Anno 2015. È bastato un pareggio con il Bari per agguantare il traguardo con quattro giornate d’anticipo. La notizia fa il giro del mondo: il piccolo Carpi è promosso in serie A.

“Se sale il Carpi, fra due o tre anni non abbiamo più una lira dai diritti televisivi”, si lasciò scappare pochi mesi prima Claudio Lotito, presidente della Lazio, rifondatore del calcio a Salerno e uomo forte in Lega calcio e Figc, nella famosa telefonata registrata da Pino Iodice, dg dell’Ischia Isolaverde. La missione che sembrava impossibile, invece si è avverata.

La storica “rosa” della storica promozione in A

Del fatto straordinario, più che la stampa sportiva se ne sono occupati i media finanziari di tutto il mondo. C’è stata la corsa a spiegare come abbia potuto realizzarsi il sogno del Carpi: dominare il campionato di serie B, venire promosso nella massima categoria, ma soprattutto – in termine di bilanci – facendo come si suol dire “le nozze con i fichi secchi”.
Venne definita l’impresa low cost. La promozione del club in provincia di Modena era costata solo 100mila euro spesi in cartellini in estate e un monte ingaggi complessivo da 2,5 milioni. Cifre che fanno gridare al miracoloso fuori programma.

I tifosi

Il Carpi, infatti, era stato originariamente allestito per una tranquilla salvezza: taglio del budget, nessuna spesa pazza e massima attenzione ai conti. Ma l’intuizione del ds Cristiano Giuntoli, accompagnato da quel pizzico di fortuna che non guasta mai, ha cambiato i piani: tante scommesse azzeccate e la scelta di scegliere un allenatore specialista in promozioni, ora arrivate a nove, Fabrizio Castori.

Mister Fabio Castori


Un’altra lettura tecnica dell’impresa è stato il percorso netto – 26 punti su 30 – nel proprio stadio “Sandro Cabassi” nel girone d’andata. È stato in quel momento che è iniziata la fuga poi trasformatasi in marcia trionfale, dove anche la “corazzata” Bologna ci ha rimesso le piume.

Carpi
Carpi (3)

Venne subito spontaneo fare il paragone con quello che forse è stato e rimane il più illustre cittadino di Carpi, Dorando Pietri: ebbene, la squadra di calcio ha fatto meglio di lui, non è crollata sul più bello. Pietri infatti, ai Giochi Olimpici londinesi del 1908, aveva tagliato per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l’avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell’aiuto fu squalificato e perse la medaglia d’oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell’atletica leggera.

Uno dei primi loghi del Carpi apposto su una divisa degli anni 1970


La promozione nel grande calcio è giunta dopo 106 anni complessivi di vita e i 15 di rinascita, causa fallimento nel 2000, del club.
Ma cosa c’è stato alla base di questo enorme risultato? Fuori dal campo c’era una società basata su un groviglio armonioso di imprenditori locali operanti nella maglieria: i proprietari Stefano Bonacini e Roberto Marani, titolari del marchio “Gaudì”, hanno convissuto tranquillamente con il presidente azionista di minoranza Claudio Caliumi, patron della griffe di moda femminile “Marilena”, e con lo sponsor “Blumarine” della famiglia Tarabini.

Il Carpi negli anni Settanta


In campo abbiamo visto una squadra piena di elementi che si sono rivelati utilissimi e funzionali alla causa: dal bomber nigeriano Jerry Mbakogu all’ala goleador Antonio Di Gaudio, passando per l’attaccante pescato nei dilettanti Kevin Lasagna, il capitano Filippo Porcari e il portiere brasiliano Gabriel (Gabriel Vasconcelos Ferriera è il nome completo), in prestito dal Milan.


Unico neo di un campionato che certamente verrà ricordato per sempre, è stata la positività per la presenza un metabolita della cocaina, riscontrata a Fabio Concas in un controllo antidoping al termine del derby d’andata con il Modena. Il giocatore ha però risolto immediatamente il contratto.