Sliding doors: il 18 Dicembre 1999, i giovani Antonio Cassano da Bari Vecchia e Hugo (Ugochukwu Michael) Enyinnaya from Nigeria segnavano all’Inter nel giorno del loro esordio dal 1′ in Serie A. Le loro carriere sono andate però in modo diametralmente opposto.

Mentre l’altro faceva il galactico in conferenza stampa a Madrid, giubbettino collo di pelo e sorriso da bimboccio sorpreso: “Sono io? Sono qui?“, lui rispose alla telefonata del giornalista italiano che gli chiedeva: “Come te la passi? Ma l’hai visto il tuo amico a Madrid?

“No, che ha fatto?” rispose.

“L’ha preso il Real, gioca con il Real Madrid.”

“Ah” fece lui. “Non lo sapevo.”

“Non lo sapevi?” il giornalista era incredulo.

Una curiosa immagine di Cassano e Enyinnaya

“Non lo sapevo” rispose. Raccontò al giornalista un paio di balle, sì sì, qui gioco, gioco bene eh, i gol? Sì, ne ho fatti tanti, adesso mi vogliono in Svizzera, la squadra? Eh, non me la ricordo.  Poi salutò, spense il cellulare, spostò la tendina di nylon e guardò fuori dalla finestra del suo miniappartamento di cinquanta metri quadri a Zabrze, in Polonia. Pioveva.

Ai tempi del Livorno

“Come ci sono finito qui?” si chiese. Si toccò la gamba destra, non sentì niente. Quel niente era una risposta. Aveva giocato in Italia, un tempo. Poi si era rotto. “Si dice così, no?” pensò. Rotto. Un ginocchio. Poi i muscoli. Non reggevano più lo sforzo.

Ancora con Cassano

Era finito in Polonia, chiamato al Górnik Zabrze da un altro che in Italia aveva fatto la comparsa: Marek Kozminski si chiamava e adesso faceva il presidente. Sei mesi con la prima squadra, il Górnik Zabrze, un disastro: aveva passato più tempo in infermeria che in campo.

La gioia per il gol all’Inter

I dirigenti l’avevano mollato, il suo procuratore l’aveva piazzato al Lechia Zielona Gòra, una squadretta di dopolavoristi che quando arrivava al campo manco lo salutavano: ‘”Sti stronzi di polacchi” pensò. Pensò che era finita male, la storia.

Quella partita contro l’Inter rimarrà per sempre nei ricordi anche di Fantantonio

Sei anni prima lui e l’altro giocavano assieme. E insieme facevano faville. A Bari. Giocavano in attacco. Piccoli, tozzi, rapidi, irresistibili. Erano freschi, avevano fame. Il nigeriano Ugochukwu Michael Enyinnaya detto Ugo il 18 dicembre del 1999 segnò un gol spettacolare all’Inter, un tiro improvviso da quaranta metri, di controbalzo, andò a esultare vicino alla bandierina e quasi svenne. Dall’inizio della partita erano passati sette minuti, alla fine mancava ancora molto. L’Inter pareggiò con Vieri, poi a tre minuti dal novantesimo l’altro, Cassano, fece il capolavoro e rubò la scena a Ugo.

Quella notte, nelle interviste del dopopartita, Ugochukwu Michael Enyinnaya detto Ugo raccontò che da quando era a Bari lui dormiva per terra, sulla moquette: non era abituato al letto, rise, lo guardarono un po’ così, no, non era abituato a sentirsi i sogni così morbidi.

Furio Zara