La voce di Bruno Pizzul nella diretta Rai del 26 giugno 1991 a Cosenza non la dimenticherà mai nessuno. Quella telecronaca la conosce a memoria persino chi non era ancora nato. Si giocava a Pescara lo spareggio per rimanere in serie B, si affrontavano Cosenza e Salernitana, due tifoserie caldissime ed estremamente rivali.

Al sesto minuto del primo tempo supplementare, come in una favola, Gigi Marulla con un balzo scarica in rete il pallone che regala la permanenza in cadetteria ai lupi. L’avvenimento a Cosenza è seguito come una finale di Champions League, quel gol fa vibrare i palazzi, quel ragazzo di Stilo da quel momento in poi sarà l’idolo indiscusso di una intera provincia. In occasione del Centenario del Cosenza Calcio ricordava così lo spareggio:

“Prima di partire quattro vecchietti vennero a salutarmi mentre salivo sull’autobus dicendomi ‘la Calabria è una terra amara, Cosenza è una città amara, non farci perdere questa categoria’”.

Gioca da protagonista la storica stagione 1994-’95 in serie B con Alberto Zaccheroni in panchina. Quella squadra viene ancora ricordata come “il Magico Cosenza”. Una salvezza conquistata con il bel calcio e con i gol di Marco Negri, l’esperienza di Gigi Marulla, i piedi buoni di Enrico Buonocore. Un traguardo storico raggiunto con l’handicap di 9 punti di penalizzazione.

“Per me non si è mai trattato di una partita di calcio, quando scendevo in campo per me era una missione: difendere la città e i suoi colori. Ci davano sempre per spacciati, ma ogni anno puntualmente ci salvavamo rimanendo nella stessa categoria”.

Rimane a Cosenza fino alla stagione 1996-’97. Nella penultima giornata di campionato a Padova, al 90’ segna il suo ultimo gol in rossoblù. E’ un gol che porta il Cosenza in vantaggio e fa sperare in un altro miracolo, nell’ennesima salvezza. Il sogno svanisce in pieno recupero, al 95’ Lantignotti pareggia, il Cosenza è in serie C. Si chiude un’epoca, Marulla a 34 anni saluta il San Vito e regala i suoi ultimi gol al Castrovillari sui campi polverosi della serie C2. In carriera ha vestito anche le maglie di Acireale, Genoa ed Avellino, ma a Cosenza ha scritto la storia: detiene i record di presenze (330) e gol (91), in 11 stagioni passate a faticare tra campi di provincia e stadi blasonati, con compagni di reparto come Michele Padovano e Cristiano Lucarelli.

Dopo qualche esperienza da allenatore (anche a Cosenza) aveva deciso di dedicarsi ai più piccoli, costituendo e gestendo una scuola calcio nel quartiere più popolare di Cosenza. Nel 2009 in seguito ad una partita da lui organizzata all’interno del carcere di Cosenza dichiarava:

“Mi sono commosso quando i detenuti nel vedermi hanno inneggiato al mio nome, come i tempi in cui giocavo, e poi quando sono ritornati in cella, quello è il momento più brutto che ti fa comprendere cosa significa essere libero. Purtroppo a tutti può capitare di sbagliare”.

 

 

Gigi Marulla se ne è andato il 19 luglio del 2015 a 52 anni in seguito ad un malore, di domenica, il giorno che a Cosenza è indiscutibilmente “du palluni”, nel giorno in cui regalava le sue prodezze, nell’anno del primo trofeo nazionale conquistato dal Cosenza Calcio. Acclamato in maniera indiscussa da una tifoseria che raramente idolatra i suoi calciatori e che è abituata a soffrire le pene dell’inferno. Gli verrà intitolato lo Stadio San Vito.

 

Enrico Tricarico