Oggi il nome del settantaseienne Giancarlo De Sisti probabilmente alla maggior parte dei tifosi di calcio non evoca nulla o poco ci manca. Ma ai più attenti conoscitori del calcio nostrano dice molto e altro ancora. Nato a Roma il 13 marzo 1943 è stato, come si direbbe oggi, un centrocampista, ma allora lo si definiva un centrale instancabile. A partire dal 1959 ha mosso i primi passi nelle giovanili della Roma dove gli venne affibbiato il nomignolo di Picchio che in romanesco significa trottola per il suo incedere elegante e perpetuo.

Il calciatore italiano Giancarlo De Sisti alla Fiorentina tra gli anni ’60 e ’70

È stato uno dei pilastri portanti delle due squadre che ne hanno caratterizzato la carriera e che gli sono legate indissolubilmente: la Roma appunto e la Fiorentina. Con quest’ultima si è fregiato del titolo nazionale oltre ad aver conquistato per ben due volte la Coppa Italia, una Mitropa Cup e una Coppa delle Fiere.

De Sisti nel 1969, durante una pausa d’allenamento

Con la nazionale italiana è stato campione europeo nel 1968 nella finale vittoriosa contro la Jugoslavia e vice campione del mondo nel 1970 nel mondiale messicano. Dotato di innato talento e di eccelsa tecnica, caratterizzava il proprio modo di giocare per la semplicità, preferendo il passaggio corto e preciso unitamente al mantenimento durante le più accese fasi di gioco della calma e lucidità necessarie. Tuttavia non disdegnava il ricorso al lancio lungo e smarcante tanto da consentire agli attaccanti di realizzare.

De Sisti, capitano della Fiorentina, saluta lo juventino Sandro Salvadore prima di una sfida nei primi anni 1970

Durante gli incontri gli errori commessi da De Sisti erano rarissimi e se nel corso della partita se ne registrava più di uno la cosa faceva già notizia. Era in grado di attuare quasi sempre la scelta più utile alla squadra. L’esordio in serie A avvenne in trasferta, in Udinese-Roma nel febbraio del 1961 all’età di soli 17 anni entrando stabilmente in prima squadra l’anno dopo. La sua prima marcatura risale ad un Roma-Fiorentina, quasi un segno del destino, nel marzo del 1962.

Dopo il ritiro di Schiaffino le sue presenze aumentarono considerevolmente e nella stagione successiva diventò titolare fisso con 28 presenze e 7 reti conquistando la sua prima Coppa Italia per poi essere ceduto alla Fiorentina per 250 milioni di lire a causa delle gravi difficoltà economiche dei capitolini.

De Sisti alla Roma sul finire degli anni 1970

Titolare inamovibile nei gigliati vi rimase per nove stagioni con oltre 250 gare disputate e vincendo il campionato nella stagione ‘68-’69. Fortemente voluto dal maestro Nils Liedholm che lo considerava indispensabile per il suo tipo di gioco ritornò alla Roma che si classificò terza in campionato. Dopo 5 stagioni sempre disputate a grandi livelli Picchio De Sisti si ritira dall’attività agonistica nel 1979 dopo 478 partite e 50 reti realizzate in serie A. Ma la sua storia calcistica non termina certamente qui. Dopo sei presenze nelle nazionali giovanili viene convocato dall’allora commissario tecnico Edmondo Fabbri per la nazionale maggiore facendo il proprio esordio contro Cipro (5 – 0).

De Sisti (accosciato, secondo da sinistra) nell’Italia vittoriosa al Campionato d’Europa 1968

Prese parte alla spedizione del campionato europeo giocando la seconda finale che lo portarono alla conquista della Coppa d’Europa mentre fu protagonista assoluto nel memorabile scontro contro la Germania Ovest (4 – 3). Continuò a far parte della comitiva azzurra fino al 1972 registrando 29 presenze e 4 reti.

Appese le scarpe al chiodo ha conseguito il patentino di allenatore a Coverciano nel 1980. Ha allenato per quattro stagioni la Fiorentina sfiorando lo scudetto, passando successivamente all’Udinese e all’Ascoli.

De Sisti nel 1984, alla guida della Fiorentina

Dal 1990 è stato nominato responsabile delle squadre giovanili italiane per poi entrare a far parte dello staff della nazionale maggiore in occasione dei mondiali svoltisi in Italia.

Dal 2001 al 2004 ha ricoperto l’incarico di responsabile delle squadre giovanili della Lazio fortemente voluto dall’allora presidente Cragnotti.

Dario Barattin