Bertuzzo non era un fenomeno, ma è diventato l’idolo della curva atalantina
Dic 1, 2022

Aveva i baffi da sparviero, un sinistro educato e un fisico non proprio da corazziere per uno destinato a fare a sportellate in area di rigore. Il 23 febbraio 2014 Ezio Bertuzzo se n’è andato per sempre, nella sua Torino, a soli 61 anni, stroncato da un male incurabile. Non era un fuoriclasse ma aveva conquistato i cuori dell’Atalanta, club con cui ha realizzato 33 gol in 150 partite in nerazzurro con il record di 13 reti nel campionato di serie B 1976-‘77. Bertuzzo era cresciuto nel Torino, ma non ha mai esordito in campionato con i granata, ed era approdato all’Atalanta dopo tre tornei di serie B con il Brescia e uno di serie A con il Bologna. Si è ritirato nel 1983 dopo una stagione con l’Asti in serie C2.

Bertuzzo nel Brescia

Come detto, Bertuzzo non era un fenomeno e non ha segnato valanghe di gol (storico quello dell’altrettanto storica vittoria atalantina di Genova contro il Cagliari nella serie di spareggi per la serie A), ma ha conquistato la tifoseria nerazzurra come pochi altri giocatori nella centenaria storia del club bergamasco.

Bertuzzo con la maglia del Bologna

Partito dalle categorie inferiori in società piemontesi dove sfiorò la promozione in C, riuscì ad emergere grazie al trasferimento al Brescia, società con la quale disputò tre campionati di serie B, durante i quali seppe mettersi in luce meritandosi il trasferimento al Bologna in serie A.

Alcune istantanee della carriera di Bertuzzo con la maglia dell’Atalanta

Dopo un solo anno ritornò in serie B, questa volta all’Atalanta, dove disputò un ottimo campionato, risultando determinante per la promozione della squadra bergamasca nella massima serie. La favola di Ezio Bertuzzo all’Atalanta dura una sola stagione, la magica stagione 1976-‘77 quella della promozione in serie A, ottenuta dopo lo spareggio di Marassi contro il Cagliari di Virdis. Segna 13 gol e per il pubblico bergamasco diventa un idolo. Per lui è stato inventato il nomignolo di Ezio-gol.

Poi si ritrova lui a Cesena indifferente, e Bergamo infelice di averlo ceduto. Viene ripreso dall’Atalanta ma fu un errore perché rimase per cinque anni, uno peggio dell’altro segnando in tutto 14 gol. Dopo l’esperienza con l’Asti, in serie C2 nel 1983, poi andò in serie D a Crotone vincendo il campionato. Continuò la carriera nelle serie minori giocando con il Pinerolo e la Saviglianese, prima in Promozione (che vinse) e poi in Interregionale. Chiuse con il calcio giocato nel Saluzzo (Promozione piemontese) realizzando, tra il 1988 e il 1990, 54 presenze e 19 reti.

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