È stata riesumata, al cimitero di Boccaleone di Argenta (Ferrara) la salma di Donato “Denis” Bergamini, il giocatore del Cosenza la cui morte, avvenuta il 19 novembre del 1989 a Roseto Capo Spulico (Cosenza), venne attribuita a un suicidio. «Quello che è stato fatto oggi doveva essere stato fatto tanti anni fa», ha dichiarato Donata Bergamini, la sorella di Denis che, da anni, si batte per chiedere la riapertura del caso. La salma è stata trasportata all’ospedale di Ferrara dove è stata sottoposta agli esami autoptici. La decisione della riesumazione è stata presa dal Gip del Tribunale di Castrovillari, Teresa Riggio, che nel corso dell’incidente probatorio svoltosi nelle scorse settimane, ha accolto la richiesta della procura che ha riaperto l’inchiesta sulla morte di Bergamini, archiviata, a suo tempo, come suicidio.

 

 

La procura mette in dubbio che la morte di Denis, travolto da un camion in transito lungo la statale 106 Jonica, sia stato un suicidio come finora si è ritenuto, ma ipotizza che «si tratti di un omicidio». Nella nuova inchiesta sulla morte di Bergamini sono indagati l’allora fidanzata del giocatore, Isabella Internò, e l’autista del camion che investì il calciatore, Raffaele Pisano. Donato “Denis ”Bergamini , quel 18 novembre 1989 fu “suicidato”. Cioè ammazzato.

 

 

L’ex calciatore e investigatore Carlo Petrini, scomparso, intuì che il ragazzo 27enne era già morto, quando un autocarro Fiat Iveco in transito gli passò sopra due volte, avanti e in retromarcia. La fidanzata del calciatore e il camionista che investì Bergamini sono stati indagati per omicidio premeditato.

 

 

La versione ufficiale parlò di un Bergamini che, scattando dalla piazzola di sosta, si buttò sotto un camion dopo aver gridato «Ti lascio il mio cuore» alla fidanzata Isabella Internò, unica presenza certa al momento del decesso con l’allora 51enne Raffaele Pisano, autista del mezzo pesante. Bergamini avrebbe chiesto a Isabella di accompagnarlo in Brasile o alle Hawaii: di abbandonare con lui l’Italia, perché stanco di quel mondo. La Internò si rifiutò, da qui il «gettarsi a pesce» sotto il camion. Se Petrini intuì la dinamica, sbagliò però il movente. Non un omicidio legato al calcioscommesse o al traffico di droga, ma un delitto passionale o d’onore. Una banale morte privata, a questo sembra essere giunta la procura di Castrovillari, che ha iscritto nel registro degli indagati le due persone.

 

 

Il caso, pieno di incongruenze, morti sospette (due magazzinieri-factotum del Cosenza che dicevano di sapere tutto: scomparsi il 3 giugno 1990 in un incidente stradale sulla stessa statale 106) ed errori marchiani, è stato riaperto grazie alla tenacia della famiglia Bergamini e all’avvocato Eugenio Gallerani. Numerosi i punti oscuri: il comportamento della Internò, che prima di chiamare i soccorsi telefonò a Gigi Simoni (tecnico del Cosenza) e Francesco Cora. Bergamini era già morto quando fu investito per inscenare il finto suicidio.

Sulla vicenda recentemente il giornalista Emanuele Giulianelli ha intervistato Gigi Simoni (omonimo del tecnico, foto sotto), ex portiere del Cosenza, compagno di squadra e di stanza di Bergamini dal 1985 al 1989.

Lei che idea si è fatto sulla morte di Denis?

«La mia idea è quella suffragata dalle prove: evidentemente qualcuno, quando ha saputo dell’aborto (avvenuto a Londra pochi mesi prima, ndr) di Isabella, ha voluto in qualche modo punire Denis, senza agire in maniera molto pulita, pensando di essere coperto da qualcuno. Qualche copertura deve esserci stata per forza, visto che le prove di cui si parla oggi erano a disposizione già all’epoca dei fatti. Ma nessuno, fino a oggi, ha mai avuto il coraggio di andare fino in fondo a questa storia».

Lei è la persona che aveva presentato Isabella Internò a Denis. Cosa pensa di questa persona?

«Io sono convinto che lei, a modo suo in maniera possessiva, gli abbia voluto bene e che, se ne avesse avuto la possibilità, lo avrebbe salvato in qualche modo. Evidentemente ciò che è accaduto non è dipeso solo da lei. Io non ho mai considerato Isabella come un pericolo per Denis: ma, evidentemente mi sono sbagliato».

Quindi si è trattato di un movente passionale?

«Secondo me sì, perché escludo categoricamente che lui sia entrato in giri loschi come quello della droga o del calcioscommesse. Per chi, come me, lo conosceva molto bene, queste sono ipotesi che fanno anche ridere, perché Denis non fumava e non amava perdere neanche le partitine di allenamento o di calcio tennis tra noi. Escludo quindi categoricamente che sia entrato in qualche giro brutto e sia stato fatto fuori per questo motivo».

Mario Bocchio