Il sogno di tanti bambini di sei anni è quello: affacciarsi alla finestra di casa e vedere un campo di calcio. Per lui è realtà. La sua stanzetta dà sul campo in terra battuta di Orvieto, dove giocano i dilettanti del campionato umbro, ma anche la Nazionale Militare. Perché si trova anche a due passi dalla Caserma del CAR. Per arrivarci, il bambino deve solo saltare un muretto. Ed è già sulle gradinate. Che sono alte più o meno quanto lui. Qui scendendo inizia i palleggi. Se ne contano oltre mille consecutivi. Poi tira verso la porta coi pali quadrati. E’ il 1959.

Nella Lazio dello scudetto

A 17 anni non gioca nemmeno nell’Orvietana, che non l’ha voluto mollare al Milan. Nel campo davanti casa si gioca una partitella con la Nazionale Militare e manca un uomo. Lo chiamano e lui rifila un sombrero a Gino Pivatelli. Il giocatore del Bologna non gradisce e lo insegue minacciando di spaccargli una gamba. L’allenatore Roberti spedisce Pivatelli sotto la doccia: “Il ragazzino lo devi incoraggiare. Imbecille . Stasera niente libera uscita”. Poi Roberti telefona all’amico Enrico Corti, un dirigente della Sampdoria: “Senti, ho qui con me un ragazzo nato per il calcio. Si chiama Mario Frustalupi. T’interessa?”. La Samp organizza un’amichevole per provarlo . A Corti bastano quindici minuti per capire : “Sostituitelo subito, perché qualche osservatore nemico potrebbe portarcelo via”. Lo prendono per 300.000 lire.

Nelle giovanili, i tecnici guardano perplessi le sue misure: 1,66  per 66 chili.  Ma è diventato per tutti “Frusta”, perché è estroverso, ottimista, nello spogliatoio carica i compagni in tutti i modi . E in campo giganteggia, ragiona e tocca morbido con due piedi.

Viene spedito in C, all’ Empoli. Si apre la strada per la sua autodeterminazione. L’Empoli retrocede, ma per lui arrivano richieste che gli permetterebbero di rimanere in categoria. Lui spara cifre d’ingaggio spaventose e fa scappare tutti. Quattrocentomila al mese, perché l’obiettivo vero è tornare alla Samp. Per guadagnarne ventimila. “Mi dicevo: se gioca il tale e il tale, devo farcela pure io.  Quindi provo e riprovo. Stringo i denti e se poi mi accorgo che nel calcio non c’è posto per me, piuttosto che finire a bagnomaria, smetto” .

Sulla copertina de “L’Intrepido”

Eccolo ancora alla Samp. Dove stravince il torneo di Viareggio con doppietta all’Inter in semifinale. E Moratti offre 250 milioni . Il presidente della Samp risponde: “Ti do tutta la squadra meno che lui”. In serie A esordisce nel maggio ‘63: Torino-Sampdoria 4-2. E segna. Mister Ocwirk approva: “Frustalupi ha dimostrato di avere idee chiare”. Il ragazzo basso di 21 anni, con quello strano cognome che evoca battute di caccia dalle parti dell’Umbria, diventa regista della Samp. “Ho tenuto duro, è andata. Se mi fossi abbattuto, oggi giocherei in C o piuttosto non giocherei più”. Con i giornalisti tiene il low profile. Bisogna far parlare il campo. Dove non prorompe, ma vien fuori alla distanza.

Poi se qualcuno dei compagni ha un problema personale, lui ne parla coi dirigenti per risolverlo. Da vero leader. Quando arriva qualcuno nuovo dai grandi club come Mario David e snobba i compagni, viene sbattuto al muro proprio da quello più basso. Che intanto ha comprato l’auto: è la 500.  Diceva Giorgio Ghezzi che i tackle li vince sempre il giocatore più sveglio. Frusta non ne perde uno. Nemmeno fuori dal campo. Solo qualche comparsata al bar della Foce, a due passi dal mare, dove bazzicano i colleghi. Poi in una delle passeggiate in centro incontra Carla. La porta a cena a Boccadasse.

Durante un allenamento all’Inter

Sono anni difficili, ci si salva a fatica. Arrivano le richieste della Juve, ma c’è in panchina il dottor Bernardini che punta i piedi. “E’ uno dei più grandi cervelli calcistici che abbia mai visto ed ha pure il giusto punto di presunzione che non guasta, ma lo completa” . E Carla non vuole muoversi, Genova è la sua città. Saputo delle offerte, Frusta va dal presidente e ottiene gli aumenti: “A un ingaggio incerto, preferisco un lungo rinnovo del contratto con la Samp”. Abituato a misurare i passi in campo, sa che deve farlo anche fuori. Ancorato alle umili origini di ultimo di dieci figli. La serie B e il matrimonio con Carla lo rafforzano, se ce ne fosse bisogno. Il ritorno in A avviene al galoppo . E’ anche il momento della fascia di capitano. Nello scontro-salvezza col Verona è lui a guidare la rimonta con un gol. “Frustalupi è un cervellone che ci farebbe comodo“ e Nereo Rocco spinge per un’opzione del Milan. Infatti va all’Inter. La Samp per rimpiazzarlo ne prende addirittura due: Suarez e Lodetti.

Alla Lazio con il portiere Felice Pulici (foto LazioWiki)

L’Inter è pur sempre la squadra del cuore, quella che sognava nella stanzetta. L’ha espressamente richiesto Heriberto Herrera. Mazzola invece diffida, vede il nuovo arrivato come ostacolo al progetto di arretramento tattico. Amichevole contro il Bayern e qualcuno scrive : “ Cosa ci fa in campo Frustalupi , che non sa nemmeno cos’è il pallone?”. Lui invece dà sicurezza, chiama palla, la cerca . Fatto saltare il tecnico, i senatori preparano la tabella-scudetto. E durante i festeggiamenti Frusta non infierisce: “Capisco le perplessità iniziali: la gente aveva ancora negli occhi Suarez”. Nonostante faccia molta panchina, diventa decisivo in Coppa Campioni. Tocca tirare il terzo della serie di rigori a Glasgow: “Eravamo i più freschi e i più tranquilli. Centomila che guardavano. Io poverino, piccolino, lì in mezzo con una paura incredibile”. Finta e palla in buca d’angolo. Intanto è nata Francesca.

Protagonista nella banda Maestrelli. Sopra, con l’allenatore si riconoscono Re Cecconi e Chinaglia

Quando viene ceduto alla Lazio, sembra un’esecuzione con Mazzola come mandante. Ma il colpo lo fa la Lazio. Che è anche neopromossa in A. Come dicono tanti insegnanti di calcio (Maestrelli compreso), la categoria la fa la testa, più che le gambe. Se c’è un giocatore, che usa prima la testa e poi le gambe, è il Frusta. Anche se l’inizio è balbettante. Quando Chinaglia cerca di farlo spedire in panchina, Maestrelli gli risponde: “Va bene Giorgio, la prossima giochi tu a centrocampo al suo posto”.

Ci sono due gruppi (e due distinti spogliatoi): quello di Chinaglia e Wilson contro i “nordisti”, capeggiati da Martini e Re Cecconi. Frusta va da Carla e dice “qua sono tutti matti”. Ma sta con i nordisti. Nella partitella del venerdì sotto la pioggia battente, Wilson entra duro su Nanni, uno dei più tartassati. Scatta come una molla il Frusta: “Prova a farli a me quei falli, bastardo” . E parte la rissa.

Amichevole Mista LazioRoma-CSKA Mosca, anno 1973. Da sinistra: Domenghini, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi e Prati

Frusta odia Wilson, che considera un arrogante. Poi durante il derby d’andata accade qualcosa: alla fine del primo tempo la Roma è avanti 1-0. Maestrelli striglia Chinaglia, D’Amico ha una caviglia gonfia. Poi Wilson tranquillizza tutti perchè “nel secondo tempo ce li mangiamo”. Non crede alle sue orecchie quando interviene il Frusta : “Li stiamo cuocendo a fuoco lento”. Lazio-Roma finisce 2-1.  La domenica si sacrificano le differenze e le antipatie sull’altare della fame di successo.  “La vittoria che ricordo con più gioia è stata quella con la Juventus all’Olimpico. Quella squadra giocava davvero un grande calcio. Mi emoziono ancora ripensando a quei giorni. Con Maestrelli, Martini, Re Cecconi e Chinaglia ho trovato un’intesa tecnica perfetta”. Coi suoi lanci da quaranta metri è il cartografo della Lazio. Col tecnico si capiscono con uno sguardo. Per la contaminazione tattica di Maestrelli, per quel calcio che rende l’uomo meno libero ma più autonomo, il Frusta si rivela imprescindibile. Per due anni non salta una partita, regala assist , sfiora uno scudetto e poi lo vince. Solo a questo punto fa un salto al bar Vanni e firma autografi: “Se non lo faccio ora….”. E contribuisce a ingrassare il già ampio budget degli scherzi. E’ comunque esclusa ogni sua responsabilità in quello delle lucertole nel letto di Nanni.

Nel Cesena

Carla adora la Capitale, ci porta sempre la piccola Francesca a passeggio. Frusta legge due quotidiani al giorno e con Maestrelli parla spesso di politica. Sono diversamente collocati a sinistra. A tavola dopo un’ora di confronto sul governo Rumor , devono farli smettere.

Eppure questo piccolo regista di un calcio d’avanguardia, non troverà mai una maglia azzurra. Non conta chi sei, conta come gli altri ti vedono. Da Commissario Tecnico, Maestrelli l’avrebbe certo investito del ruolo. Ma è meglio così. Che Frusta sia rimasto regista solo da campionato. Solo per domeniche d’essai. Senza la grancassa delle competizioni internazionali. E così potrà essere patrimonio di tutti. Questo il suo modo di sorvolare: “Ho giocato 400 partite in A, vinto due scudetti. I miei concorrenti si chiamavano Rivera, Mazzola, Bulgarelli, Juliano. Troppo forti, non mi sono mai permesso di sperare in una maglia azzurra”.

Viene dato ancora per rottamabile, spedito al Cesena. Maestrelli è infuriato, ma non può far nulla . Sembra il capolinea. “Il momento più brutto della mia carriera. Fu il ringraziamento per tre campionati ad altissimo livello. E mi amareggia molto una cosa: la prima a conoscere la notizia del trasferimento fu mia sorella, ascoltando la radio”. Il Cesena di Marchioro lo elegge suo leader, al pari di Cera. Quando nello spogliatoio parla Frusta, non vola una mosca. Lega fatalmente con uno timido, che si chiama Giorgio Rognoni . Ancora calcio d’essai , si va in Uefa. E’ record.

Ancora sulla copertina de “L’Intrepido”. Questa volta con la maglia del Cesena

L’anno dopo arriva Nicolò, lo fanno nascere a Genova come Francesca. Ma il Cesena sprofonda. A 35 anni, il Frusta è fuori rosa e al minimo di stipendio. Come un colpo di dadi.  A ottobre lo chiama la Pistoiese in B, neopromossa. Lui costa pochissimo. Si infortuna dopo tre giorni e se ne va dal presidente Melani: “Voglio strappare il contratto . Questo infortunio potrebbe spingermi a chiudere la carriera”. Risposta: “Ti aspetteremo”. E il regista trova la sua squadra. Il set in cui gli piace (far) girare. Accanto a lui un giovane di belle speranze: si chiama Beppe Dossena.

Frusta passeggia in centro con l’amico Sergio Borgo, ex-laziale ed intellettuale della squadra. Vanno spesso in libreria. In panchina ritrova Riccomini, col quale aveva giocato ad Empoli quasi vent’anni fa. Ma la Pistoiese ad aprile è ultima in classifica. Diventa decisiva la partita di Cremona contro una diretta concorrente. E a due minuti dalla fine, Frusta la mette sotto l’incrocio. E’ il primo a credere nella salvezza. Un incredibile rush finale : sette vittorie, un pareggio e due sconfitte. Decisiva anche la sua rete contro il Cesena. Che ha il dolce profumo della vendetta. La squadra viene ritoccata spendendo nulla. Arriva il suo amico Giorgio Rognoni. In attacco Saltutti prepara le ultime cartucce. In mezzo al campo c’è uno che corre molto, anche in bici: Francesco Guidolin. E un altro saggio dirige la difesa: si chiama Marcello Lippi. Ma negli allenamenti il gruppo lo tira sempre il Frusta. Acquisisce la denominazione di origine di Van Moer, il regista della nazionale belga . Ma quando Lippi si fa male, Frusta se ne va a fare il libero. E’ una svolta. La Pistoiese rimane, come si dice, “una squadra di categoria”. Ma va in serie A.

A Pistoia nell’Olandesina

E’ il 30 novembre 1980, si gioca Pistoiese-Avellino. Punti pesanti. Frusta batte una punizione defilata . Tacconi esce ma non la tiene , qualcuno salva sulla linea . La palla torna a lui: missile in drop che segna il suo ritorno al gol in A . L’Avellino reagisce e pareggia. Ma nel secondo tempo, dalla tre quarti, Frusta disegna la traiettoria per un compagno che incorna all’incrocio: ha la metà dei suoi anni, diciannove, si chiama Paolo Benedetti. Il momento più bello è la vittoria di Firenze, col pubblico di casa che applaude quel gioco sapientemente diretto dal duo Frustalupi-Rognoni. La squadra è sesta a quattro punti dalla Roma capolista, incredibile. Poi il crollo. E lui capisce che è adesso. L’avevano dato per finito due volte. Detta i tempi in campo da vent’anni e, se deve smettere, rivendica il diritto di scegliere il momento . E il modo. Partita dominata col Catanzaro e sconfitta che vuol dire serie B. Un applauso insistito all’arbitro e si fa cacciare . “Ho sbagliato e pago. Avevo già deciso di smettere, mi hanno solo regalato tre settimane supplementari di ferie. Per ora penserò alla mia concessionaria di auto. Non ho infatti intenzione di rimanere in questo ambiente. Ripeto, per Mario Frustalupi, non ci sono problemi”.

Il ricordo che ancora oggi gli riserva la Pistoiese

Pistoia, accucciata dall’Abetone, può custodirne la seconda parte della vita, conquistata a suon di sacrifici. Prima allenatore della Primavera, destinazione naturale. Ma il sogno svanisce presto: “Troppo stress in panchina. Il calcio in questi anni è vissuto troppo intensamente . I giovani per imparare devono avere un esempio concreto accanto e io non sono convinto di saperlo fare a parole”. Ma quando anni dopo la Pistoiese è sull’orlo del baratro, Frusta accorre. Mette insieme una cordata di imprenditori locali , diventa presidente e lascia la sua diletta nell’Interregionale con 8.000 persone allo stadio. Quando gli serve un tecnico , chiama un amico che vuole mollare il calcio e tornare a fare il professore di ginnastica. Lo convince. Si chiama Gian Piero Ventura.

Un giorno, il nuovo presidente Maltinti invita il Frusta alla partita, lui preferisce Cervinia con la famiglia che lo aspetta: “Sento la nostalgia”. Quel giorno la Pistoiese gioca contro la Colligiana, quando qualcuno nell’intervallo si fa scappare la notizia. Nello spogliatoio c’è anche Sergio Borgo. E, come diretta da una mano invisibile , la Pistoiese vince 2-0.

Ernesto Consolo

Da Soccernews24.it