Storia di calcio, di presunto terrorismo, di baffi sospetti e di una bomba fortunatamente inesistente. E’ la vicenda che vide protagonista il Perugia dei Miracoli, la squadra umbra che a metà anni Settanta raggiunse per la prima volta la serie A e arrivò poco dopo a sfiorare lo scudetto terminando, da imbattuto, il campionato 1978-’79 al secondo posto, dietro al Milan.

Una formazione del Perugia nella stagione 1975-‘76 – all’esordio assoluto in A.  In piedi (da sinistra): Marconcini, Lanzi, Vannini, Agroppi, Nappi, Frosio (capitano). Accosciati (da sinistra): Curi, Sollier, Novellino, Scarpa, Baiardo.

Siamo a inizio autunno del 1975 quando i Grifoni, freschi vincitori della serie B terminata nel giugno precedente, si apprestano a conoscere il massimo campionato che quell’anno cominciava il 5 ottobre. Prima, però, gli uomini allenati da Ilario Castagner hanno un altro appuntamento con la storia: il 30 settembre è in programma, infatti, l’esordio del Perugia in una competizione europea. Sono chiamati a rappresentare l’Italia nella Mitropa Cup, allora il più antico trofeo continentale per club.

Il rossonero Benetti, l’arbitro Gonella e il capitano biancorosso Baiardo prima di Perugia-Milan (0-0) del 5 ottobre 1975, esordio assoluto dei grifoni in Serie A dopo settant’anni

Nato nel 1927 come Coppa dell’Europa Centrale, il torneo, a cui partecipavano club di Jugoslavia, Italia, Cecoslovacchia, Austria e Ungheria, era stato rilanciato nel 1955 con la nuova denominazione. Con l’avvento della Coppa dei Campioni, della Coppa delle Coppe e della Coppa Uefa, la Mitropa Cup cadde gradualmente in disgrazia per poi evaporare definitivamente nel 1992, anno in cui si disputò l’ultima edizione.

Nel 1975, però, la Mitropa emana ancora un suo fascino. Al torneo partecipano sei squadre divise in due gruppi, con partite di andata e ritorno: le due vincitrici avrebbero disputato la finale. Il Perugia è inserito nel girone B con l’Austria Vienna e gli slavi del Velez Mostar.

Stagione 1975-’76, le figurine “Panini”

Martedì 30 settembre c’è l’esordio nella capitalea ustriaca. Il Perugia, sfavorito nei pronostici, si schiera così: Marconcini tra i pali; Raffaeli e Baiardo terzini; Frosio libero e Berni stopper; Amenta, Curi e Vannini a giostrare a metà campo; Scarpa e Pellizzaro in attacco; Novellino “falso nueve” a svariare dietro le due punte. Proprio quest’ultimo, comprato in estate dall’Empoli, diventa il grande protagonista: messo titolare da Castagner al posto di Sollier (il “rivoluzionario” che entrava in campo salutando gli spalti col pugno chiuso), apre le marcature al 50’. Passa un quarto d’ora e Scarpa raddoppia. Nel finale l’Austria Vienna, che schiera il futuro interista e romanista Prohaska, accorcia con Pirchner. Risultato finale 1-2.

La mattina seguente il “fattaccio”. All’aeroporto di Vienna tutta la comitiva perugina è già seduta nel DC-9 austriaco, pronto a decollare con destinazione Roma, quando un ufficiale dell’equipaggio si rivolge così a Fernando Ciai, dirigente e capo-comitiva dei Grifoni: “Perché avete 43 biglietti quando in aereo siete 42? Ditecelo, altrimenti dobbiamo fare scaricare tutto il bagaglio e controllare se un eventuale terrorista non si sia spacciato in qualche modo per membro del vostro gruppo, abbia nascosto un ordigno esplosivo in una delle valigie e se ne sia andato”.

Attimi di tensione. Il povero Ciai impallidisce, mentre il comandante dell’aereo, coadiuvato da un giornalista che funge da traduttore italiano-tedesco, minaccia di chiamare la polizia e ribadisce che non può mettere in pericolo la vita di 90 passeggeri senza che la questione venga chiarita. A mettere in allarme il pilota del DC-9 è il look dei giocatori del Perugia: la stragrande maggioranza di loro, come voleva la moda dell’epoca, sfoggia baffoni tali da farli rassomigliare, riporta la stampa il giorno dopo, a “terroristi palestinesi”.

Dopo quasi un’ora di discussioni, con l’aereo fermo sulla pista, il mistero si risolve: per sbaglio, al momento dell’imbarco era stato presentato il biglietto di un membro della comitiva che neppure era partito da Perugia. Sollievo generale e rientro in Italia autorizzato.

Scarpa, Marconcini, Novellino, Dal Fiume e Sollier

Allarme eccessivo? Esagerata scrupolosità? Per poter rispondere a dovere ci si dovrebbe calare nella situazione internazionale dell’epoca. Gli aeroporti di Roma e Vienna, gli scali chiamati in causa nella trasferta del Perugia, furono infatti teatro in quegli anni di due sanguinosi episodi terroristici.

Il 17 dicembre 1973 cinque palestinesi, appartenentiall’organizzazione Settembre Nero, attaccarono l’aeroporto di Fiumicino catturando ostaggi e lanciando bombe contro un aereo della Pan Am che stava decollando per Beirut: 32 i morti mentre gli assalitori riuscirono a scappare.

Il 21 dicembre 1975, neppure tre mesi dopo la trasferta del Perugia, toccò a Vienna entrare nel mirino. Un commando composto da militanti tedeschi della Raf e palestinesi del Fplp, guidato dal famigerato “Carlos”, la Primula rossa del terrorismo internazionale, uccise tre persone e ne prese in ostaggio 81, fra cui 11 ministri del petrolio dei paesi dell’Opec. L’eclatante operazione finì con la fuga dei terroristi da Vienna a bordo di un aereo messo a disposizione dal governo austriaco e la liberazione dei passeggeri due giorni dopo in Algeria.

“A noi non dissero nulla, non ci accorgemmo diniente”, racconta oggi Pierluigi Frosio, che fu il capitano dei Grifoni nel periodo migliore della loro storia. “Per quel viaggio in Austria qualcuno, tra cui il sottoscritto, si fece accompagnare dalla propria moglie. Forse ci tennero all’ oscuro per non spaventarci e poi capirono che il portare i baffi non era motivo sufficiente per accusarci di terrorismo”.
Tutto bene quel che finisce bene, insomma. Meno l’avventura europea del Perugia. Il 2-1 in trasferta contro l’Austria Vienna restò infatti l’unica vittoria. Nelle restanti tre partite i biancorossi racimolarono solo un pareggio e chiusero all’ ultimo posto del girone quella prima partecipazione alla Mitropa Cup.

Emanuele Gatto