Rampulla, Vincenzi, Salvadè, Strappa, Limido, Cerantola, Di Giovanni, Mauti, Mastalli, Bongiorni, Turchetta . Questa è la formazione del Varese quel giorno all’Olimpico. Si gioca la promozione in serie A contro la Lazio. Quel Varese ha condotto in testa il campionato di serie B 1981-’82 per ventisei giornate quasi sempre da solo. Con una squadra che nessuno indicava tra le favorite e dopo una salvezza strappata all’ultima giornata. E all’inizio non ci credeva nemmeno lui, l’allenatore: Eugenio Fascetti. Che non dimenticherà mai più quella partita.

Una bella espressione pensierosa di Fascetti

Golgota

“Golgota” è simpaticamente soprannominata una collinetta erbosa di Luvinate, alta circa ottanta metri, dove crescono i ragazzi di Fascetti. Ripetendola per centoquaranta volte e fino a venticinque scatti al massimo dello sforzo. Anche con i pesi. Per quell’ allenamento “nuovo”, gli esperti sono pronti a glorificare la mente feconda di Fascetti : “Non si tratta di un’idea mia. L’ho copiata dal tecnico del Celtic. Poi ne ho parlato col nostro preparatore atletico. Lavoriamo in simbiosi”. Perché quel Varese nasce con Fascetti diplomato a Coverciano con un voto altissimo, ma anche con Enrico Arcelli: “Abbiamo scoperto che l’allenamento in salita è importantissimo. Il giocatore durante l’allenamento atletico deve produrre molto acido lattico per abituarsi a smaltirlo in fretta durante la partita. L’acido lattico non permette al sistema nervoso centrale di reagire al meglio. Da qui i riflessi rallentati e una concentrazione insufficiente”.

Arcelli e Fascetti non si sono accontentati: applicano anche la psicocinetica, tributo a Marchioro . “Secondo me è stato un grande allenatore. Il primo ad applicare questa nuova scienza in Italia, affiancato dal professor Sguazzero. Si tratta di ottenere la massima concentrazione per tutta la durata della partita . Questo è l’allenamento del futuro”.

Dopo quattro giornate, sono primi in classifica. Si vince a Catania . Poi a Pescara con doppietta di un imprendibile Mastalli e con Mauti in cattedra : “Concedere ampi spazi al Varese è un suicidio”. Dietro invece Fascetti ha costruito una catena di West Point attorno all’esperto Cerantola: solo dieci gol subiti in diciassette partite. E sugli scudi il diciannovenne portiere Rampulla, nel giro dell’Under ’21 : “Con Fascetti ho imparato la zona”.

Fascetti quando giocò nella Juve

Riceve poi una delle blasonate, il Verona di Garella, Tricella, Di Gennaro e con Bagnoli in panchina. L’asse portante dello Scudetto. Più un certo Guidolin in mezzo al campo. Ma non c’è storia. Sublimi geometrie di Mauti e Mastalli e gol di Auteri, un ragazzo pescato in C2. Poi il Verona viene letteralmente ingoiato dalla tattica del fuorigioco di Fascetti.

La squadra mantiene il comando e supera anche la prova di Pisa, contro una delle più in forma : “ Il mio Varese ha anticipato le teorie sulla zona e sul pressing. Zona o non zona, il calcio si fa senza palla” . Fisiologico anche che una squadra prevalentemente di brevilinei, giochi palla a terra . Gioco corto, di prima, grande dinamismo . E molti gol arrivano dalle palle inattive disegnate da Mauti. Classifica alla decima: Varese 14, Perugia, Verona, Catania e Cavese 12.

Contropiede

“Ma l’allenatore incide soltanto per un venti per cento. Chi lotta e soffre in campo sono i giocatori. A noi sono sempre toccati i giovani. Ma forse è meglio così. Il calcio infatti sta cambiando e cambiano i metodi di allenamento. Il giovane è più generoso. Quando tocca con mano i risultati, dà tutto. Per questo non molliamo mai. Il miracolo-Varese si spiega con tre anni di lavoro duro .  Perché con i ragazzini si possono applicare nuove teorie, con quelli affermati invece è impossibile. E’ la vita”. Il vantaggio sulla seconda sale a tre punti e allo stadio sono addirittura in ottomila. Anche il direttore sportivo è contento. A proposito, si chiama Giuseppe Marotta.

Fascetti e un giovane Marotta a Varese

Un giorno, in un circolo di Viareggio, Fascetti aveva avuto una folgorazione ammirando il campione di bridgeBenito Garozzo : “L’idea è semplice: creare un casino organizzato , una squadra senza punti di riferimento per gli avversari, un gioco basato sull’imprevedibilità e la sorpresa. La squadra ideale è quella camaleontica. Che sa adattarsi a ogni tipo di partita. Quindi cerco giocatori che sappiano adattarsi in ogni parte del campo, che non abbiano schemi fissi. A volte ci troviamo con il terzino che fa l’attaccante. Ecco spiegato come mai nella mia squadra non esiste un goleador. Voglio un contropiede di massa”.

Con la maglia della Lazio

Abolita la lavagna , stende il tappeto verde. Chi decide di fronteggiare il Varese con difensori alti e statici, va al massacro. Il Perugia ne prende 3 in venti minuti: due volte Strappa e ancora Auteri. “Se il Varese è primo in classifica , un motivo ci sarà pure”. Aumenta il vantaggio su Verona e Samp. E chiude in testa da solo il girone d’andata: “A questo punto non ci possiamo tirare indietro. Quattro punti dalla quarta in classifica ci permettono di poter fare un pensierino alla serie A. Anche se mi accontenterei del terzo posto”. Per la prima volta Fascetti pronuncia quella lettera. E quando gli dicono che negli ultimi dieci anni tutte le squadre che hanno girato in testa , sono andate in A, avvia quasi inconsciamente i calcoli. Poi li mette in piazza: “Adesso al Varese basta un punto a partita per andare in serie A”. E sbaglia solennemente.

Ancora Fascetti con la maglia del Messina

Agnolin

La risacca del Varese è lenta ma inesorabile. Sembra un calo psicologico più che fisico, perché se sollecitata, la squadra si riprende. Perde nettamente a Verona, ma piega la Sampdoria davanti a quasi ventimila persone.

Ancora due immagini del Varese ai tempi di Fascetti

A dodici partite dalla fine, è ancora in testa, ma viene raggiunto dal Pisa e dal Verona. Il Palermo è a due punti, la Samp a tre. “L’anno prossimo vorrei allenare la squadra più bella del mondo : il Varese in serie A”. Due sconfitte contro squadre non irresistibili come Cavese e Sambenedettese e una serie di pareggi rompono l’incantesimo. Anche se la squadra reagisce, batte Pisa e Palermo . Alla penultima la situazione è: Verona e Sampdoria 46, Pisa 45, Varese 44, Bari 43. Salgono le prime tre e la vittoria vale ancora due punti. E c’è, appunto, Lazio-Varese. L’ultima chiamata.

Fascetti allenatore della Lazio

Fascetti ha solo tre difensori di ruolo in campo. E nemmeno una punta effettiva . Ancora senza riferimenti precisi . Pressing ossessivo intorno a Mauti e vantaggio 2-0 in un quarto d’ora: prima Turchetta poi Bongiorniammutoliscono l’Olimpico. La Lazio ha bisogno di un punto per salvarsi. Rigore generoso ed è 1-2. Il pareggio su punizione di D’Amico con un gigantesco fuorigioco. Troppo evidente anche per essere visto. Non è finita. Limido e Mastalli riprendono quota e Di Giovanni sbatte contro il palo. Nella ripresa la Lazio ne ha di più, ma il risultato resta 2-2. Agnolin concede il secondo rigore alla Lazio . Su una palla ormai volata via :  “In serie A avremmo dato noie a tanti . Una vergogna, un furto autorizzato. Agnolin te lo raccomando… Se era rigore quello su Bigon , ogni domenica gli arbitri dovrebbero darne dieci. Bigon ha urlato rigore prima di cadere”. Ma l’arbitraggio sfortunato di Agnolin non è la sola ombra di quella giornata. Peggio che perdere una promozione così c’è soltanto smettere di allenare. Gli tocca subito seguire il Mundial di Spagna. E la travagliata prima fase degli azzurri . Tutti i tecnici dicono la loro. Qualcuno al momento giusto gli mette davanti un microfono e lui, così, soavemente: “Mi vergogno di Bearzot”. Certo diceva a voce alta quello che qualche decina di milioni di italiani pensava in quelle settimane . Così, mentre la sera di Italia-Germania le figlie Antonella e Alessandra si abbracciano davanti alla tv, sua moglie Mirella prima delira: “Mio marito non lavorerà più” , poi sviene. Lui deve accompagnarla in ospedale.  E scattano le sanzioni : “Avrei preferito essere deferito subito e non dopo la conquista del Mundial. Io non ho cambiato opinione, resto della mia idea. Anche se mi rendo conto di aver sbagliato nella forma”. Forse da quel giorno i rapporti con l’esterno non sono più gli stessi: “Ho paura delle persone che vanno d’accordo con tutti e io sono uno che le cose non le manda a dire. Ma al mattino mi guardo allo specchio con piacere. Anche le polemiche ci vogliono, movimentano la vita”. Ammette di essere presuntuoso : “Nel calcio è necessario, se si vogliono raggiungere certi traguardi. Non mi faccio certo venire l’infarto tenendo dentro le mie amarezze e le mie rabbie. Sputo tutto fuori e l’infarto lo faccio venire agli altri”.

Fascetti alla guida del Lecce

Le figlie curano la rassegna stampa che finisce nel portabagagli della macchina. Anzi nel portaritagli. E’ lì che delimita il territorio e si arrocca. Il suo archivio nel tempo si è gonfiato a dismisura più di quello di Nanni Moretti: giornalisti che non possono avvicinarsi agli allenamenti, piogge di lettere a quotidiani e settimanali.

Unghie

E’ finito a Lecce, nel tacco d’Italia, dopo Varese, che è a un’ora dalla Svizzera. Per trovare l’equilibrio tra gli estremi. Il suo Lecce viene fuori dalla lezione di Varese e da un’altra smazzata. Una squadra compatta che punta al risultato a tutti i costi. E’ l’unica squadra italiana che programma gli allenamenti col computer. Siamo nel 1983. C’è anche il dottor Roberto Sassi dello staff del professor Conconi. Anche la promozione in A è programmata in un paio d’anni : “In B non bisogna mai essere al top, ma neppure scadere al di sotto del 70%.  Io sono per un allenamento personalizzato. Non posso far correre una 500 con una Ferrari. Se non si riescono a individuare queste differenze, è più produttivo lasciar perdere” . E’ la prima serie A della storia del club. Ed è la prima per lui in panchina. A quarantasette anni. Non lo sa , ma farà altre quattro promozioni. Mentre intorno scoppia il finimondo, lui è impassibile. Poi non ce la fa più : “Mi sento rintronato, per non dire peggio. Solo a fine partita mi sono reso veramente conto di essere in serie A”. Ha sette dita incerottate: “Mi mangio freneticamente le unghie in panchina”.

A Bari con Cassano

Vuole giocatori duttili . In questo assai vicino anche al signor Bearzot . Poi chiede i due stranieri per la serie A: il primo è Cerezo ed è quasi fatta. Poi è il momento addirittura di Tigana. Forse arriva Alemao. Alla fine gli prendono solo Barbas. Dopo qualche giorno chiede anche uno stopper . Stavolta è fatta davvero: gli danno Pasculli. Lui si presenta alla sua maniera: “Forse noi giovani allenatori diamo fastidio a qualcuno e allora si dice che siamo raccomandati. Se Rocco e Viani avessero avuto la nostra preparazione, sarebbero stati dei mostri”. Dopo la prima, incredibilmente pareggiata contro i campioni d’Italia del Verona, non si esalta: “Prima di sentire parlare di exploit, vorrei delle conferme. La mia è una squadra aggressiva, che corre , che vuole arrivare. E che non sa nulla della serie A. Non la conosco nemmeno io“. Ma il Lecce è troppo fragile per la massima serie. Nonostante partite incredibili. Come quella col Milan con due rigori sbagliati (ma concessi da Agnolin). Prima di andarsene per una frase infelice (o mal interpretata), lui lancia qualche giovane della Primavera. In ordine sparso: Luigi Garzya, Gianluca Petrachi, Francesco Moriero e Antonio Conte.

Quella volta che intervistammo Eugenio Fascetti

Quella volta che intervistammo Eugenio Fascetti

Posted by Il Nobile Calcio on Tuesday, 9 July 2019

Ombrellone

Dice Arcelli di lui che “è capace di far giocare bene a calcio anche i paracarri”. Salva la Lazio da meno nove e poi la porta in serie A, facendo giocare Savino stopper, Beruatto mediano, Gregucci terzino. Ancora sprazzi di casino organizzato. Mentre nello spogliatoio si festeggia, lui ha la solita faccia. E annuncia che molto probabilmente andrà via: deve valutare alcune frizioni con esponenti della stampa locale . “Parlo solo coi giornalisti professionisti”. L’addio è rimandato solo di qualche giorno. Litiga anche con il presidente Calleri e gli sbatte il telefono. La scintilla è la cessione di Monelli, sulla quale Fascetti sembra dissentire. Minaccia anche di strappare il contratto . Dopo tre giorni, Calleri prova a ricucire e il tecnico accetta il confronto. Il lato umbratile del suo carattere e il rapporto con i giornalisti non aiuta. Si rompe subito. E con l’aggravante dei futili motivi.

Allenatore del Verona

Se ne torna sotto l’ombrellone, sulla sua spiaggia in Versilia : “Lascio la Lazio perché il mio sostituto era già nell’armadio. Non mi sono dimesso, sono stato dimesso”. La moglie Mirella piange. La notte non chiude occhio fino alle cinque. Poi va a comprargli i giornali, lo stimolo ineludibile. E quel telefono squilla ancora. Chiamano i calciatori. Prima il fido Acerbis poi Fiorini. I tifosi della Lazio lo acclamano, gli abbonamenti crollano. Progetti per il futuro? “Tagliare il filo del telefono”. “Io sono iscritto ad un solo partito: il mio. E’ una tessera che ho in tasca da sempre, fin da bambino. Per vivere ho bisogno di essere contro qualcosa o qualcuno. E’ lo spirito critico che fa muovere le menti contro l’appiattimento”. Gli danno dell’anarchico , ma Fascetti è destrorso: “Sicuramente non sono di sinistra”. Ecco perché una volta qualcuno gli ha fatto recapitare in forma anonima l’abbonamento a “L’Unità”. Fortemente indiziati Terraneo e Mimmo Caso .

Con il Torino, che ha riportato in Serie A

Dal Torino se ne va perché c’è un dirigente che pretende di farsi chiamare dottore e non lo è. E siccome il presidente non lo allontana, va via lui. E poi non lo ama la piazza : “Uno squadrone, una passeggiata. Sarebbero andati in A anche senza allenatore”. Chissà quanti l’hanno detto.  Promozione anche con il Verona, ma senza soldi. Col curatore fallimentare però va d’accordo. In Tv il richiamo è troppo forte. Alla Domenica Sportiva si dichiara felice per una sconfitta della Juventus. Squadra da lui sempre odiata. Proprio così: “odiata”. E con questa dichiarazione ottiene solo una lunga serie di lettere anonime. Dopo aver fatto la storia del Lecce, si ricongiunge al suo destino accettando il Bari. Resta un grande studioso di calcio, convinto che si tratti di uno sport irrazionale da studiare nei minimi particolari. E ha corretto qualcosa, collocandosi allegramente fuori dal coro: “Con l’esperienza che ho, il campionato col Varese non l’avrei perso. Ci sono persone che in Italia non hanno vinto assolutamente nulla e passano per scienziati. Oggi si pensa che chi gioca a zona, sia un fenomeno e chi non la fa un asino. Io ho escogitato il sistema per batterla. Dove sta scritto che attaccare senza limiti sia spettacolo? Anche un contropiede fatto di tre passaggi azzeccati e profondi può avere un alto contenuto estetico. Ecco, vorrei chiarire il mio rapporto con la zona. Io non sono anti-zona. Io sono anti-coglione. Nel mini-basket fino a 12 anni è vietata la zona. Questo vuol dire che uomo contro uomo è un gioco più spettacolare. Penso che una squadra debba sapersi muovere in tutte le maniere. Forse un giocatore di scacchi , abituato a muovere le pedine nere , si trova in difficoltà quando ha le pedine bianche?”.

La classica espressione di Fascetti che abbiamo imparato a riconoscere

Affronta l’ultima volata per la serie A con la tifoseria barese contro. Va fortissimo in primavera : “Non dico che Ventola diventerà più forte di Batistuta, ma le cose che fa Ventola , Batistuta, alla stessa età non le faceva”. Valorizza anche Volpi, Flachi , Di Vaio. La dirigenza lo difende. I calciatori lo blindano : “A me i nemici non fanno né caldo né freddo. Gli mando tanti saluti. Ma avere tanti scienziati del pallone contro è stato uno stimolo in più”. E’ il frangiflutti della squadra, proprio come Bearzot. Alla penultima durante il riscaldamento pre-partita, i tifosi baresi intonano l’ennesimo coro contro di lui. E che fa ? Si mette a ballare in mezzo al campo.

Promosso ancora in serie A, dimostra di esserne all’altezza : “Ragazzi, il contropiede paga sempre. Se poi volete chiamarlo ripartenza, fate pure. Nel calcio si può dare un po’ di spettacolo in più , ma quello spettacolo fine a se stesso. E siccome vince chi fa più gol, io preferisco vincere e giocare male, che perdere e giocar bene. Il bello di questo sport sta proprio nel fatto che una squadra di serie C può battere quella campione d’Italia. Il giocatore universale lo inventò Gipo Viani. Era il ’54. Vent’anni dopo ci fu l’Olanda. Che è stata l’unica vera rivoluzione nel calcio”. Butta ancora nella mischia qualche giovane: Zambrotta, Cassano e Perrotta. All’edicola ci va tardi. Quasi a mezzogiorno. Forse non ci va più. La panchina più comoda è quella sul lungomare di Viareggio. “Smesso di giocare, optai per una formula strana: facevo l’allenatore e l’impiegato . Cercavo altre strade, il calcio mi aveva nauseato . Ma poi ho dovuto scegliere e mi sono reso conto che la scrivania non era il mio posto. E sono stato innamorato della mia professione”. E ricambiato.

Nelle pieghe della memoria resta piacevolmente impigliato qualcosa : “Varese è stato il mio trampolino di lancio. Anche Guardiola ha copiato il mio casino organizzato. E’ stata la migliore squadra della mia carriera. E poi mi hanno sopportato per cinque anni. Non è facile”.

Ernesto Consolo

Da Soccernews24.it