Raymond Kopaszewski, per tutti Kopa, è stato il primo grande giocatore nella storia del calcio francese. Fece cose grandi nello Stade Reims e nel Real Madrid, oltre che nella nazionale francese.

Con la maglia dello Stade Reims

Un eccezionale elenco di premi. Stiamo parlando del primo giocatore francese ad avere una reputazione internazionale e ad giocare con successo in un grande club straniero. Ha iniziato la sua carriera con l’ Angers, prima di entrare nello Stade de Reims, una delle migliori squadre europee degli anni ’50.

Vincitore del Pallone d’Oro

Vinse quattro campionati francesi e disputò una finale di Coppa dei Campioni, persa contro il Real Madrid, proprio la squadra alla quale si unì nel 1956 e con la quale vinse due Ligas e in particolare tre Coppe dei Campioni. È stato anche il primo francese a trionfare nel il Pallone d’Oro dopo i Mondiali del 1958 in Svezia, quando i transalpini ottennero il terzo posto.

Nella nazionale francese

Cerchiamo di essere chiari: prima di Raymond Kopa e dopo di lui fino a Platini, la Francia non ha potutio contare su fuoriclasse planetari. Arrivò  proprio Raymond, accompagnato da Piantoni e Just Fontaine, a  condurre i Blues alle semifinali della Coppa del Mondo in Svezia, dove solo il Pelè brasiliano riuscì a contenere l’attacco francese.

Fu durante questa Coppa del Mondo che Fontaine batté il record per il numero di goal segnati in una Coppa del Mondo, con tredici centri. Ancora oggi Kopa rimane uno dei grandi del calcio francese, con Platini e Zidane.

Fu il primo giocatore moderno. È stato  anche il primo giocatore a lasciare il suo club (anche se in quel momento ai vertici) per un club all’estero, contro una somma record: 52 milioni di franchi (1 milione di euro oggi). In Spagna, nella Madrid di don Bernabeu, si unì a una delle squadre stellari, per formare un attacco da sogno composto anche da Di Stefano, Puskas e Gento.

Uno degli immortali del Grande Real

Divenne anche una sorta di sindacalista antesignano della categoria e per questo fu sospeso dopo aver detto che “i calciatori sono schiavi”.

Ancora nella Francia, qui contro il Messico

Figlio dei minatori polacchi, un ex minatore pure lui, era sensibile al miglioramento dei diritti dei giocatori legati al loro club a vita. Infine, fu il primo ad aver creato un marchio attorno alla sua immagine, diventando un pioniere nella riqualificazione del settore.

Mario Bocchio