È un ragazzo come tanti, figlio di contadini. Una tuta addosso e in sella al motorino, coi capelli ricci al vento. Quando non lavora, via verso il mare e gli amici per giocare con un pallone sgonfio. Inizia al Fucecchio, dalle parti di Firenze. Terzino sinistro, in grado però di ricoprire altri ruoli efficacemente. Da mastino sulla seconda punta a mediano, all’occorrenza libero. Moreno Roggiè insuperabile nel gioco aereo, nessuna paura dei contrasti . Atleticamente esuberante, talvolta sul filo dei nervi. Poi serie C, l’Empoli lo acquista per un milione. Troppo forte, c’èla Fiorentina che lo strappa all’Inter: servono 50 milioni più Settini, Scarpellini e la metà di Vernacchia. Con i primi soldi che guadagna, Moreno pensa ai genitori : “Voglio arrivare a tutti i costi per far conoscere anche a loro il piacere del benessere”. Non gli basta e si iscrive a giurisprudenza: in ritiro mentre i compagni giocano a carte, studia per gli esami di diritto industriale e istituzioni di diritto romano. Il 20 gennaio 1972 è già in azzurro con la Nazionale Juniores di Vicini. A Cannes battiamo la Francia 2-1, schierando anche Maldera del Milan, Bini dell’Inter, un certo Antognoni dell’Astimacobi (che chiamano “il piccolo Rivera”) e Guerini del Brescia.

 Moreno Roggi, figurina Calciatori Panini 1973-’74 

E’ appena nata una Fiorentina con lui, Mimmo Caso, Giancarlo Antognoni. Tre diciottenni tutti insieme in campo con Liedholm a dirigere. “Ho voluto questi ragazzi dopo averli visti giocare. Se non riescono loro , non vedo chi possa riuscire nel calcio. Sono ragazzi che sanno stare al loro posto. Roggi tra pochi anni sarà un autentico campione, capace di qualsiasi impresa”.

Roggi alla Fiorentina nella stagione 1975-’76

E’ il 12 novembre ’72, a Firenze arriva il Milan: “Il mio esordio. Ho saputo solo all’ultimo momento che avrei giocato. Istintivamente, forse per un senso di protezione, faccio per sei volte il segno della croce nel corridoio dello spogliatoio . E quando arrivo quasi in cima alla scala che porta al campo, picchio per tre volte la punta del piede destro contro il terzultimo gradino. Come fa Corso del resto. Da allora tutte le volte che gioco , ripeto le stesse cose. Non ho avuto nemmeno il tempo di emozionarmi. Trovarsi davanti un centravanti come Bigon all’esordio in serie A è abbastanza preoccupante. Ma quando si pensa a giocare non c’è posto per altro. Credo di essere andato bene , quindi sono contentissimo”. Quel giorno Moreno Roggi gioca mediano, ma Bigon rientra spesso sulla linea dei difensori e lo disorienta . Poi Roggi incrocia Rivera: lo evita con un colpo di tacco. Quando Bigon esce per infortunio, lui passa su Sogliano che non gli fa nemmeno il solletico: Fiorentina Milan 3 – 1.

16 maggio 1976, Fiorentina-Verona 2-2, gol di Roggi

Un mese dopo c’è la Juve. Roggi gioca splendidamente i primi quarantacinque minuti. Poi prende troppi colpi e il rendimento ne risente. Si perde 2-1. E’ ancora arruolabile per il Torneo di Viareggio e lo porta a casa. Il 13 maggio ’73 c’è il suo primo gol in serie A:  all’Atalanta con una sassata da fuori area. Gigi Radice lo piazza di solito a guardia della mezza punta avversaria oppure terzino. Lo definiscono “la controfigura di Rocca, anche se meno scattante”. Anche se all’inizio lo spostamento da mediano a terzino gli crea qualche difficoltà. Il 18 novembre ’73 il pezzo forte: gol di testa su corner contro il Napoli.

22 febbraio 1976, Fiorentina-Juventus 1-1, le squadre scendono in campo

E’ il 20 gennaio 1974 quando la nuova Fiorentina domina la Juventus : 2-0. Lui gravita nella zona di Cuccureddu, che non tocca palla. E Moreno quando può, riparte. Migliore in campo. Anche se litiga con Capello :“Mi difendo , so replicare parola per parola. Niente di grave. Cose che succedono in tutte le partite”. A Radice scappa un paragone con Facchetti.

La Fiorentina nella stagione 1976-’77

Ringrazio Radice, ma mi sembra un po’ troppo presto per affermarlo. Ci potrà essere qualche sfumatura identificativa fra me e Facchetti, ma lui è un’altra cosa. Devo comunque ammettere che è Facchetti il mio traguardo di calciatore. Di tanto in tanto, al centro tecnico di Coverciano, proiettano film per gli allenatori che frequentano i vari corsi. Io abito a duecento metri da lì e quando lo so , sono là in prima fila. E osservo in particolare Facchetti . Di lui mi piace soprattutto una dote che i film non possono mettere in evidenza: la serietà di un uomo”.

Dopo la vittoria a Marassi del 27 gennaio, la Fiorentina è seconda in classifica. Squadra sfrontata e con sei Under ’21. Poi si cade a Foggia, tutto sfuma. Manca la continuità. Via Radice, c’è Rocco. A settembre ’74 lo schiera stopper contro la Ternana. Ancora gol di testa su corner. Poi all’89° la distrazione e il suo fallo da rigore. Finisce 1-1. In tribuna c’è Bernardini , che ha preso nota. Dalla prima smazzata dopo il mondiale di Stoccarda, esce anche lui. “Moreno Roggi è fortissimo come terzino e libero dell’avvenire”. Questa volta non è uno stage: Jugoslavia-Italia a Zagabria, amichevole. “Quando il dottor Bernardini ci ha rivelato la formazione, mi è corso un brivido su per la schiena. Accidenti … Mi sono detto ‘questa volta è proprio vero, ci sei’. Quindi ce la devi mettere tutta senza aver paura di sbagliare”.  

La Fiorentina festeggia la vittoria della Coppa Italia 1974-’75 in finale contro il Milan

Un paio di giorni prima si procura una lieve distorsione alla caviglia destra. “Andava tutto così bene che non poteva durare”. E Rocca gli dice: “Cerca di non lasciarmi solo. Comunque sento che non perderemo”. Perdiamo, ma Moreno va su Oblak e si fa rispettare. Alla seconda, in palio i due punti. E c’è il signor Cruijff. Quinto minuto: Roggi la dà a Juliano, poi largo per Antognoni. Cross cheBoninsegna gira nell’angolo. Poi gli olandesi ingranano e ci chiudono lì. L’arbitro fa il resto.

Come Giancarlo Antognoni è del 1954, insieme a Giancarlo Antognoni e a Vincenzo Guerini ha fatto sognare i tifosi viola negli anni ’70 che sperarono nella nascita di una nuova Fiorentina ye ye, capace di inaugurare una stagione di grandi successi

Alla fine Moreno è tra i migliori. Non sembra nemmeno un ventenne alla seconda presenza in azzurro: ” I nostri avversari di Rotterdam corrono con intelligenza: se vedono che non possono passare, tornano indietro e lo schema ricomincia. Se per caso Suurbier avanza, c’è pronto Van de Kerkhof che prende il suo posto in difesa. Se invece avanzo io, nessuno mi copre e in più , se il mio attaccante va a segnare, mi prendo anche del cretino. Anche noi possiamo raggiungere livelli atletici notevoli . Dobbiamo però adoperare intelligentemente le energie. Ci vuole tempo per farlo e ci vuole voglia di lavorare. Noi giovani ne abbiamo. Il primo tempo della partita ha dimostrato che l’Olanda può essere battuta. Occorre qualcosa nella nostra mentalità. Non credo che attualmente l’Italia disponga di giocatori in grado di raggiungere l’organizzazione di squadra che ha raggiunto l’Olanda”. Forse Bernardini non gradisce. A dicembre contro la Bulgaria , Moreno Roggi viene disarcionato : “E’ giovane , può aspettare. E poi nel pre-campionato mi ha lasciato perplesso”. In quel 1975 Moreno resta fermo cinque mesi per una grave forma di pubalgia. Rimane a casa, al mare della Versilia.

Roggi (al centro) nel 1974 durante una trasferta della nazionale nei Paesi Bassi

Se ne va anche Rocco e proprio sul più bello. Infatti prima del rompete le righe, c’è la finale di Coppa Italia. E la sera del 28 giugno 1975 rientra a sorpresa Moreno Roggi. Nonostante la pubalgia, nonostante si sia sposato da poche ore, nonostante di fronte ci sia il Milan. Aggregato alla comitiva viola come turista, viene incaricato di tampinare Chiarugi . Dopo dieci anni la Fiorentina vince laCoppa Italia.

Jugoslavia-Italia 1-0, 28 settembre 1974, amichevole, Roggi anticipato da Petrovic

Nella prima annata di Mazzone si staziona sull’orlo del baratro. Poi da gennaio, la risalita. Tre vittorie consecutive. Primo febbraio ’76: Moreno Roggi si apposta a centro area . Quando parte il corner, lui si catapulta con il solito coraggio e segna il gol decisivo per sbancare Verona. Anche se forse c’è una deviazione di un avversario. “Decidete voi, io mi sono buttato dentro e non ho visto più niente”. Poi sbircia anche tutti i giornali per vedere se gli è stato assegnato il gol. Si accorge che l’attenzione del pubblico è concentrata su un fatto accaduto in Sicilia. In una piccola caserma dei Carabinieri ad Alcamo Marina, che tutti chiamano Alkamar, sono stati uccisi a sangue freddo due carabinieri . Le indagini sono rivolte in tutte le direzioni. Ma quelle sbagliate. Poi la partita si chiude: l’assassino è un ragazzo giovanissimo che di mestiere fa il muratore e si chiama Giuseppe Gulotta. Mentre Moreno Roggi in tuta si allena, Giuseppe Gulotta con la sua tuta da muratore, viene arrestato. E’ lui il mostro di Alcamo. Ha anche confessato. Anche se poi ritratta. Anche se quella strage sembra opera di professionisti, di militari, più che di un manovale incensurato. Moreno la cataloga tra gli episodi di ordinario terrorismo.     

Con gli Azzurri al Torneo del Bicentenario

A giugno ‘76 lo vuole il Torino campione d’Italia, poi è quasi fatta per il Napoli. Lui parte con la Nazionale di Bearzot. Soffre coi brasiliani, va in crisi con l’inglese Channon. Poi è ancora titolare contro la Romania. Vinciamo, ma San Siro gli riserva solo bordate di fischi .

L’Italia schierata allo Yankee Stadium contro l’Inghilterra. In alto da sinistra: Zoff, Rocca, Antognoni, Graziani, Bellugi, Benetti
Accosciati da sinistra: Capello, Causio, Roggi, Facchetti, Pulici

Sa incassare : “I tifosi li capisco. Loro preferivano giocasse Maldera o Bet che hanno disputato un buon campionato : si sono ritrovati Roggi che ha avuto una stagione sottotono e si sono sfogati. D’altronde i tecnici hanno fiducia in me”. Rimane a Firenze e Mazzone è sicuro: “Lasciatelo giocare tranquillo”. Il 21 agosto 1976 c’è un’amichevole in Versilia: Viareggio-Fiorentina.  Dirottato nel ruolo di libero, dove l’aveva già impiegato Rocco. Accusa un dolore forte al ginocchio destro. Il giorno dopo la radiografia conferma: distorsione. “Da quel giorno non sono più tornato come prima”. Fermo un mese. Poi ingessato. Intanto il mostro di Alcamo è stato trasferito in Toscana, nelcarcere di San Gimignano. Perché qualcosa o qualcuno ha deciso che incontrerà quel calciatore della Fiorentina e della Nazionale. Anche se non adesso. E poi quanto accaduto nella caserma di Alkamar non interessa più a nessuno. Nessuno indaga. A Roggi la parola “Alkamar” , al massimo, sembra solo il nome di una buona squadra olandese.

I giornali dell’epoca parlano della strage di Alcamo Marina

Per rientrare in squadra Moreno deve accelerare e l’ 11 novembre 1976 in allenamento riporta un’altra distorsione al ginocchio. Viene operato cinque giorni dopo. Perde ancora tre mesi. “Ho passato giorni, settimane di sconforto. Ora tutto è passato. Mi sento a posto. Mi alleno a ritmo blando ma sono pronto per forzare”. Fino al 2 febbraio 1977: amichevole tra la Fiorentina e la Nazionale maggiore finlandese: 3-0 , gol di Della Martira e doppietta di Desolati. Lui entra nella ripresa al posto di Restelli. “Penso di non essere uscito dal giro. Ed è questo che mi interessa”. In campionato la Fiorentina sprinta, chiude addirittura terza. Moreno si è fermato ancora: complicazioni dopo l’intervento al menisco . Nell’anno solare 1977 non giocherà nemmeno un minuto. Prova a sorridere , è il suo carattere. Ma stando fuori rischia di impazzire. Quasi come Gulotta che conta i giorni. Ma dentro, in carcere. Ad aprile ’78 la Fiorentina rischia di retrocedere e lui vuole tornare. Mister Chiappella frena. Solo una comparsata in Coppa Italia. Intanto vicino Firenze, per la precisione a Certaldo, si è trasferito Giuseppe Gulotta, il mostro di Alcamo. Proprio lì è stato spedito al soggiorno obbligato. Non può allontanarsi dal paese. Non può nemmeno vedere il mare. Trova un lavoro come muratore ed è in attesa di sentenza.

Giuseppe Gullotta, 22 anni in carcere da innocente

Moreno viene dirottato all’Avellino, prestito gratuito. All’inizio sembra sollevato, come liberato da un incantesimo. In campo non molla un centimetro come ai bei tempi. C’è una sconfitta a Torino con gol contestatissimo a cinque minuti dalla fine. Lui si toglie la maglia e la getta via : “Avevo caldo”. Viene graziato da Lo Bello. Il 3 dicembre ’78 all’Olimpico subisce un versamento articolare al ginocchio. Rimane in campo fino all’ultimo, zoppica. Viene visitato al centro traumatologico di Firenze: può riprendere subito gli allenamenti, il versamento si è riassorbito. Due mesi dopo annuncia il ritiro. A venticinque anni è diventato un ex-calciatore. E’ a casa, in Versilia, con la moglie e i figli. “Per tre anni ho temuto di dover chiudere col calcio. A cambiare la mia vita è stato l’incidente ”. L’Avellino gli chiede di aspettare almeno fino alla sosta successiva di campionato, ma lui non ne può più. Anche di avere paura: “Negli ultimi tempi, sentivo dentro di me che il ginocchio non mi dava sufficiente sicurezza e che da un momento all’altro poteva succedere qualcosa. Ora questo qualcosa è successo , ho detto addio al pallone e buonanotte. Anche se vorrei rimanere nel calcio. Qualche offerta l’ho già avuta”.

Nel 1981 Giuseppe Gulotta viene assolto per insufficienza di prove. E’ solo un attimo. Mentre l’Italia si gioca il mondiale di Spagna, gli danno l’ergastolo in Appello. Viene confermato in Cassazione . Lo sbattono di nuovo nel carcere di San Gimignano. Torna ad ammirare dalla finestra la campagna senese. Ad ottobre 2004 si frattura una costola e per quattro mesi la pena viene sospesa: può tornare a casa. L’ infortunio è l’unico modo di assaporare la libertà. Resterà in carcere fino al 2012 perché ottiene la revisione della sentenza.

Da anni Moreno Roggi è un affermato procuratore di calciatori. Sbatterà su quella storia solo nel 2016 , quando è già in archivio l’ assoluzione definitiva di Giuseppe Gulotta . Stavolta per non aver commesso il fatto. Dopo ventuno anni di carcere da innocente. Quasi sempre zitto dentro una cella, in omaggio a una verità rivelata che gli era stata estorta a botte, calci e sputi .

Roggi con Antognoni

Perchè era l’unico modo per fargli raccontare il falso ed autoaccusarsi. E perché Alcamo Marina è nel trapanese, tanto caro alla mafia e a quei pezzi di servizi segreti che qualcuno chiama deviati e che sono invece ben orientati. “Mi è venuta voglia di conoscere quell’uomo. Siamo andati a pranzo insieme a Certaldo. E’ sereno, tranquillo, vittima di un’ingiustizia “.

Tutti i media si sono fiondati sulla storia di Giuseppe, che fa molto più male di un tackle da dietro. Moreno ha ottenuto un piccolo sostegno economico per Giuseppe da enti e associazioni.  Prima del risarcimento milionario dello Stato. “Non è nulla rispetto alla parte più importante della sua vita che gli hanno rubato”. Non puoi scegliere sempre la persona in cui specchiarti. E poi come Moreno, Giuseppe è figlio di contadini. Anche lui mandava i primi soldi ai genitori.   

A poco è servito smontare e rimontare i congegni del destino. Anche Moreno alla fine è stato assolto, ma per “ sufficienza di prove“: quella decisiva è stata la sfortuna . “Nessun rimpianto. Ricordandomi che ho avuto una bellissima carriera che è durata sei anni. L’avrei preferita a un lungo declino. Anzi, forse ho avuto il vantaggio di dover iniziare a guadagnarmi da vivere nel mondo reale attorno ai 25 anni. Anziché a 40. Quella è l’età giusta per iniziare a pedalare. La mia vita è andata molto bene lo stesso. Certe storie che ascolti ti aiutano a capire quanto il tuo bicchiere sia da considerare mezzo pieno . Anzi, tutto pieno”.

Ernesto Consolo

Da Soccernews24.it