L’amore per il calcio me l’ha trasmesso il mio papà decantandomi le straordinarie imprese del Trio Magico Boniperti – Charles – Sivori. Perché loro e non altri? Perché erano quasi quotidiani gli incontri conviviali tra mio padre e questi straordinari fuoriclasse al ristorante Urbani ubicato nei pressi della stazione Porta Nuova di Torino.

Sívori, Boniperti e Charles lasciano il campo al termine di una partita del vittorioso campionato 1957-’58

Il calcio di allora non era nemmeno lontanamente paragonabile a quello di oggi. Gli incontri “ravvicinati” con i calciatori erano immensamente più facili e alla portata della gente comune. Il Giampa era considerato tra i giocatori più arguti per via della scelta di giovenche in cambio delle sue prestazioni sportive in campo. L’avvocato ne colse l’intelligenza inusuale fin dalle sue prime apparizioni in prima squadra. Era un giocatore di gran classe. Tecnica sopraffina, corsa veloce unita ad un’ottima visione di gioco costituivano insieme agli altri suoi due compagni per l’appunto il famosissimo Trio Magico.

I tifosi bianconeri portano in trionfo Boniperti e Sívori, dopo la conquista dello scudetto del 1959-’60.

Inizialmente fu denominato Trio d’assi e durò quattro stagioni a cavallo tra gli anni ’50 e ’60. Insieme conquistarono tre campionati italiani tra cui il decimo definito lo scudetto della “Prima Stella”. Nato come ala destra, emerse come centravanti dotato di grande velocità nella corsa e potenza nel tiro salvo poi arretrare verso il termine della carriera al ruolo di mezzala. Fu la sua seconda fortuna, dopo quella di bomber di razza, divenendo uomo-assist per John Charles e Omar Sivori. Scelta tecnica coincisa con l’imprimatur di Gianni Brera, il quale colse l’occasione per coniare il neologismo di centro-campista, inizialmente scritto con il trattino e successivamente affermatosi nell’uso comune.

Boniperti, capitano dell’Italia, a quattrocchi col commissario tecnico azzurro, Lajos Czeizler, nel 1954

Soprannominato Marisa, per via dei capelli biondissimi, dopo un periodo nel Barengo, suo paese natale, venne portato alla Juventus da Egidio Perone. Per avere un’idea della levatura di Boniperti calciatore bisogna ricordare che fu capocannoniere della massima serie ad appena 20 anni con 27 reti realizzate davanti ad un certo Valentino Mazzola e Guglielmo Gabetto. Boniperti è riconosciuto dalla Vecchia Signora come il calciatore più rappresentativo nella storia della società collezionando 469 presenze in maglia bianconera per un totale di 188 reti. Meglio di lui soltanto Del Piero. Dal 1971 al 1990 è stato presidente della Juventus vincendo titoli nazionali e coppe internazionali. Nove scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Intercontinentale, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa e Supercoppa Uefa.

Boniperti presidente juventino nel 1973, festeggiato dai tifosi all’aeroporto di Torino-Caselle, al ritorno della squadra dalla trasferta di Budapest che valse l’accesso alle semifinali di Coppa dei Campioni

Famoso per andare allo stadio seguendo la squadra quasi sempre soltanto nei primi tempi per poi “soffrire” ascoltandone la radiocronaca. Celebre la sua impazienza nel seguire il derby di Torino, per lui un autentico calvario di passione e sofferenza. In occasione dell’inaugurazione del nuovo stadio di proprietà della Juventus si fece trovare seduto in mezzo al campo sopra una panchina insieme all’altra leggenda bianconera Alessandro Del Piero.

Boniperti nel 1981, insieme al tecnico Giovanni Trapattoni e al portiere Dino Zoff, durante una puntata della Domenica Sportiva celebrativa del 19º scudetto bianconero.

Ha coniato, nel caso ce ne fosse stato bisogno, la frase molto semplice ma amatissima da tutte le tifoserie di calcio: “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”.

Il novantunenne Giampiero Boniperti impersonifica in tutto e per tutto lo stile bianconero, rispettoso dell’avversario, pronto a riconoscerne la superiorità ma al tempo stesso orgoglioso della propria appartenenza.

Uno stile inconfondibile in cui si è riconosciuto lo stesso avvocato Giovanni Agnelli che lo ha seguito ed aiutato nella sua decennale esperienza di presidente. Ricopre a tutt’oggi il titolo di presidente onorario di Madama.

Dario Barattin