Se uno scappa dal paradiso fiscale degli evasori significa due cose. Uno: gli danno la caccia perché l’hanno scoperto. Due: in quel posto ci è nato. Mario Frick nel Liechtenstein modestamente ci nacque. 

Capitano della nazionale del Liechtenstein

Per questo decise di andarsene da questa Svizzera formato mignon dove c’è molto verde, molte banche e molti impianti sciistici, non necessariamente in quest’ordine. Lì nel Liechtenstein una persona su quattro lavora in banca, e poi va a sciare. Avanti così, più o meno tutta la vita. Con molto verde attorno ad addolcire i sacrifìci, chiaro.

Nell’Arezzo

Mario Frick si sottrasse a questo dorato destino, e ne scelse un altro. A sedici anni decise: giocherò a calcio. Lo decise fra l’ilarità generale, mentre gli amici figli di banchieri scendevano elegantemente in slalom sopra le nevi di Vaduz. Giocare a calcio nel Liechtenstein sarebbe stato assurdo. Meglio la Svizzera, era più vicina e poi c’era uno zio che aveva i contatti giusti. Fu in Svizzera che Frick cominciò la sua carriera da fricchettone alternativo. San Gallo, Basilea, Zurigo.

Poi a ventisei anni, quando mai se lo sarebbe aspettato, la svolta. Lo prese l’Arezzo, serie C italiana. Tito Corsi lo vide far gol alla Germania in un 8-2 (per I tedeschi, of course) e tanto bastò a cambiargli la vita.  Frick parlava quattro lingue, con una sospetta predilezione per il francese visto che battezzò i figli Yannick e Noah, come il tennista. In italiano sapeva dire solo “ciao”, e ogni tanto pure si sbagliava. Il vicepresidente dell’Arezzo, Polidori, ebbe un’idea geniale: lo iscrisse al Cepu e, visto che il tipo si prestava, gli fece fare il testimonial, alla faccia di Del Piero. La faccia di Frick girò pe

r mesi sugli autobus di Arezzo.

Con la maglia del Siena

Il primo, l’unico e probabilmente ultimo centravanti del Liechtenstein che non cercò soldi ma felicità in Italia, rimase nei nostri campionati parecchi anni, sempre in squadre di medio cabotaggio, senza mai incantare, senza mai fallire. La vie c’est fantastique, quando segna Mario Frick, gli intonavano in coro a Verona.

Mario Frick non fu banchiere, odiò la neve, snobbò le banche. Fu felice. E fu calciatore, fino alla tenera età di 41 anni. Il migliore del Liechtenstein, quello con più presenze (125) e quello con più gol (16).

Furio Zara