandi rimpianti del nostro calcio.

Il Mondiale lo vincerà la Germania, per l’ultima volta Ovest. Una squadra formidabile ma, ancora oggi, ci si chiede se sarebbe stata capace di batterci in finale. Peccato non averla messa alla prova.

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