Fu l’estate del 1995 a cambiargli la vita. Aveva diciotto anni, era l’ultima estate che passava in vacanza con i suoi. L’ultima, aveva pensato prima di salire sul camper, ci vado perché lì becco sempre, sìsìsì.  Successe a Jesolo, sull’Adriatico, lui stava lì in campeggio, al «Marina di Venezia». Si chiamava Thomas Fig, era danese. Quel giorno i tipi del campeggio organizzarono la solita partita di calcio preaperitivo: Italia contro Restodelmondo. “Sai che fantasia gli italiani – aveva pensato -, sono dieci anni che vengo qui e dieci anni che facciamo Italia contro Restodelmondo”. Vinsero loro, cioè vinse lui, il Restodelmondo, perché era il più bravo di tutti, ma molto più bravo.

Non gliene fregava neanche tanto, si divertiva, ecco tutto. Quello che voleva fare era l’ingegnere: ultima estate di cazzeggio in Italia, poi ci do dentro con lo studio, aveva pensato. La proposta gliela fece il suo amico Marino Santi, davanti a un Crodino e due patatine, mezz’ora dopo la partita: “Ma scusa, perché non vieni a fare un provino a Padova?

Il danese Fig nel Padova

“E tu cosa c’entri, Marino? Non mi hai detto che sei un giornalista?”

“Sì, ma li conosco bene i dirigenti: ti porto lì e vediamo come va, Thomas guarda che sei forte, eh.”

 “Ma il Padova dove gioca?” In B, disse Marino che già lo vedeva sull’album Panini.

Un primo piano

Fu così che Thomas Fig diventò un calciatore. Andò a Padova, lo presero, gli fecero un contratto, c’era Spillo Altobelli a fare il direttore sportivo e aveva dato l’ok: prendiamolo che è buono. Giocò un campionato di B e due di C: era un mediano di molto fiato e discreto fosforo. Un giorno si fece male alla caviglia, seguirono quattro operazioni e uno stop di tre anni, seguì soprattutto la voglia di dire: basta, io mollo qui. Invece il turista danese che non aveva scelto di fare il calciatore stupì tutti, era di fil di ferro il nostro, si rimise in gioco, ripartì da Bassano, in serie D. Quell’anno vinse il campionato, lo vinse lui, quasi da solo, perché era il più bravo fra tutti quelli che vogliono diventare ingegneri e ci provano, loro. Lui no, lui ha fatto il calciatore. Chiuse poi la carriera nell’Adriese.

Furio Zara