Quando si parla di nostalgia, di quel calcio che non c’è più, tra le squadre che ti mancano sfogliando l’album dei ricordi c’è l’Acireale. Una piccola grande realtà che a suo modo ha fatto la storia negli anni ’90.

Mazzarri giocatore dell’Acireale

Ci è riuscita grazie a una splendida e incredibile cavalcata che l’ha portata a giocarsi un campionato di Serie B che non aveva nulla da invidiare alla Serie A attuale.

Mazzarri sulla panchina dell’Acireale

Ripescata al posto del Perugia (condannata per illeciti sportivi), l’Acireale veniva data per spacciata dagli addetti ai lavori. Doveva essere la squadra materasso del campionato, invece fu protagonista di un piccolo miracolo.

Al Tupparello i granata fermarono l’Ascoli di Bierhoff, l Ravenna di Vieri, il Modena di Chiesa e la Fiorentina di Batistuta, futura campione, che per lunghi tratti venne addirittura dominata dalla squadra allenata da Papadopulo.

Con Walter Mazzarri a guidare il centrocampo, l’Acireale concluse la stagione perdendo solo due partite al Tupparello, dove caddero anche il Bari di Tovalieri e il Verona di un giovanissimo Pippo Inzaghi.

Storia dell’Acireale. Stagione 1972-’73 (Serie C), la squadra indossa una particolare divisa caratterizzata dalla presenza imponente dello stemma sociale

Per salvarsi fu comunque necessario uno spareggio con il Pisa, sconfitto ai calci di rigore sul neutro di Salerno di fronte a 6.000 tifosi granata. Un’impresa epica, cancellata soltanto in parte dalla retrocessione dell’anno successivo.

A fine anni ’90 l’Acireale è a un passo dal fallimento, ma viene salvata da Antonino Pulvirenti che qualche anno più tardi insieme a Lo Monaco darà ufficialmente il via alla carriera da allenatore di Walter Mazzarri.

Momenti di gloria

“Beh, quando si va a scavare nel cassetto dei ricordi e si parla di Walter Mazzarri mi scappa inevitabilmente un sorriso – racconta Mario D’Amico, già addetto alle relazioni esterne dell’Acireale – se volessi regalarvi un aneddoto di Mazzarri vi proporrei senza dubbio la gestione scrupolosa degli equilibri. Mazzarri non si limitava a blindare lo spogliatoio, ma creava una vera e proprio ‘linea maginot’ tra la squadra e tutto l’ambiente, dirigenti compresi. Basti pensare alla distribuzione dei posti sul pullman di ogni trasferta: prime file riservate ai dirigenti, due/tre file lasciate rigorosamente vuote e poi spazio ai calciatori. Insomma, un vero e proprio toscanaccio”.

Oggi Mazzarri allena il Torino, ma sarà sempre grato all’Acireale dove tra una sigaretta e l’altra ha iniziato a costruire una strada che lo ha portato sempre più in alto, mentre nello stesso momento i granata siciliani sprofondavano in una crisi senza fine dopo il brusco divorzio con Pulvirenti, andato a fare le fortune e poi anche le sfortune del Catania.

Arriva il fallimento, l’AS Acireale viene cancellata, cambia denominazione e dopo essere ripartita dalla Promozione viene nuovamente radiata nel 2014. Sembra la fine ma in realtà è l’inizio di una nuova rinascita, l’ennesima, per una città che vive di calcio e non vuole far parte soltanto del passato. Vuole esserci nel presente e soprattuto nel futuro.

Oggi l’Acireale gioca nel campionato di Serie D.

La locandina di quell’amichevole internazionale

Nel 2017 il Tianjin Quanjian di Fabio Cannavaro giocò un’amichevole al Tupparello: non è stato semplice, la possibilità di ospitare Cannavaro, Pato e Witsel stuzzicava molte società ma alla fine l’Acireale è riuscito a garantirsi questo evento dal respiro internazionale.

Cannavaro e Pato ad Acireale per l’amichevole

E pensare che in quell’indimenticabile stagione 1993-’94, in campo con Mazzarri poteva esserci proprio Cannavaro: “D’estate il Napoli accettò un’offerta per me dall’Acireale – ha raccontato l’ex Pallone d’Oro – era tutto fatto, ma fortuna volle che la rosa era molto stretta e Lippi bloccò la mia cessione. Alla terza giornata il mister ebbe bisogno di uno stopper e mi mandò in campo”.

L’Acireale ha fatto la storia per quello che è stata e per quello che poteva essere. Ha lanciato Mazzarri e poteva cambiare la carriera di Cannavaro, è caduta più volte ma si è sempre rialzata.

Marco Trombetta